Samuela

Intervista a Samuela, che dopo quasi due anni torna con Terra Lieve, il nuovo singolo, brano che è prima di tutto un confronto con se stessa.

Il viaggio raccontato nel brano diventa così la metafora di una condizione esistenziale. Un treno pieno di persone, un movimento continuo che però non coincide necessariamente con l’andare avanti. Si attraversano luoghi, si accumulano pensieri, si resta stretti dentro schemi conosciuti, mentre la sensazione di fondo è quella di essere ancora fermi nello stesso punto.

Samuela guarda proprio a quel paradosso: il desiderio di una vita diversa e, allo stesso tempo, la paura di fare davvero quel passo che potrebbe renderla possibile. Perché uscire dai propri schemi significa anche rinunciare a una parte delle proprie certezze, mettere in discussione ciò che si conosce e accettare di non sapere dove porterà una nuova strada.

«Se vuoi fare davvero la rivoluzione, devi prima diventare consapevole di tutto ciò che, dentro di te, continua ad alimentare le stesse guerre contro cui scendi in piazza. Quanto odio porti con te, ogni giorno? E quanto, invece, sei disposto a lasciare andare di te stesso per fare spazio a qualcosa di immensamente più grande?», si chiede Samuela.

La rivoluzione di cui parla Samuela è allora qualcosa di molto più intimo. Non riguarda soltanto ciò che si vorrebbe vedere cambiare nel mondo, ma la disponibilità a guardarsi davvero, riconoscere ciò che ci appesantisce e domandarsi quanto siamo davvero disposti a lasciare andare.

“Terra Lieve” prende forma proprio nel momento in cui ci si accorge che continuare a percorrere lo stesso sentiero non può condurre altrove. E che, per trovare una direzione diversa, a volte è necessario smettere di cercare risposte fuori e iniziare a muovere qualcosa dentro. Crollare può essere parte del percorso. Perdere l’equilibrio può essere il prezzo necessario per smettere di restare immobili. E lasciare andare qualcosa non significa necessariamente perdere, può significare creare lo spazio perché qualcosa di nuovo possa arrivare.

Intervista a Samuela

1. Samuela, “Terra Lieve” è il tuo nuovo singolo, che arriva dopo un silenzio quasi due anni. Da quale esigenza musicale ed emotiva nasce questo brano?

Nasce dall’esigenza emotiva di trovare un nuovo modo per affrontare quello che sta succedendo nel Mondo, nasce dall’esigenza musicale di sperimentare sonorità diverse che ho sempre ricercato dall’inizio del mio percorso, ma che hanno trovato realizzazione solo in questo brano. 

2. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che questa canzone doveva diventare il tuo ritorno discografico?

Quando ho compreso la ribellione interna di cui parlo nel brano, quando ho compreso che è quel coraggio che voglio portare nelle mie azioni di tutti i giorni e quindi anche e soprattutto nella mia musica. 

3. Il titolo “Terra Lieve” accosta due parole che sembrano quasi in contrasto: la terra richiama qualcosa di concreto, solido, mentre la leggerezza suggerisce il bisogno di liberarsi da un peso. Come è nato questo titolo e quale significato assume all’interno della canzone?

Siamo fatti di Terra (corpo) e siamo fatti di una materia più sottile, più lieve appunto, che unisce noi e per quanto possiamo farne o meno esperienza anche tutto quello che tocchiamo e vediamo. Il titolo nasce dall’ unione di queste due energie che ci abitano e con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni.  All’interno del brano la parte più Lieve trasforma la Terra, chiede alla terra il coraggio di buttarsi, di morire a sé stessa e di rinascere con una nuova consapevolezza, un nuovo modo di viversi e di vivere le cose. 

4. Nel brano il viaggio in treno diventa la metafora di una condizione esistenziale: ci si muove continuamente, ma non sempre si ha la sensazione di andare davvero avanti. Come hai trasformato questa immagine in musica?

Sicuramente tutta la parte delle percussioni è volta a dare questo senso di viaggio interminabile, sì. A un certo punto diventano ipnotici un po’ come appunto il suono delle ruote sulle rotaie. 

5. Nel tuo racconto parli di una rivoluzione che deve cominciare da dentro, attraverso la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie contraddizioni. Quanto è importante per te che una canzone non si limiti a raccontare un’emozione, ma riesca anche a mettere in discussione chi la scrive e chi la ascolta?

Per me questo è il motivo per cui scrivo, è tutto. Io scrivo per mettermi in discussione, per capire qualcosa di me stessa e una volta che ho scoperto qualcosa lo propongo a chi ascolta. 

6. Il tuo percorso musicale è influenzato da artiste e artisti molto diversi, da Florence and the Machine a Elisa, Levante, Franco Battiato e Zaz. Quali di queste influenze senti più presenti oggi nella tua scrittura e quali, invece, hai imparato a trasformare per costruire una voce sempre più personale?

Mi piace vedere le mie influenze artistiche come dei dialoghi, ogni tanto mi soffermo su dei brani o degli artisti che hanno qualcosa da suggerirmi. All’interno di tutti questi dialoghi in realtà faccio fatica da dentro a capire chi mi ha suggerito cosa. Sicuramente la scrittura semplice ma densa di significati di Battiato mi ha suggerito come esporre la complessità che sento in modo che sia comprensibile a chi ascolta, i giochi elettronici delle ultime produzioni di Levante mi hanno incoraggiata ad addentrarmi finalmente in un mondo che un po’ temevo.

7. La tua formazione comprende lo studio del canto, della chitarra acustica e della composizione. Quando nasce una nuova canzone, qual è il tuo punto di partenza abituale? Prima arriva il testo, magari sotto forma di una frase o di una domanda, oppure è la musica a suggerirti le parole e l’atmosfera del brano?

Dipende molto dai brani, in questo caso le cose sono nate insieme e sono evolute insieme. C’è stata una prima stesura di testo e melodia e una prima produzione che però non mi convinceva fino in fondo e quindi mi sono presa del tempo per rivedere il testo e la melodia del brano aiutata anche da Paolo Piermattei e per trovare appunto suoni giusti che rendessero quello che volevo trasmettere con questo brano, presa per mano da Silvia Vavolo che ha fatto questa produzione di cui sono davvero felice.

8. “Terra Lieve” segna il ritorno dopo un periodo piuttosto lungo senza nuove pubblicazioni. In questi quasi due anni è cambiato il tuo modo di scrivere, di interpretare la voce o di rapportarti alla musica? Che cosa senti di aver lasciato alle spalle e che cosa, invece, hai portato con te in questo nuovo singolo?

Sì assolutamente, in questi due anni ho cambiato molto il mio approccio alla scrittura. Prima era molto impulsivo e avevo anche paura a mettere mano al testo per paura di perdere la genuinità di quello che volevo dire, adesso ho imparato ad accompagnare molto di più sul foglio quello che vivo. Anche con l’interpretazione ho imparato un po’ a uscire da me per entrare in quello che mi chiede il brano. Sicuramente mi sono lasciata dietro un po’ di rigidità e di limiti personali che impedivano di vedermi più libera di sperimentare, sbagliare anche e vedere la mia parte creativa con più curiosità e meno critica. 

9. Nel 2024 hai pubblicato “Mostro”, con cui hai vinto il Premio Meeting di Rimini. Guardando il percorso che ti ha portata da quel brano a “Terra Lieve”, quali differenze riconosci nella tua identità artistica? C’è un tema, una sonorità o un modo di raccontarti che oggi senti più vicino alla Samuela che vuoi essere?

Da Mostro è cambiata la sonorità, meno da cantautorato “classico”, sicuramente anche il modo di scrivere più terra – terra. Nei prossimi progetti rimarrà il tema dell’evoluzione oltre l’emozione e sento di volere portare avanti l’esplorazione di queste sonorità elettroniche mescolate a dare risalto alla parte strumentale. 

10. La tua musica nasce dall’incontro tra emozione e ricerca interiore, con il desiderio di lasciare a chi ascolta una domanda o un messaggio. Come trovi l’equilibrio tra il bisogno di essere sincera e quello di lasciare spazio all’interpretazione del pubblico? Preferisci che una canzone venga compresa nel modo in cui l’hai immaginata o che ciascuno possa attribuirle un significato diverso?

Questo è un grandissimo tema! Devo dire che io di proposito ometto dei piccoli dettagli nei miei testi che non ne compromettono il senso ma che lasciano un po’ di libera interpretazione a chi ascolta. Però ammetto che quando ci sono interpretazioni che si discostano, a volte anche di molto, da quello che intendevo, in primis metto in discussione io e quello che ho scritto, un po’ ci rimango male, ma poi accolgo anche con curiosità e meraviglia il punto di vista e l’emozione che ha fatto provare a quella persona. Alla fine penso che il bello della musica sia anche questo e poi chissà quanti testi io ho interpretato in modi diversi da quello che era il pensiero originale! 

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