Intervista a Santoianni che torna con “SUONATUTTOMALE“ (https://ada.lnk.to/santoianni; distribuito da Triggger / ADA Music Italy), il suo nuovo album, realizzato con il contributo di Nuovo Imaie.
Intervista a Santoianni, il nuovo album “SUONATUTTOMALE”
“SUONATUTTOMALE” arriva dopo un percorso molto riconosciuto dalla critica. In che momento personale e artistico nasce questo nuovo album?
In un momento di consapevolezza in cui credo di aver capito in maniera nitida cosa voglio raccontare del mondo che ho attorno e come penso di saperlo fare al meglio. Con l’album precedente “la soglia dei trenta” ho avuto il coraggio di liberarmi da un po’ di sovrastrutture e ha premiato, dandomi lo slancio per poi arrivare alla realizzazione di quest’ultimo lavoro.
Il titolo sembra una dichiarazione forte, quasi ironica. Cosa significa per te “suonare tutto male” oggi?
Per me oggi quello che suona male è ciò che succede fuori e dentro le nostre case. La società che abitiamo sembra un’orchestra di strumenti scordati che suonano tutti insieme senza saperlo fare. A questo suono disordinato e fastidioso ci siamo abituati come ci si abitua ai cattivi odori. È di questo che volevo parlare.
I singoli che hanno anticipato il disco, 11.09, REEL e Bring!, mostrano anime diverse. Che tipo di racconto complessivo tiene insieme il nuovo album?
Un racconto fortemente radicato nell’attualità e nel contemporaneo. Ho voluto fotografare la realtà senza filtri e senza edulcorare il contenuto degli scatti. Quello che è venuto fuori è un insieme complesso di distorsioni in cui però, se si guarda con attenzione, si intravede uno spiraglio di luce calda e forte che è quello che racconto in “Bring!”. Sono convinto che solo l’amore e le relazioni tra persone possono riuscire a tenere unito qualcosa che si sta sgretolando.
Dopo “La soglia dei trenta”, che era un concept molto definito, come cambia il tuo modo di scrivere e di pensare la forma-canzone?
Non cambia molto. Come dicevo credo di aver trovato il mio modo di fare canzone. Il passaggio tra il disco precedente e questo è solo di perfezionamento di una direzione che credo di aver trovato.
“SUONATUTTOLIVE” accompagna l’uscita del disco con una serie di date molto eterogenee, tra showcase e club. Che tipo di esperienza live hai costruito per questo tour?
Un live che prova ad essere pensato e costruito per essere adatto a tutti gli spazi aperti all’ascolto. Un live che mette insieme un trio di musicisti che suonano in maniera compatta, lasciando anche spazio a momenti di libertà e intimità. All’interno dello spettacolo c’è anche spazio per la lettura di alcuni racconti ispirati alle canzoni che in qualche modo riescono a dare la visione totale del mio mondo.
Cosa cambia, emotivamente e musicalmente, tra uno showcase intimo e un palco come il Locomotiv o l’Off Topic?
Sicuramente negli showcase senti lo sguardo delle persone, ne riesci a percepire le reazioni a quello che canti e a quello che dici, ma l’obiettivo che mi sono dato è quello di cercare di mantenere una coerenza totale nel modo di raccontarmi a prescindere dalla location.
Quanto il live è diventato centrale nel tuo modo di dare senso alle canzoni rispetto alla versione in studio?
È fondamentale. Oggi per me è quasi impossibile non cominciare a pensare al live fin dai primi momenti della scrittura di un album. Le canzoni prendono senso quando vengono suonate dal vivo perché è il momento in cui si manifestano mettendo in scena la cosa più vicina al momento dell’atto creativo. Per questo credo sia importante non dimenticarsi mai fin da subito che alla fine una volta uscite dovranno essere suonate dal vivo. Quello che provo a fare è pensare le versioni in studio ragionando anche alla riuscita live.
Il tour tocca città e spazi molto diversi tra loro. C’è un pubblico che senti particolarmente vicino in questo momento?
Sicuramente un pubblico pronto all’ascolto partecipativo. Sono consapevole che la mia musica e le mie canzoni necessitano di un ascolto meno liberatorio ma più concentrato. Per questo però con il pubblico si crea un legame speciale che spesso ci porta dopo i concerti a continuare il discorso davanti a una birra.
Parallelamente porti avanti “SUONATUTTOUGUALE”, un progetto di incontri nelle università. Da dove nasce l’idea di affiancare il tour musicale a questo percorso formativo?
Non è un vero e proprio confronto formativo ma una occasione di incontro e di discussione che nasce dalla mia esigenza di provare a portare le canzoni anche fuori dai classici circuiti che ne veicolano i contenuti. A mio parere per ridare centralità ai progetti è necessario riportarli anche in tutti i luoghi in cui si fa cultura. Le università penso siano lo spazio dove il fermento culturale possa ancora nascere ed evolvere.
Che tipo di dialogo si crea con gli studenti di music business e comunicazione musicale? Cosa ti interessa davvero trasmettere?
Mi interessa principalmente trasmettere la possibilità che esiste di poter fare e vivere nelle canzoni e nella musica in tanti modi diversi e non solo in quello che ci viene presentato come unica interpretazione del lavoro nella musica. Oggi fare le cose nel modo più personale possibile è il vero valore competitivo.
In un’epoca in cui la musica è sempre più contenuto, quanto è importante per te parlare anche di processo, lavoro e sostenibilità artistica?
È fondamentale riportare al centro la creatività. La musica senza una esigenza reale comunicativa non ha senso di esistere. I contenuti e il mondo della comunicazione del prodotto musica a mio parere sono fondamentali ma solo dopo aver lavorato sulla creatività e sulla produzione di qualcosa di nuovo. Fare il processo al contrario credo alla lunga non sia premiante.
Guardando al tuo percorso, dalle collaborazioni come autore fino ai premi Bindi e De André, cosa senti di aver messo definitivamente a fuoco oggi?
Penso di poter dire ad alta voce, senza passare per fenomeno, di saper scrivere bene le canzoni. Niente di più. Visto quanto lavoro e quanti anni di studio ci sono dietro, credo sia giusto che io in primis me lo riconosca.
Il tuo lavoro ha spesso dialogato con cinema, televisione e teatro. Questo nuovo album mantiene questa apertura o è più concentrato su una dimensione musicale pura?
È un disco non pensato per il luogo di destinazione ma scritto e ideato puramente per soddisfare la mia esigenza di racconto. Questo racconto però come spesso mi succede non trova spazio solo ed esclusivamente in un susseguirsi di canzoni ma anche in ulteriori angolazioni. Per esempio nei live leggo dei racconti brevi che ho scritto ispirati da alcune delle canzoni di “Suonatuttomale” trasformando il concerto in qualcosa di contaminato con altro.
Milano è il tuo punto di partenza, ma il tour è molto diffuso sul territorio. Che rapporto hai oggi con la tua città rispetto agli inizi?
Oggi la mia città assomiglia sempre meno a quella che mi faceva sentire a casa da ragazzino. Diverso è invece la mia sensazione quando vado in luoghi lontani dal luogo in cui vivo ma che spesso sanno accogliermi e capirmi in maniera diversa. Per questo cerco il più possibile di portare la mia musica ovunque e in posti molto diversi tra loro.
Se dovessi raccontare “SUONATUTTOMALE” a chi ti ha scoperto con “La soglia dei trenta”, cosa dovrebbe aspettarsi di diverso?
Sicuramente un mondo sonoro completamente diverso, costruito su elettronica portante e suoni molto meno acustici di quelli che invece sostenevano “la soglia dei trenta”. Di questo devo ringraziare Ale Bavo che ha fatto un lavoro straordinario sulla costruzione di un immaginario di suono coerente con le mie canzoni ma volto a una evoluzione di identità del progetto. Lui e Luca Lanza nella fase di composizione hanno un merito importante sulla riuscita della mia idea iniziale.
Cosa rappresenta per te questo momento: un nuovo inizio, una conferma o una messa in discussione?
Semplicemente una tappa del viaggio, che mi auguro continui.
Dopo questo lungo viaggio tra live e università, che tipo di Santoianni pensi emergerà sul prossimo disco?
Questo ancora non lo so, ma come sempre accade sono sicuro che ci sarà margine per scoprire io stesso lati nuovi della mia personalità artistica.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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