Intervista a Serena Brancale che, dopo la partecipazione a Sanremo 2026, ha pubblicato l’album Sacro, a 4 anni dal precedente. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.
Nel panorama della musica italiana contemporanea, Serena Brancale si distingue come una delle voci più autentiche e innovative della scena nu-soul e jazz. Con il suo nuovo album SACRO, l’artista pugliese compie un viaggio sonoro e personale che unisce spiritualità, radici e sperimentazione, dando vita a un progetto intenso e profondamente identitario. Frutto di ricerca, contaminazione e libertà espressiva, il disco rappresenta un punto di svolta nel suo percorso artistico, una sorta di “raccolta di fotografie” in musica che raccontano esperienze, emozioni e legami indissolubili.
In questa intervista, Serena Brancale si apre con sincerità, raccontando la genesi del progetto, l’importanza della coscrittura e il valore delle collaborazioni internazionali. Tra aneddoti, riflessioni sulla musica e dichiarazioni d’amore per la sua terra, emerge il ritratto di un’artista matura e consapevole, capace di fondere jazz, R&B, world music e tradizione mediterranea. Un racconto coinvolgente che anticipa anche l’energia del “SACRO Tour”, promettendo al pubblico un’esperienza live intensa, emozionante e ricca di significato. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
Intervista a Serena Brancale, il nuovo album “Sacro”
Serena, “SACRO” segna una nuova tappa del tuo percorso artistico: cosa rappresenta per te questo album?
Rappresenta un capitolo fondamentale della mia vita. È come una raccolta di fotografie che raccontano il mio cammino umano e musicale. Ho impiegato tempo per chiudere questo progetto perché sentivo di avere ancora molto da dire. Il brano “Qui con me” mi ha dato la forza di concludere il cerchio, permettendomi di esprimere qualcosa di profondamente intimo e necessario.
Hai definito il disco come un mosaico di immagini. Come hai unito spiritualità, radici e libertà espressiva?
Ho cercato di non pensare troppo. Quando si studia musica si rischia di analizzare ogni dettaglio. Con “SACRO” ho voluto recuperare la leggerezza e l’incoscienza creativa, senza mai cadere nella superficialità. È proprio questa spontaneità che ha reso possibile la convivenza tra elementi diversi, dando vita a un progetto autentico e sincero.
L’album attraversa nu-soul, jazz, R&B e world music. Come hai costruito un equilibrio sonoro così raffinato?
Attraverso la co-scrittura. Per molto tempo ho lavorato da sola, ma condividere è essenziale per crescere. In questo disco le armonie nascono dalle mie mani, dal mio pianoforte e dal mio linguaggio musicale, ma si arricchiscono grazie al confronto con altri artisti. La musica è un lavoro di squadra: l’idea iniziale è dell’artista, ma il risultato migliore nasce dal dialogo.
Il titolo “SACRO” richiama una dimensione spirituale, ma nel disco convivono anche immagini quotidiane. Come hai reso la spiritualità accessibile e leggera?
Attraverso l’autoironia e la vita reale. Amo raccontare scorci autentici, come i profumi della cucina o le tradizioni popolari. Mi piace accostare immagini familiari a sonorità sofisticate. Il mio obiettivo è creare un ponte tra generazioni e sensibilità diverse, parlando al cuore di tutti.
La figura femminile è centrale nell’album. Quale ruolo hanno avuto le donne della tua vita?
Sono state fondamentali. Sono cresciuta in una famiglia matriarcale, dove musica e tradizioni partivano da mia madre. Non a caso la prima traccia si intitola “Maria”, proprio come lei. Era importante celebrare la femminilità e rendere omaggio alle donne che hanno segnato la mia crescita artistica e personale.
Nel disco compaiono collaborazioni prestigiose, tra cui quella con Omara Portuondo. Che emozione hai provato?
Immensa. L’ascoltavo da bambina insieme a mia madre. Cantare con lei è stato un sogno che si realizza. È la voce di Cuba e una leggenda della musica mondiale. Questa collaborazione ha aggiunto all’album una fotografia sonora unica e preziosa.
“SACRO” è anche un viaggio tra culture musicali. Quanto conta per te la contaminazione?
È essenziale. Amo mescolare generi e influenze diverse. Il jazz, con la sua improvvisazione, rappresenta la libertà assoluta. Unire artisti e sonorità apparentemente lontani è ciò che rende la musica viva e sorprendente
Il disco si chiude con “Bariamore”, una dichiarazione d’amore alla tua città. Qual è il significato di questo brano?
È un omaggio a Bari e alle mie radici. Mi sono ispirata a Pino Daniele e al suo amore per Napoli. Ho voluto registrare il brano in modo essenziale, quasi domestico, per preservarne l’autenticità. È una dedica intima e sincera.
Eleganza e istinto convivono nel tuo stile. Qual è il segreto per mantenerli in equilibrio?
Cantare con il cuore. Anche i testi più ironici o dissacranti diventano autentici quando sono interpretati con verità. La voce è lo strumento che rivela l’anima di un artista.
Dopo l’uscita dell’album, ti aspetta il “SACRO Tour”. Cosa dobbiamo aspettarci dal vivo?
Sarà una vera festa. Uno spettacolo energico e coinvolgente, con musicisti e ballerini. Un viaggio musicale tra spiritualità e tradizione, dove il pubblico potrà vivere l’essenza di “SACRO”. Sarà impossibile restare fermi: sarà emozione pura.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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