RICCARDO STIMOLO

Intervista a Riccardo Stimolo che, dopo l’esperienza ad Amici 25, ha pubblicato il suo primo Ep Dentro Diluvia. Un progetto che non rappresenta soltanto una raccolta di canzoni, ma un vero e proprio autoritratto emotivo, capace di raccontare fragilità, paure, crescita personale e consapevolezze maturate negli ultimi mesi.

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Classe 2006, originario di Malnate, in provincia di Varese, Riccardo si presenta oggi con una maturità sorprendente e con la volontà di mettere la propria storia al centro della musica. All’interno di “Dentro Diluvia” convivono i brani che hanno accompagnato il suo percorso televisivo e nuove canzoni nate dall’esigenza di raccontarsi senza filtri, trasformando emozioni e vissuti personali in parole e melodie.

Nell’intervista il giovane cantautore ha parlato della scrittura, della scoperta della propria identità artistica, del rapporto con il pubblico e di quel bisogno autentico di cantare che, oggi più che mai, rappresenta il motore della sua musica.

Intervista a Riccardp Stimolo, l’Ep d’esordio “Dentro diluvia”

“Dentro Diluvia” è il tuo primo EP. Che significato ha per te questo progetto nel tuo percorso artistico?

Rappresenta l’inizio di tutto. Ma soprattutto rappresenta me. Credo che ogni mia sfaccettatura sia presente all’interno di questo lavoro. Ci sono canzoni che ho scritto personalmente e alle quali sono profondamente legato, ma ci sono anche i brani che fanno parte del percorso vissuto ad Amici, un’esperienza fondamentale che mi ha insegnato moltissimo sia artisticamente che umanamente. Per questo motivo considero “Dentro Diluvia” qualcosa di estremamente prezioso. Lo guardo ancora con gli occhi di un bambino che trova un regalo sotto l’albero di Natale: provo stupore, gratitudine e una grande emozione ogni volta che ci penso.

L’EP affronta temi come emozioni, relazioni e conflitti interiori. Qual è il filo emotivo che unisce tutte le tracce?

Se dovessi individuare un elemento comune direi senza dubbio l’emozione. È il denominatore che attraversa ogni canzone. Tutti i brani, anche quelli apparentemente più leggeri, nascono da qualcosa che ho sentito davvero. Penso a “Gira”, per esempio: musicalmente è un pezzo più estivo e immediato, ma racconta comunque una relazione fatta di continui ritorni, di attrazione e allontanamenti. Situazioni che consumano energie e che inevitabilmente coinvolgono la sfera emotiva. In fondo ogni traccia dell’EP racconta una parte diversa della mia sensibilità.

Quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra il Riccardo conosciuto dal pubblico attraverso Amici e quello più intimo che emerge nelle canzoni?

In realtà non ho mai vissuto questa distinzione. Il Riccardo che il pubblico ha visto sul palco di Amici è lo stesso che viveva nella casetta, ed è lo stesso ragazzo che oggi si trova a casa propria. Non ho mai sentito il bisogno di costruire un personaggio. Sicuramente il percorso mi ha fatto crescere, ma la mia autenticità è rimasta la stessa. Credo che molte persone abbiano apprezzato proprio questo: il fatto che io sia entrato nel programma esattamente per come sono e ne sia uscito senza snaturarmi.

Nei brani che hai scritto personalmente quanto c’è di autobiografico?

Direi il cento per cento. Sia “Dentro Diluvia” che “Binari Diversi” nascono direttamente dalla mia esperienza personale. È vero che chi ascolta può riconoscersi in quelle storie, ma il punto di partenza è sempre qualcosa che ho vissuto io. Non ho inventato nulla. Ho semplicemente raccontato la mia realtà, le mie emozioni e le mie ferite. Se poi le persone riescono a ritrovarsi in quelle parole, significa che probabilmente abbiamo condiviso sentimenti simili.

Scrivere queste canzoni ti ha aiutato a scoprire qualcosa di nuovo su te stesso?

Assolutamente sì. La prima scoperta è stata rendermi conto di essere capace di scrivere una canzone. Prima di Amici non avevo mai affrontato seriamente un percorso di scrittura. Le sessioni che hanno portato alla nascita di “Binari Diversi” e soprattutto di “Dentro Diluvia” sono state esperienze incredibili. Quest’ultima canzone, tra l’altro, non era nemmeno prevista inizialmente nel progetto. È nata come uno sfogo personale, senza alcuna strategia. Poi ci siamo resi conto che racchiudeva talmente bene ciò che stavo vivendo da diventare il cuore dell’intero EP. È stata una sorta di liberazione emotiva e, proprio per questo, meritava di diventare la focus track e dare il titolo al progetto.

Oggi ti senti più cantautore o interprete?

Se me lo avessi chiesto prima di Amici, probabilmente avrei risposto interprete. Oggi invece mi sento sempre di più un cantautore che usa la propria voce per raccontare emozioni personali. Il percorso nella scuola mi ha dato il coraggio di mettere nero su bianco le mie esperienze e di trasformarle in canzoni. Ho scoperto quanto sia importante trovare parole semplici ma efficaci per esprimere emozioni profonde. In “Dentro Diluvia”, ad esempio, canto: “Conosco il peso di ogni lacrima caduta”. È una frase che per me ha un significato enorme perché riesce a raccontare un dolore senza bisogno di grandi artifici. Lavorare con autori come Critical mi ha aiutato proprio a questo: trovare la forma migliore per esprimere quello che avevo dentro.

La tua voce è spesso definita intensa e riconoscibile. Come hai imparato a gestire l’interpretazione e le sfumature?

Attraverso lo studio. Prima di entrare ad Amici cantavo molto d’istinto. Probabilmente utilizzavo la voce in maniera meno consapevole. All’interno della scuola ho avuto la possibilità di lavorare con professionisti straordinari che mi hanno insegnato come gestire lo strumento vocale, come utilizzare diverse sfumature, come affrontare note più alte o più basse e come interpretare in modo più efficace. Non mi considero ancora un cantante arrivato, ma sicuramente oggi possiedo una consapevolezza che non avevo quando ho iniziato questo percorso.

Quanto hai partecipato alle scelte produttive dei brani?

Per quanto riguarda i brani nati durante Amici, le produzioni erano già strutturate. Diverso è stato il discorso per le canzoni scritte da me. In quei casi sono partito da idee molto precise. Ad esempio, entrando in studio dicevo ai produttori quale atmosfera volevo ottenere, magari partendo da un pianoforte o da una determinata sensazione sonora. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti molto forti come Isimo e Jeremy, ai quali ho lasciato grande libertà creativa. Avevo l’ultima parola sul risultato finale, ma spesso le loro intuizioni mi convincevano immediatamente.

C’è qualcosa della tua personalità artistica che il pubblico non ha ancora scoperto?

Credo che chi mi ha seguito ad Amici abbia visto davvero chi sono. Non penso di aver nascosto aspetti particolari del mio carattere. Quello che vorrei fare in futuro è approfondire ulteriormente alcune sfumature e svilupparle meglio. La mia necessità di cantare nasce prima di tutto da un bisogno personale. Io ho bisogno di raccontarmi e di trasmettere emozioni. Quando una persona percepisce questa esigenza autentica, il messaggio arriva in maniera più forte.

Come sei riuscito a mantenere la tua autenticità in un contesto televisivo così esposto?

Credo dipenda molto dalla persona. Se sei autentico nella vita, continui a esserlo anche davanti alle telecamere. Ricordo perfettamente il momento in cui mi hanno comunicato la possibilità di entrare ad Amici: stavo lavorando su un tetto a installare pannelli fotovoltaici. Mi si illuminarono gli occhi come quelli di un bambino. Ho cercato di conservare quella purezza e quella gratitudine per tutta l’esperienza. Molto lo devo anche all’educazione ricevuta dai miei genitori, che mi hanno insegnato a rimanere sempre me stesso.

Sei originario della provincia di Varese, un territorio che non sempre offre grandi opportunità musicali. Quanto ha influito sulla tua crescita?

Io non ho mai studiato canto in modo tradizionale. Ho iniziato quasi per caso, grazie anche a mia madre che cantava. È vero che nella provincia di Varese il mondo musicale non è particolarmente sviluppato. Per questo considero una fortuna avere come punto di riferimento una persona come Fabio Lacqua, che è mio cugino. È un autore e un professionista che stimo enormemente. Non abbiamo mai parlato molto di tecnica vocale, ma oggi può rappresentare una figura preziosa per orientarmi in un ambiente che fino a poco tempo fa mi era completamente sconosciuto.

Qual è stato il commento ricevuto dopo l’uscita dell’EP che ti ha emozionato di più?

Leggere i messaggi delle persone che si sono commosse ascoltando “Dentro Diluvia”. Per me era una sorta di prova del nove: era la prima volta che mostravo una parte così personale attraverso una canzone scritta da me. Sapere che qualcuno si è riconosciuto in quelle parole e che quelle emozioni sono arrivate davvero è stato il complimento più grande che potessi ricevere.

Guardando al futuro, quali territori musicali vorresti esplorare?

Mi piacerebbe molto approfondire una dimensione più acustica e cantautorale. Sono cresciuto ascoltando artisti come Ultimo e i Modà, canzoni molto sentite, emotive e sincere. Mi affascina quel modo di raccontare le emozioni. Allo stesso tempo sto ancora cercando la mia identità definitiva. Una cosa però la so: nelle mie canzoni mi piace raccontare la fragilità. Non ho paura di mostrarmi vulnerabile. Spesso mi metto dalla parte di chi soffre, della parte ferita della storia. È una dimensione che conosco e che sento profondamente mia.

Se ci incontrassimo tra un anno, quale traguardo vorresti aver raggiunto?

Mi piacerebbe aver realizzato il mio primo vero concerto. Ma prima servono le canzoni, servono il lavoro e la crescita. Credo molto nella gavetta. Uscire da un programma come Amici è soltanto l’inizio. Se vuoi costruire qualcosa di concreto e duraturo devi lavorare ogni giorno. Per questo il mio obiettivo non è la fretta, ma la solidità. Vorrei sentirmi più affermato come artista, con un’identità ancora più definita e con un posto sempre più stabile all’interno di questo mondo.

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