Online il video di “ORBITA“, il nuovo brano dei DÈMODÈ, il duo musicale formato dalla cantautrice e chitarrista JULIE e dal dj, produttore e autore ANTHONY LOUIS.
Il videoclip di “Orbita” accompagna il brano dei Dèmodè con un’estetica sofisticata e cinematografica, costruita su un elegante bianco e nero dal forte richiamo rétro. La storia prende forma in una Torino elegante e sospesa nel tempo, ambientata in una dimensione notturna e le immagini ruotano attorno a una narrazione visiva dove i protagonisti si muovono tra strade silenziose a bordo di un’auto d’epoca, simbolo di un viaggio emotivo fatto di distanze, tensioni e connessioni irrisolte.
Il racconto si sviluppa attraverso uno stile minimale e ricercato, alternando momenti di performance a inquadrature più intime e introspettive. Lo sguardo, i silenzi e la fisicità dei personaggi diventano centrali nel tradurre il tema del brano: la difficoltà di esporsi e lasciarsi andare nelle relazioni contemporanee.
Intervista ai Dèmodè
1. Come ci si sente a lanciare “Orbita” proprio in questo momento del vostro percorso, a poco più di un anno dalla nascita ufficiale del duo?
Ci sentiamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. “Orbita” è un brano che ci rappresenta profondamente, forse più di altri, perché racchiude bene la nostra identità artistica e il nostro modo di vivere la musica. Siamo curiosi di capire quale sarà l’impatto sul grande pubblico, perché crediamo davvero in questa produzione. Per noi rappresenta un tassello importante e speriamo possa essere solo l’inizio di un percorso lungo e ricco di nuove evoluzioni.
2. Il brano è una “vigorosa testimonianza” del panorama sentimentale attuale. Perché secondo voi oggi il timore di esporsi emotivamente è diventato quasi un dogma?
JULIE: A mio modesto parere, i social media – e tutto ciò che ne consegue – sono una delle cause principali di questo collasso generazionale, e non solo. Oltre a sottrarre tempo prezioso ad attività stimolanti e creative, impoveriscono profondamente le relazioni umane, che invece avrebbero bisogno di connessione autentica per funzionare davvero.
Come si può nutrire un legame sano se tutto passa attraverso uno schermo? Inoltre, ci mettono davanti a infinite possibilità, quasi costringendoci a non accontentarci mai, a non dedicarci con pazienza alla scoperta di una sola persona. Questo alimenta apatia emotiva e smarrimento individuale. Di conseguenza, cresce il timore del confronto con l’altro: si ha paura di non essere accolti per ciò che si è davvero, e così si finisce per minimizzare le emozioni o per ritirarsi ancora prima di affrontarle.
3. Musicalmente il pezzo viaggia tra synth pop anni ’80/’90 e un groove moderno. In che modo siete riusciti a far convivere questo sapore nostalgico con l’esigenza di suonare attuali nel panorama pop italiano?
È stato un processo molto naturale, nato dal nostro background culturale che, pur essendo apparentemente diverso, si completa perfettamente. Più che avere preferenze nette, abbiamo inclinazioni musicali differenti che ci permettono di ascoltare tanti generi senza pregiudizi. Questa apertura è fondamentale per sperimentare e divertirci.
Ci piace definirci “energici romantici”: è una caratteristica che ci accomuna e che emerge sia nella scrittura che nel modo in cui costruiamo il nostro suono. Il sapore nostalgico nasce da lì, ma viene sempre filtrato attraverso una sensibilità contemporanea.
4. C’è un ospite d’eccezione nel finale, il sassofonista jazz Danilo Pala. Com’è nata questa collaborazione e che tipo di valore aggiunto ha dato alla chiusura del brano?
ANTHONY: La collaborazione con Danilo è nata nel modo più casuale possibile. L’ho incontrato in un piccolo jazz club nel centro di Torino e, ascoltandolo, ho capito subito che sarebbe potuta nascere qualcosa di speciale. Non solo per il suo modo impeccabile di suonare, ma soprattutto per la sua personalità: bizzarra, libera, indomabile.
Mi sono avvicinato e gli ho parlato della mia voglia di sperimentare cose nuove in studio. Da lì è nata una collaborazione che va avanti da anni e anche una bellissima amicizia. Lavorare con lui è l’essenza di ciò che dovrebbe essere una vera collaborazione artistica: si apre il progetto e si suona. Talento puro.
5. Passate da sonorità elettroniche e rullanti vintage a strumenti come flauto e chitarra. Come avviene, tecnicamente, l’incontro tra l’anima rocker e country di Julie e quella funk e disco di Anthony Louis?
La contaminazione musicale è una sfida delicata, perché bisogna muoversi su un confine molto sottile: quello tra sperimentazione e rispetto stilistico. Il rischio, altrimenti, è risultare grotteschi. Ed è proprio lì che si gioca la nostra ricerca.
Abbiamo radici musicali solide e diverse, che rappresentano le fondamenta del nostro lavoro. Da una parte c’è l’anima più rock e country, dall’altra quella funk e disco. Il punto d’incontro sta nel rispetto reciproco e nella volontà di osare senza perdere autenticità. Passato e futuro si incontrano proprio attraverso questa visione condivisa.
6. Nel video il bianco e nero e l’auto d’epoca suggeriscono un viaggio introspettivo. Se doveste scegliere una “destinazione” ideale per chi ascolta “Orbita” per la prima volta, quale sarebbe?
Bella domanda, molto sfiziosa! La cosa interessante di “Orbita” è proprio questa sua versatilità emotiva. Puoi fischiettarla mentre passeggi per strada, cantarla a squarciagola sotto la doccia, ballarla in un club o usarla come colonna sonora durante un allenamento.
Può essere il sottofondo perfetto per una gita fuori porta oppure una sorta di rimedio omeopatico nei momenti di solitudine forzata. Insomma, la destinazione cambia in base a ciò che stai vivendo nel qui e ora.
7. Avete alle spalle 15 anni di amicizia prima di diventare Dèmodè nel 2025. In che modo questa profonda conoscenza personale influenza il vostro modo di lavorare in studio con una realtà come Milkrec?
Sicuramente avere un equilibrio relazionale solido incide positivamente sulla qualità del lavoro e sui risultati finali. Non crediamo esista una regola universale valida per tutti: ogni amicizia, così come ogni legame, ha dinamiche proprie.
Nel nostro caso, il fatto di conoscerci da così tanto tempo ci permette di lavorare con grande sincerità, senza filtri inutili. Ci sono alcuni elementi che riteniamo fondamentali: rispetto reciproco, ascolto, empatia e soprattutto divertimento. Se manca quest’ultimo, si perde una parte essenziale del processo creativo.
8. Dopo l’esperienza al San Marino Song Contest 2026 e i singoli precedenti, dove si colloca questo brano nel vostro percorso di crescita? È il punto di arrivo di una trilogia iniziata con “Omeotermia” e “Ottovolante” o l’inizio di un nuovo capitolo?
Non crediamo molto nei punti di arrivo, ma piuttosto nelle diverse fasi di un percorso. E, come dicevamo prima, speriamo davvero che questo sia soltanto l’inizio.
Possiamo però dire con certezza che “Orbita” chiude una prima trilogia molto simbolica: quella dei brani che iniziano con la lettera “O”. Dopo “Omeotermia” e “Ottovolante”, arriva quindi la conclusione naturale di questo piccolo percorso narrativo. Una scelta stilistica nata quasi per destino… e che ci ha fatto sorridere parecchio.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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