Intervista a Welo, Alvaro Soler e Roy Paci, che raccontano “IL SOLE”, il nuovo singolo tra contaminazioni, Italia, leggerezza e un messaggio universale.
Dopo “NOTTE POETICA” con Anna Tatangelo e il percorso che lo ha portato a firmare il jingle ufficiale del Festival di Sanremo 2026, Welo torna con un progetto che rappresenta un nuovo e importante passo della sua crescita artistica.
Si intitola “IL SOLE” il singolo che lo vede per la prima volta al fianco di Alvaro Soler e Roy Paci, in uscita venerdì 4 settembre per Island Records / Universal Music Group. Un incontro tra tre personalità molto diverse, ma accomunate dalla voglia di contaminarsi e di trasformare la musica in un linguaggio capace di superare confini e generazioni. Italiano e spagnolo convivono nel brano senza che una lingua prevalga sull’altra, mentre il sound mette insieme urban, pop, influenze latine e il tocco inconfondibile della tromba di Roy Paci.
Al centro c’è un messaggio semplice ma oggi tutt’altro che scontato: siamo tutti sotto lo stesso sole. Welo, Alvaro Soler e Roy Paci raccontano la genesi del brano, il valore di questo incontro e la voglia di restituire attraverso la musica un po’ di quella leggerezza di cui tutti abbiamo bisogno.

Intervista a Welo, Alvaro Soler e Roy Paci, il nuovo singolo “Il Sole”
Welo, partiamo da te. “IL SOLE” rappresenta un nuovo capitolo del tuo percorso artistico. Che significato ha per te questo singolo e quanto è importante averlo condiviso con Alvaro Soler e Roy Paci?
Welo: “IL SOLE” è sicuramente un singolo molto importante per me. Arriva dopo “EMIGRATO (ITALIANO)”, che mi ha portato a vivere l’esperienza di Sanremo, e dopo “NOTTE POETICA”, che ho realizzato con Anna Tatangelo. Ora arriva un brano che aspettavo particolarmente, perché è una canzone molto nelle mie corde e che mi piace davvero tantissimo. Aver avuto la possibilità di condividerla con due artisti del calibro di Alvaro Soler e Roy Paci rappresenta poi uno step di crescita importante. Sono due artisti con percorsi e identità molto forti, quindi poterli avere all’interno di questo progetto mi rende fiero di quello che stiamo facendo. Sono davvero molto contento.
Hai appena vissuto anche un momento particolarmente importante con la Notte della Taranta, un evento profondamente legato al tuo territorio ma sempre più internazionale. Che cosa ha significato per te essere chiamato a rappresentare la tua terra davanti a un pubblico così vasto?
Welo: È stata probabilmente la serata più bella della mia vita. Suonare davanti a 200 mila persone che saltano e cantano è qualcosa di incredibile, un’esperienza che difficilmente si può spiegare a parole. È un periodo molto bello per me, perché sono successe tante cose importanti tutte insieme: la Notte della Taranta, l’annuncio di questo nuovo brano e tutto quello che sta accadendo intorno al mio percorso. Sto cercando, per una volta, anche di godermi quello che mi sta succedendo, perché sono una persona che spesso non si gode nulla e pensa immediatamente a quello che deve fare dopo. Questa volta invece voglio vivere il momento. Siamo carichi, determinati e non vedo l’ora che “IL SOLE” esca.
Alvaro, veniamo a te. “IL SOLE” rappresenta anche un nuovo incontro con l’Italia. Che rapporto hai oggi con il nostro Paese e con il pubblico italiano, che nel corso degli anni ti ha dimostrato un affetto enorme?
Alvaro Soler: Sono molto contento di questa domanda, perché il mio legame con l’Italia è davvero molto forte. Addirittura, prima ancora di sapere che avremmo realizzato questo brano insieme, avevo già prenotato un mese di vacanza in Toscana con la mia famiglia. Amo l’Italia tantissimo, con una vera e propria “locura”, una follia d’amore. Per questo, quando Welo mi ha detto che voleva fare questo brano insieme, per me è stato come se tutto si fosse allineato. Era il momento giusto, c’era il momentum giusto. “IL SOLE” è stata quindi anche un’altra dedica d’amore all’Italia, ma allo stesso tempo è una dedica a questi due artisti incredibili con cui ho avuto la possibilità di condividere molto più della semplice musica. Sono davvero grato per tutto l’amore che l’Italia mi ha dato nel corso degli anni e cerco sempre, attraverso quello che faccio, di restituirne almeno una parte.
Roy, nel brano convivono contaminazioni molto diverse. Come ti sei trovato a lavorare con due artisti appartenenti a generazioni e mondi musicali differenti dal tuo?
Roy Paci: In realtà il punto di incontro lo trovo proprio nella mia curiosità e nella voglia di sperimentare sempre cose nuove. Quando mi rendo conto che una determinata esperienza non mi può dare felicità, allora faccio un passo indietro. Ma questo non è assolutamente il caso di “IL SOLE”. Qui abbiamo uno spagnolo che fa molta musica italiana e un italiano che fa moltissima musica latina. Quindi, paradossalmente, l’incastro era già abbastanza naturale. Alvaro si trova proprio al centro di questo incontro e rappresenta un anello di connessione perfetto. Già sulla carta poteva funzionare, ma poi la cosa più bella è stata incontrarci e mettere in sinergia le nostre umanità. Ci siamo trovati davvero molto bene. È venuta fuori un’onda bellissima, una cosa che, para toda la vida, può accompagnarci. E poi devo dire che sono felicissimo di aver potuto finalmente coronare anche uno dei miei tanti sogni: suonare alla corte di Alvaro Soler.
La contaminazione è quindi uno degli elementi centrali del progetto. Quanto è stato naturale per te, Welo, confrontarti con due mondi così diversi dal tuo?
Welo: È stato molto naturale, anche perché tutto ciò che è nuovo mi stimola. Questo è il primo featuring che realizzo con un artista internazionale e, anche se Alvaro ormai è un po’ italiano, rimane comunque un artista di dimensione mondiale. Per me è stata una nuova sfida, qualcosa di molto stimolante. Mi piace confrontarmi con situazioni nuove, provare cose diverse e uscire dalla mia comfort zone. È stato davvero divertente e, soprattutto, molto formativo.
Alvaro, sei stato uno degli artisti che più hanno contribuito a cambiare il modo in cui in Italia abbiamo vissuto il tormentone estivo. “IL SOLE”, però, pur avendo ingredienti solari e mediterranei, sembra avere una dimensione più universale e non necessariamente legata all’estate. Come vivi oggi questo concetto?
Alvaro Soler: Finalmente qualcuno lo dice! Perché secondo me è proprio così. In Italia esiste ancora molto lo stereotipo del tormentone estivo, forse più che in altri Paesi. In queste interviste ci hanno chiesto spesso: “Non avete paura di uscire con una canzone così a settembre?” Io invece penso che le canzoni arrivino quando devono arrivare. Non ci siamo conosciuti prima e non era possibile realizzare questo brano in un altro momento. Se avessimo aspettato l’anno prossimo, probabilmente non avrebbe avuto la stessa energia.
È come se l’universo avesse voluto che questa canzone nascesse proprio adesso. E forse è anche meglio che non debba necessariamente competere con tutte le hit estive. “IL SOLE” ha un’altra dimensione: nasce da un’ispirazione molto forte, contiene cultura, nostalgia, ma allo stesso tempo è stata trasformata in qualcosa di moderno attraverso il modo di lavorare di Welo.
Credo sia una canzone che può accompagnarci per tutta la vita. Siamo tutti e tre sul tramonto di settembre, e secondo me è esattamente questo il momento giusto per farla uscire.
Un altro elemento molto interessante è la convivenza tra italiano e spagnolo. Nessuna delle due lingue prevale sull’altra. Che valore ha per voi questa scelta?
Welo: Per me è stata innanzitutto una prima volta. È il primo featuring che faccio con un artista estero e quindi rappresentava una sfida nuova. Poi, come dicevo, tutto ciò che è nuovo mi piace. È stato stimolante anche dal punto di vista linguistico, perché italiano e spagnolo riescono a convivere molto bene all’interno della canzone. Non c’è una lingua che deve prevalere sull’altra: è proprio il loro incontro a essere parte del messaggio.
Il messaggio centrale è racchiuso anche in una frase molto forte: “siamo tutti sotto lo stesso sole”. In un periodo storico complesso, quanto è importante lanciare un messaggio di universalità, positività e leggerezza?
Welo: Credo che ogni tanto serva un po’ di positività e di leggerezza. La vita è complicata, ci sono mille problemi e il mondo di oggi è davvero tossico sotto tanti punti di vista. Io sono il primo a parlare di queste difficoltà attraverso la mia musica, e chi mi conosce lo sa. Però proprio per questo penso che ogni tanto sia necessario fermarsi e ricordarsi che la vita può essere anche semplice.
“IL SOLE” nasce un po’ da questa esigenza: ricordarci che, al di là delle differenze, delle barriere e di tutto quello che ci divide, alla fine siamo tutti sotto lo stesso sole. Ogni tanto abbiamo bisogno anche di calma, di leggerezza e di un momento in cui respirare.
Roy, anche per te la contaminazione è sempre stata un elemento fondamentale del percorso artistico. Che cosa hai trovato in Welo e Alvaro che si avvicina alla tua idea di musica?
Roy Paci: La curiosità. È questo il vero punto di incontro. Io ho sempre avuto la necessità di sperimentare, di conoscere nuovi mondi e di mettere insieme linguaggi differenti. In questo caso, poi, l’incastro era particolarmente naturale. Abbiamo un artista spagnolo che ha un rapporto fortissimo con la musica e la cultura italiana, un artista italiano che ha assorbito moltissime influenze latine e un ragazzo come Welo che arriva dal mondo urban ma ha una sensibilità molto aperta.
Non abbiamo dovuto forzare nulla. Ci siamo semplicemente incontrati e abbiamo messo insieme le nostre esperienze. Quando succede questo, la musica riesce a fare il resto. La contaminazione, per me, è l’ingrediente di base di tutta la mia esistenza artistica. Mi auguro soprattutto che Welo possa trarre beneficio da questo incontro, aprendo ancora di più il suo mondo musicale e cogliendo tante altre opportunità.
Welo, hai 26 anni e sei ancora in una fase di crescita del tuo percorso. Che risultato vorresti raggiungere con “IL SOLE”?
Welo: Io sono già contentissimo così. In questi anni ho capito una cosa importante: la rincorsa dei numeri non deve essere fatta sugli altri, ma solamente sul proprio percorso di crescita. Ho 26 anni e non sono in questo mercato da tantissimo tempo. Quello che mi interessa è fare musica fatta bene, musica che mi rappresenti e che racconti chi sono. Sono convinto che le persone che aspettano la mia musica saranno contente di ascoltare questo brano e magari se ne innamoreranno. Poi, naturalmente, se diventerà una hit e farà grandi numeri sarò ancora più contento. Ma non è quello l’obiettivo principale. I numeri devono essere una conseguenza di un lavoro fatto bene.
Io penso che il nostro lavoro lo abbiamo fatto divinamente. Adesso la canzone è fuori dalle nostre mani e dovrà andare dove deve andare. Non voglio stare a pensare ai numeri.
Uno degli elementi che colpiscono immediatamente di “IL SOLE” è proprio l’equilibrio tra testo, melodia e produzione. Avete trovato subito questo incastro?
Roy Paci: Sì, e c’è anche un altro elemento che forse non abbiamo ancora raccontato abbastanza: nel brano c’è un sample molto particolare, che aggiunge un ulteriore livello di cultura musicale. Abbiamo ripreso una chitarra da “Rotolando verso Sud”, un pezzo incredibile della musica italiana. È un piccolo dettaglio, ma secondo me è uno degli elementi che rendono ancora più speciale la canzone.
Welo: È proprio questo che mi rende già contento. Ci sono tanti ingredienti che, messi insieme, funzionano: il testo, la melodia, la produzione, le nostre voci e le contaminazioni.
Quindi possiamo dire che “IL SOLE” nasce dall’incontro di tre percorsi diversi, ma con una direzione comune?
Alvaro Soler: Assolutamente. E credo che la cosa più bella sia proprio questa. Non abbiamo cercato di rendere uguali i nostri mondi musicali. Abbiamo mantenuto le nostre identità e le abbiamo messe insieme.
Roy Paci: Esatto. È una collaborazione che funziona proprio perché nessuno ha cercato di cancellare la propria identità. Abbiamo creato un punto di incontro.
Welo: E credo che sia questo il senso più bello del brano. Alla fine siamo tre artisti diversi, con storie diverse, ma possiamo ritrovarci nello stesso posto e parlare attraverso la musica.
Vi lascio con una domanda molto semplice. Che cosa vi augurate che rappresenti “IL SOLE” per chi lo ascolterà?
Welo: Spero che possa regalare un po’ di leggerezza. Che possa far stare bene le persone anche solo per tre minuti.
Alvaro Soler: Io spero che possa diventare una canzone da ascoltare in tanti momenti diversi. Non solo d’estate. È una canzone che parla di vita, di nostalgia, di energia positiva e di stare insieme.
Roy Paci: E spero soprattutto che possa continuare questa onda. Che questo incontro possa generare altri incastri, altre contaminazioni e altre occasioni per tutti noi.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”
🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.
