Intervista a Seltsam, giovane cantautore romano, finalista di Sanremo Giovani 2025 con il brano Scusa Mamma, diventato virale sui social.
Seltsam – che tradotto dal tedesco significa ‘inedito’ – è più di un nome per Lorenzo Giovanniello, è l’identità ben chiara di chi, con la musica, vuole davvero raccontare l’autenticità della vita e del quotidiano, senza cedere a logiche comuni.
Dopo anni di gavetta e lavoro, debutta con il singolo “Lenzuola” nel 2020. Tra i singoli rilasciati, raggiunge la viralità con “Canteremo un ritornello” dedicato agli universitari impegnati con gli esami.
Eliminato ai bootcamp di X-Factor e apprezzato a Sanremo Giovani 2025, Seltsam si racconta con trasparenza e con la sicurezza di chi è consapevole del tratto musicale percorso finora.
Intervista a Seltsam
Seltsam, la partecipazione a Sanremo Giovani 2025 con “Scusa mamma” che esperienza è stata?
È stata una bellissima esperienza, forse la più importante della mia carriera fino ad ora e in più inaspettata perché non pensavamo di entrare. Poi dopo abbiamo letto la lista e vedevo: i provenienti dai talent, quelli con la major alle spalle, chi avrebbe potuto scalzarli? Io non ho fatto nessun talent tu che non hai fatto talent, sono indipendente. Quando la mattina sono usciti i nomi ed ho letto il mio vorrei poter riferire ciò che ha esclamato il mio produttore ma non è adatto alla situazione (ride).
Però è stato bello, non ci aspettavamo di andare così avanti perché poi intervengono le realtà dell’industria che ti portano a pensare che non riesci a superare certe cose invece è stato bello ed è stato tutto naturale.
Logicamente poi è sempre una competizione, per me non c’è mai stata con gli altri partecipanti, più verso me stesso. Alla prima puntata, quando ho eliminato Jeson, poi gli ho confessato che a me il suo brano piaceva e non so come sia stato possibile che passassi. Ed è stato un po’ leitmotiv di tutto quindi è stato bello inaspettato e spero nella vita di vivere tante altre cose inaspettate, magari senza quel rimpianto finale perché poi per ogni artista l’Ariston è l’Ariston, sarebbe stato bello. Mi sarebbe piaciuto giocarmela col televoto, sono sincero, mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo.
A proposito di cose belle che possono accadere nella vita ti stai godendo una nuova versione di “Scusa mamma”…
Grazie ma il merito non è mio, il merito è del produttore senza il quale veramente non starei qui a fare musica probabilmente, perché sono entrato a 18 anni ora sono 25, lui sta per toccare quota 30, è troppo anziano! Inizialmente abbiamo registrato Scusa Mamma, nel frattempo avevamo scritto un altro brano con Galeffi, ed erano due brani papabili per Saremo Giovani: Vorrei chiamarti e Scusa Mamma. Inizialmente non volevo portare Scusa Mamma, mi hanno convinto loro, specialmente il mio produttore perché era oggettivamente era il pezzo più giusto in quel momento. Inoltre quando non sono arrivato in finale Scusa Mamma mi ha lasciato la consapevolezza che era un brano che all’Ariston non ci poteva essere, perché è un brano che non regge quel tipo di palco.
Per quale motivo?
Perché è suonato dall’orchestra e bisogna avere un sacco di rispetto per l’Ariston, quindi nel percorso sono contento. Abbiamo deciso di far uscire questa versione piano/voce perché sentivo la necessità di non registrare un brano pensando a quello che deve esserci. Le prime registrazioni non venivano e mi sono detto: “cantala come se la stessi cantando a mamma” ed è uscita la vera anima di questo brano che non gli interessa dei numeri, delle playlist, delle radio. Racchiude veramente tutto il percorso fatto fino ad ora.
Ti sei definito un cantautore che crede molto nell’ispirazione come una forma d’arte estremamente potente e centrale. Nell’industria musicale di oggi credi che questo modus operandi possa creare vantaggi, complicazioni o altro?
Il panorama musicale di oggi lo vedo molto difficile, anche perché magari io certe volte emergo perché sono forte sui social. Noi abbiamo fatto il primo milione di stream al terzo brano nel 2020 e io non avevo TikTok, non avevo un profilo. Quindi c’è stata la necessità dopo, perché Spotify non ci metteva più in playlist dato che erano cambiate poi le wave. Noi eravamo rimasti ancora leggermente con il nostro “indie romano” che spero che un domani ritorni più forte di prima, e quindi ho deciso di buttarmi anche sui social. Adesso è un mercato molto strano, io ho trovato la mia chiave nella verità, nei miei progetti molti sentono l’odore di casa, parlo di Ettore (il cane), di mia mamma, punto molto le mie fiches su questo per vedere se faccio blackjack. A me piace molto più scrivere che cantare: tra un testo scritto male o una stonatura, preferisco una stonatura, perché il mio mestiere è scrivere.
Sulla scia delle immagini ‘vicine’, “Canteremo un ritornello” per gli universitari è una hit…molti hanno empatizzato con quel brano…
Ho scritto la canzone dopo aver saltato la sessione di procedura civile perché ho fatto giurisprudenza e mi sono laureato nel 2024 e sentivo la necessità di un momento di leggerezza nonostante gli esami, perché veramente l’affronto con tematiche tranquille però in realtà non se ne leggono poche di notizie di ragazzi che fanno dei gesti estremi per un voto, per un esame. Per me era un modo di dire in modo carino ed estivo di relativizzare. Evidentemente si è percepita anche la verità ed è stato veramente apprezzatissimo.
Nella tua storia ci sono due momenti “zero”. Il primo alle elementari quando il maestro t’impedì di cantare, il secondo ai bootcamp di X-Factor in cui Jake La Furia e Gabbani dicono che non sei dirompente. Tu nonostante questo vai avanti, la tenacia è una tua cifra?
Si, penso di aver molta più tenacia che talento, sono tignoso come Gattuso a centrocampo. Alle elementari quel maestro me ne ha combinate di cotte e di crude. È stata una persona che non ho apprezzato per niente e a causa sua ormai ho la “body dismorfia” a livelli altissimi. Adesso che sto mangiando un po’ di più è la prima volta che mi guardo e sono sereno.
Per quanto riguarda X-Factor, è un contesto di talent, non lo volevo fare poi abbiamo deciso diversamente perché era un’occasione, ma io sono un cantautore e un cantautore non si inserisce bene ad un talent perché canti le canzoni degli altri e quindi quella che è la tua particolarità, ossia la tua scrittura, il tuo modo di comunicare e come canti certe cose. Ieri ho letto una recensione molto bella de “I Romantici” di Tommaso Paradiso, dove al di là delle valutazioni, il nucleo era che quel brano lo poteva cantare solo lui.
La mia voce è da sette, sei e mezzo, perché sono tendenzialmente intonato quando non ho l’ansia però poi alla fine non è niente che ti fa alzare dal divano. Gabbani ha detto non sono prorompente però per me in un cantautore bisognerebbe valutare altro. Però la televisione è la televisione, la musica è un’altra cosa.
In realtà comunichi molta autostima in questo racconto. È frutto degli anni che raccontavi prima?
Sono convinto che il duro lavoro ti paghi sempre. Faccio una metafora calcistica: han sempre detto che Cristiano Ronaldo è una persona presuntuosa in realtà è semplicemente sicuro della fatica che ha fatto.
Sono umile perché certe volte pecco dall’altro lato, proprio perché non mi sento all’altezza. Soffro tanto della sindrome dell’impostore. Però ho fatto la gavetta; il mio primo concerto l’ho tenuto al Verano che è un cimitero a Roma, siamo partiti dal basso senza talent, senza spinte, senza santi in paradiso. Ho trovato questa mia chiave lavorando tanto insieme alle batoste. Ma quando lavori e ci credi alla fine arrivi perché impari cosa vuol dire essere sconfitto e la forza che hai per reagire è enorme.
Il mondo social oggi influenza tanto la musica. Gli algoritmi e il cantautorato vanno sempre d’accordo oppure a volte ci sono dei compromessi?
No secondo me no, anzi ben poco. Andavano d’accordo tra il 2017 e il 2022: il cantautorato indie e i social andavano estremamente d’accordo, adesso secondo me purtroppo si è virati verso le canzoni “meme”. I miei cugini cantano le canzoni “meme” mentre mia sorella alla loro età ascoltava Carl Brave e Franco 126 che sono canzoni. È cambiato tanto tutto. Non so quali sia la soluzione, però sono cambiate anche tanto le generazioni, sono diversi rispetto a come eravamo noi.
Poi l’avvento della trap dal 2016 in poi ha cambiato tutto, perché hanno milioni di riproduzioni nello streaming però magari un Gazzelle o un Ultimo riescono a riempire Tor Vergata. Adesso l’artista deve essere imprenditore di sé stesso. La musica purtroppo non basta più: contano i social, i vestiti, quello che dici, quello che fai. Ma io voglio concentrarmi solo sulla musica.

Nato nel 1988. Da piccolo ascoltava quintali di musica e sognava di: diventare un ghostbusters, guidare una Delorean, cantare nei blues brothers, entrare in Matrix e fare a pugni con Bud Spencer e Terence Hill.
Più in là ha capito che andava bene laurearsi in teologia, scienze della comunicazione digital media e tentare di diventare uno speaker radiofonico.
Brianzolo di nascita, milanese d’adozione, collabora dal 2024 come speaker a RV radio e dopo Sanremo 2025 con iMusicFun
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