Zara Colombo

Intervista a Zara Colombo, che ha pubblicato l’album “Madre Lingua”, 8 tracce, registrate a Buenos Aires con i fratelli di Zara e il produttore Dumbo Gets Mad.

Nel panorama musicale contemporaneo, sempre più fluido e contaminato, il progetto Zara Colombo si inserisce come un esperimento artistico autentico e profondamente personale. Con l’album Madre Lingua, il duo composto da Zara e Luca costruisce un universo sonoro e linguistico che va oltre i confini tradizionali della canzone. Non si tratta semplicemente di musica, ma di un dialogo continuo tra voce e parola, tra identità e relazione, tra lingue e culture differenti.

Nato anche da un percorso umano condiviso, il disco diventa il racconto di una coppia che trasforma la propria intimità in materia artistica, senza perdere spontaneità. Tra influenze che spaziano dal pop al tango, dal blues alla sperimentazione linguistica, Madre Lingua si distingue per la sua capacità di essere accessibile e allo stesso tempo stratificato. In questa intervista, Zara Colombo racconta il cuore del progetto, tra amore, linguaggio e libertà creativa.

Questa la tracklist dell’album Madre Lingua.

  1. ATLANTE
  2. TANGO
  3. LE STELLE
  4. PUNK
  5. INTERVALLO
  6. MAMMA MEZZANOTTE
  7. PICCOLA MORTE
  8. LA NOTTE

Intervista a Zara Colombo, l’album d’esordio “Madre Lingua”

Cosa rappresenta Madre Lingua nel vostro percorso artistico?

Madre Lingua rappresenta un momento fondamentale, quasi una nascita artistica consapevole. Dopo i primi singoli, questo album segna l’ingresso ufficiale di Zara Colombo nel panorama musicale italiano. Non è solo un debutto discografico, ma un’affermazione identitaria: un modo per mostrare al mondo qualcosa di profondamente intimo, definito dagli stessi artisti come “i nostri figli che escono nel mondo”.

Il progetto racchiude anche la dimensione familiare del duo: non solo una collaborazione artistica, ma una relazione vissuta quotidianamente. In questo senso, il disco diventa una sintesi tra vita privata e creazione, dove ogni brano è parte di una narrazione più ampia.

Il disco sembra costruito su una lingua “imperfetta”, quasi balbettata. È una scelta artistica?

Sì, ed è una delle caratteristiche più affascinanti del progetto. Questa “lingua balbettata” nasce da un’esperienza reale: Zara, nata in Patagonia, ha imparato l’italiano proprio attraverso la musica e questo album.

Il risultato è una lingua viva, in trasformazione, che si costruisce nel passaggio tra parola scritta e parola cantata. Non si tratta di una mancanza, ma di una possibilità: quella di creare un linguaggio nuovo, più libero, che sfugge alle regole rigide della grammatica per abbracciare l’espressività emotiva.

Questo processo diventa il cuore di Madre Lingua: una riflessione su cosa significhi davvero comunicare.

Cosa non riuscivate a dire con le lingue che già conoscevate?

Più che un limite nel contenuto, il problema era nel “come” esprimersi. Le lingue già conosciute – inglese, spagnolo, italiano – non riuscivano a rappresentare pienamente la complessità del loro rapporto.

Con l’inglese, ad esempio, mancava una profondità emotiva; con il passaggio all’italiano, invece, si è aperto uno spazio nuovo, dove le sfumature diventano più intime e personali. È proprio in questa zona di transizione, tra una lingua e l’altra, che nasce il linguaggio del disco.

Il loro modo di comunicare si trasforma così in un territorio creativo condiviso.

L’album è anche una storia d’amore: quanto è difficile trasformare una relazione in arte?

Per Zara Colombo non è stato difficile, anzi: è stato salvifico. Le canzoni nascono spesso da momenti di tensione, come litigi o incomprensioni. In quei momenti, la scrittura diventa un modo per elaborare le emozioni e ritrovarsi.

Il processo è molto particolare: Luca scrive, poi canta i brani, e Zara li interpreta, creando una sorta di scambio continuo di prospettive. Questo passaggio dalla prima persona singolare alla prima persona plurale permette di trasformare l’esperienza individuale in qualcosa di condiviso.

In questo senso, l’arte diventa uno spazio di riconciliazione.

Come costruite l’equilibrio tra suono e significato?

Il duo adotta un approccio molto originale: suono e significato vengono trattati come due elementi autonomi che dialogano tra loro.

Non è il significato a determinare il suono, né il contrario. Piuttosto, si crea una tensione tra i due, una conversazione che genera un equilibrio finale. Questo approccio permette alle canzoni di apparire spontanee, quasi come se emergessero da un flusso di coscienza.

Il risultato è una musica che non impone un’interpretazione, ma la suggerisce.

Qual è il segreto per mettersi a nudo senza paura?

La risposta è semplice: essere in due. La dimensione del duo permette una protezione reciproca. Ognuno ha un ruolo definito e questo consente di esporsi senza sentirsi vulnerabili.

La relazione personale diventa una forza: vivere e lavorare insieme crea un ambiente di fiducia, dove il rischio artistico è condiviso. Questo rende possibile un’espressività autentica, senza filtri.

Il disco mescola molti generi: come avete mantenuto la coerenza?

Nonostante la varietà di influenze – pop, blues, tango – la coerenza deriva dalla scrittura, che è sempre di Luca. Questo crea un filo conduttore forte, capace di tenere insieme le diverse sonorità.

Anche la produzione ha giocato un ruolo importante: pur essendo affidata a più produttori, tutti hanno rispettato la visione originale dei brani. Questo ha permesso di mantenere un’identità sonora compatta.

Quanto conta l’aspetto evocativo rispetto alla narrazione?

Per Zara Colombo, l’evocazione è fondamentale. Le canzoni non vogliono spiegare o insegnare, ma suggerire.

L’album viene descritto come un viaggio – “dalla A di Atlante alla Z di Zara” – ma anche come uno spazio sospeso, aperto all’interpretazione. Più una canzone è aperta, più diventa universale.

Questo approccio permette ai brani di evolversi con l’ascolto, cambiando significato nel tempo.

Perché è così importante la componente visiva nel progetto?

La componente visiva è parte integrante dell’identità artistica del duo. Luca, infatti, ha una formazione legata all’arte visiva, e questo si riflette nella costruzione del progetto.

Ogni brano è associato a un’opera visiva, creando una dimensione sinestetica in cui la musica può essere anche “vista”. L’obiettivo è coinvolgere l’ascoltatore a 360 gradi, trasformando l’esperienza in qualcosa di immersivo.

Quali sono i prossimi passi dopo Madre Lingua?

Dopo l’uscita dell’album, il progetto proseguirà con un tour e con una nuova direzione artistica: un disco in spagnolo.

Questa scelta nasce in modo naturale, considerando le origini di Zara. Si tratta quindi di un’evoluzione coerente, che continua a esplorare il tema della lingua e dell’identità.

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