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Intervista ad Andrea Micciché, presidente dal 2010 di NUOVOIMAIE, la collecting dedicata ad artisti ed esecutori nella tutela i diritti di attori, doppiatori, cantanti e musicisti.

Inoltre dal 2017 è presidente del Premio Enzo Jannacci, istituito per valorizzare giovani talenti della scena italiana e mantenere vivo il cantautorato contemporaneo promuovendo studio, ricerca, originalità e qualità espressive.

Intervista ad Andrea Micciché, presidente di NUOVOIMAIE e promotore del premio Enzo Jannacci

Come stai vivendo questi giorni durante il Festival di Sanremo?ì
Siamo nel cuore del Festival e Sanremo non è solo ciò che si vede in TV ma è anche tutto ciò che gira intorno a questo evento, a questa kermesse. Lo spettacolo visivo è solo una delle tante espressioni del Festival, quindi Sanremo è un insieme di tante cose importantissime di cui lo spettacolo televisivo alla fine ne è il cuore.

Soffermiamoci sul premio Enzo Jannacci, che tempo sta vivendo oggi?
Sta vivendo il suo decimo anno di vita, lo abbiamo istituito esattamente dieci anni fa. In intesa con la famiglia ed è un premio a cui noi teniamo molto perché non è soltanto l’occasione per celebrare un grande maestro ma anche quello di coniugare la celebrazione di un maestro come Jannacci con il lancio di una giovane promessa o di un giovane talento.

Dire Jannacci significa assistere ad una sinergia tra il teatro e il cabaret, passando dalla recitazione per arrivare alla musica, specialmente il cantautorato. L’anno scorso al Festival fu evidente che il cantautorato fosse un’esigenza chiara della musica italiana. È cosi?
Penso che la vena cantautorale non è un’esigenza della musica italiana, è un’esigenza dell’uomo e quindi non posso neanche ipotizzare che ci possa essere un momento in cui venga meno la vena cantautorale. Il fatto che l’essere umano concepisca e intende anche esprimere al contempo la propria creatività attraverso un’attività non solo creativa ma anche artistico interpretativa credo che non si risolverà mai e con il nostro Enzo credo che abbiamo uno dei più grandi esempi.

Oggi ci sono esempi musicali in cui è complicato vedere il cantautorato però…
Questa pigrizia creativa si accompagna anche a un elemento pigro dell’ascoltatore. Le due cose sono abbastanza connesse. Lo stimolo di chi ascolta e di chi compra musica dovrebbe incentivare anche le due cose: creatività e ascolto. 

Il web, le piattaforme, i social hanno influenzato totalmente e cambiato il volto al mercato musicale. Secondo lei quali sono le occasioni e i rischi in un contesto di questo tipo?
Non vorrei fare troppo il sociologo, ma i rischi gli aveva più o meno disegnati Pasolini una cinquantina di anni fa, cioè quelle dell’omologazione. I social possono essere al contempo una grande opportunità ma anche una prigione creativa. Sono una grande opportunità se sono finalizzati a far scoprire talenti che altrimenti non potrebbero venire fuori, se sono finalizzati a far emergere la diversità interpretativa culturale e creativa. Diventano invece una prigione nel momento in cui appiattiscono la creatività. Devo dire che le piattaforme, gli algoritmi che vengono utilizzati dalle grandi piattaforme e anche una certa tendenza dell’industria musicale, va nella direzione dell’appiattimento, purtroppo.

L’ente NUOVOIMAIE è sensibile alla tutela degli artisti. Abbiamo già introdotti gli algoritmi: come si sta vivendo questo periodo storico di esplosione dell’intelligenza artificiale?
Io promuove il premio Jannacci, ma non è la sola iniziativa che noi sollecitiamo e organizziamo, siamo molto attenti alla creatività speciale e non omologata. Tra le varie attività che noi svolgiamo c’è anche quello di finanziare progetti discografici di nostri iscritti, per cui ogni anno appostiamo e investiamo centinaia di migliaia di euro per estrarre dai nostri iscritti quella creatività che altrimenti con difficoltà uscirebbe.

La creatività dell’essere umano è ancora più forte dell’intelligenza artificiale?
Credo che la storia umana dell’uomo sia inscindibile con la storia della creatività. Nel momento in cui la creatività fosse completamente affidata alla macchina credo che saremo in una parabola discendente dalla quale non ci riprenderemo più.

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