Vipra

MUSICA DAL MORTO (Asian Fake/Sony Music) è il nuovo album di VIPRA, autore, membro del collettivo Sxrrxwland, e artista capace di oscillare tra atmosfere malinconiche e brani urlati e potenti, sulle orme della nuova scena post-punk internazionale, dagli Idles ai Turnstile. 

Musica dal morto” segue la pubblicazione del disco di debutto “Simpatico, Solare, In cerca di amicizie” contenente numerose collaborazioni con artisti del calibro di Psicologi, Fulminacci, Margherita Vicario, Frenetik e Orang3.

Intervista a Vipra, il nuovo album “Musiche da morto”

Come mai hai scelto come filo conduttore del nuovo album la memoria post – mortem?

Perché siamo un paese senza memoria, e senza vita. Invece nella memoria, e nelle tracce artistiche che quella memoria porta con se, spesso si trova molta più vita che nelle vetrine a cui siamo abituati di solito.

Musicalmente si tratta di un disco decisamente eterogeneo che sotto diversi punti di vista si distanzia da “Simpatico, Solare, In cerca di amicizie”. Oltre alla tua penna, qual è l’aspetto che lega i due progetti?

Nessuno, credo. Mi piace la musica, quindi quando intraprendo un nuovo progetto penso sempre a sound da esplorare, estetiche nuove, e ovviamente questo fa impazzire i discografici che hanno bisogno di comunicare un’immagine “coerente” di un artista in modo da dargli un pubblico di riferimento. Ma a me interessa fare musica, non queste menate.

Vipra, la musica non è solo intrattenimento, ma anche e soprattutto impegno! Questo credo sia il claim che guida il disco. Perchè “Musica dal morto” può essere considerato un album di protesta?

Perché non c’è niente che rispetti le richieste del mercato discografico. Io lavoro da anni con le major, scrivo per tant* artist* e so cosa serve per far “funzionare” un brano o un disco: amore, spensieratezza, frasi catchy, oppure tristezza un tanto al chilo, immagini vagamente provocatorie, spacconerie vuote e cretine. Featuring “giusti”, produzioni curate al millimetro e ricopiate dagli americani: monnezza senza anima e originalità. Io ho scritto un disco esattamente al contrario: inclusivo, sarcastico, che punta il dito contro roba che per molti non è neanche interessante. Più che un disco di protesta è un disco che non fa nulla di positivo per la mia piccola carriera.

Il pubblico secondo te è pronto per un progetto così ricco di significato?

Non ne ho idea e non mi interessa, ho fatto questo disco pensando a cosa volessi dire prima di tutto. Sicuramente non ho la forza di far cambiare idea a una platea di ascoltatori da solo.

In un brano citi addirittura Guido Morselli, uno scrittore morto suicida poco noto al grande pubblico. Il disco ha anche un intento pedagogico?

Non ho io il compito di “educare” nessuno, semmai di incuriosire, di far mettere in dubbio qualcosa. Guido Morselli ha pagato il prezzo di un mercato editoriale nelle mani di scrittori che oggi chiamiamo ancora “maestri” senza sapere le cose cattive e disumane che hanno fatto, mi sembrava un bel gesto dargli un po’ di spazio.

Credi che oggi chi ascolta musica sia davvero così curioso?

No, le piattaforme di streaming si sono premurate di annientare la già poca curiosità che il pubblico generalista aveva dandole in pasto quello che vuole senza doversi nemmeno sforzare di pensare a cosa gli piaccia. Questo ha un doppio vantaggio: puoi spingere chi ti sta simpatico, o far sparire chi non segue il tuo disegno economico.

A proposito del disco sui social hai scritto “Ascoltatelo, arrabbiatevi, condividetelo!”. Quanto la musica può essere terapeutica per calmare la rabbia?

La terapia sarebbe usare la rabbia per qualcosa di costruttivo. Trasformarla in forza, passione, comunità di intenti. Abbiamo già abbastanza artisti che tra sorrisoni e ballate strappalacrime si preoccupano di contribuire alla calma di un paese che sta venendo fottuto in tutti i sensi dalle istituzioni.

La sera prima della pubblicazione hai suonato le nuove canzoni a Milano. Quali sono i sentimenti e le sensazioni che provi quando proponi al pubblico questi brani?

Parto dal presupposto che a quasi nessuno fregherà nulla, quindi ogni volta che trovo affetto o entusiasmo come li ho trovati al RockNRoll giovedì, quando ci siamo spaccati di logo per un’ora, è sempre una bellissima sorpresa.

Qual è oggi il prezzo che è costretto a pagare chi è autentico?

Pochi stream, che sono l’unica cosa che conta se vuoi vivere oggi con la musica. Ma gli stream non sono una cosa abbastanza vantaggiosa da scambiare con la dignità, per me.

Vipra, cosa ti aspetti dal live al MIAmi?

Mi auguro solo di non dover suonare in contemporanea all’artista gigante di turno, tempo fa ci successe perché un’altra etichetta non poteva tollerare che succedesse a un suo artista e ci fecero scambiare gli orari. Per il resto non mi aspetto nulla, ripeto: mi piace quando le persone che mi ascoltano riescono a sorprendermi.

Ad agosto aprirai la data dei Viagra Boys. Qual è il punto di incontro tra la tua e la loro idea di musica?

I Viagra Boys sono musicisti incredibili, oltre che persone alla mano a detta di chiunque ci abbia avuto a che fare. Sebastian Murphy è un frontman carismatico con una penna affilata e intinta nel veleno (oltre che in litri di alcol). Per me sono semplicemente esempio di come vorrei fare musica: con il cuore, con la pancia, senza stare a farmi troppe pippe su quello che piace o non piace, perché alla fine un pubblico sulla tua stessa lunghezza d’onda lo trovi, magari non subito come succede con le industry plant che chiamiamo “nuove leve”. Ah e poi Sebastian una volta mi ha abbracciato.

Live

Vipra porterà le sue sonorità presto sul palco ed è stato annunciato tra i protagonisti del MiAmi Festival il 26 maggio. 

Inoltre si esibirà anche in apertura dell’unica data italiana della band post-punk svedese Viagra Boys, in programma il 20 agosto al Rock Beach Festival di Bellaria Igea Marina (RN). Le prevendite per la data sono acquistabili su Ticketone e DICE.fm.

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