Reale

TEMPI FORTI” (La Gloria, distribuito da ADA Music Italy) è il nuovo album della band REALE.

Punto di riferimento nella scena christian music (musica di ispirazione cristiana) italiana nel mondo e vincitori di 3 Catholic Music Awardsi Reale trasportano in musica le esperienze personali e le fragilit di oggi in canzoni che parlano a tutti, utilizzando un linguaggio universale, diretto e autentico e mettendo al centro le persone e la possibilit concreta di poter ricominciare.

Un progetto che ha al centro, infatti, una storia di rinascitaAlessandro Gallo e Francesca Cadorin, fondatori della band nonch marito e moglie, hanno vissuto negli anni Novanta esperienze di tossicodipendenza e di forte disagio. Da quel percorso nasce una nuova vita e, successivamente, la loro musica.

Il nuovo album “Tempi Forti”, il quinto in studio, affronta tematiche sociali e umane contemporanee come il disagio generazionale, le dipendenze, la salute mentale, la solitudine, le relazioni, il bisogno di appartenenza e la ricerca della felicit.

Tra i brani del disco Ti vedo parla della necessit di sentirsi davvero guardati e compresi, andando oltre le maschere, le paure e l’isolamento emotivo che spesso caratterizzano le relazioni contemporaneeTokTok” racconta il vuoto della comunicazione contemporanea tra social network, ansia e apparenza; “Brucio se brucia” descrive il senso di smarrimento di una generazione schiacciata dal rumore costante del presente.

In Prima che me ne vada emerge invece il tema della perdita e del legame con chi continua a vivere dentro di noi anche dopo l’assenza, mentre Non ci ascolta nessuno riflette sul bisogno di sentirsi riconosciuti in una societ che tende continuamente a etichettare ci che esce dagli schemi. La fame dell’anima, inoltre,affronta il rapporto conflittuale con il corpo, il bisogno di approvazione e la difficolt di accettarsi.

una galleria di fotografie che immortalano momenti umani di debolezza, gioia, sconfitta, dolore e riscatto, momenti reali dove vediamo brillare la speranza, urlare l’amore, piangere il dolore, infrangersi le barriere dell’indifferenza, esplodere la felicit… in poche parole dove vediamo quello che per noi Dio dichiara Alessandro Gallo.

Di seguito la tracklist di “Tempi Forti”:

1. Tempi forti
2. Luce da luce (Credo)
3. Se sto parlando di noi
4. Il momento giusto
5. La fame dell’anima
6. Ti vedo
7. TokTok
8. Brucio se brucia
9. Mille
10. L’osteria del Gallo Povero
11. Myriam
12. Il contrario
13. Prima che me ne vada
14. Scrivi sulla mia sabbia
15. Non ci ascolta nessuno
16. Sipario

Nella versione in vinile i brani “Tempi Forti” e “Luce da luce (Credo)” sono uniti in un unico brano.

Intervista ai Reale, il nuovo album “Tempi Forti”

1. “Tempi Forti” è il vostro quinto album in studio: che cosa rappresenta oggi, per voi, questo nuovo capitolo rispetto ai precedenti?

Un atto di libertà. Forse la voglia di non rimanere “imbrigliati” nel preconcetto di “musica cristiana” che la maggior parte del pubblico ha in testa. 

Desideriamo che “Tempi forti” dimostri come la Christian music sia musica a tutti gli effetti, fatta bene, scritta bene, calata nella realtà e prodotta con tecniche attuali, assolutamente “attaccabile” e “non condivisibile” ma presente, come una proposta seria tra le tante della musica italiana. 

2. Perché avete scelto proprio questo titolo, “Tempi Forti”? È una descrizione del presente o una chiave di lettura personale?

I Tempi Forti nella Chiesa Cattolica sono i tempi liturgici più importanti dell’anno (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua). É un termine di per sé molto “Heavy Metal” e ha sempre avuto su di me un fascino un po’ “gotico”. In più, se lo si legge slegato da qualsiasi concetto religioso, evoca momenti forti, non necessariamente “duri”, ma sicuramente importanti della vita di ognuno. Questa dualità era esattamente ciò che cercavamo, un termine in cui chiunque potesse ritrovarsi, credenti e non. Per rispondere alla tua domanda: è una descrizione del presente in una chiave di lettura personale. 

3. In che modo questo disco segna un’evoluzione nel vostro modo di scrivere e produrre musica?

Abbiamo stravolto il nostro canonico processo creativo. Abbiamo provato a portare le nostre tematiche di Fede, umanità e valori “fuori” dalle mura di una chiesa. Siamo andati oltre i linguaggi già usati per calare i concetti in un presente reale e non mistificato. Siamo usciti dai generi di riferimento christian e worship cercando di rendere la Christian music più pop, elettronica, rock, ambient, alternativa… in realtà è una spinta che abbiamo sempre avuto ma forse avevamo una sorta di “paura” di “uscire” dal seminato di quella che si immagina come Christian Music per quello ci abbiamo messo 8 anni di cammino, discernimento, crescita e libertà che ci hanno portato a trovare il coraggio di essere noi stessi.

4. In questo album si sente un forte mix tra elettronica, pop, rock e scrittura cantautorale: come avete lavorato sulla produzione?

Siamo partiti a comporre da generi, accordi, strumenti e mood che naturalmente non avremmo mai affrontato per vedere come si sarebbe trasformata la nostra musica applicata a vocoder, synth, autotune e batterie elettroniche. Abbiamo cercato di “contaminare” i nostri ascolti e non limitarci a quello che “ci piace”. È stato come imparare una lingua nuova, più colorata, immediata e semplice che adesso non riusciamo a smettere di parlare.

5. Quanto è importante per voi oggi trovare un’identità sonora che sia riconoscibile ma non prevedibile?

È l’obiettivo del nostro lavoro. Non accontentarsi mai di quello che abbiamo raggiunto. Credo che l’identità sonora non debba risiedere in un genere musicale ma sia in quello che “porti dentro” la tua musica: lo stile della tua penna, alcuni “giri” di accordi che ti appartengono, il timbro della voce principale… noi non riusciremmo a clonarci all’infinito chiudendoci in un genere e credo che la nostra cifra stilistica sia nel continuare a cambiare vestito alla nostra identità pur rimanendo sempre noi.

6. Come nasce un brano dei Reale: parte prima il testo, la melodia o il sound?

Non esiste un ordine, sono neurodivergente e credo che la mia scrittura di conseguenza non segua uno schema intuitivo. Alla base c’è un iperattivo Amore per la vita, l’umanità e la dimensione spirituale che muove tutti gli incontri, i viaggi e le scelte che faccio e che facciamo. Il tarlo per questi argomenti e i dialoghi con centinaia di storie pazzesche mi mette in una perenne riflessione da cui scaturiscono ragionamenti così belli e importanti che sento il bisogno di raccontarli. A volte parto da una melodia che ho in testa, a volte sbagliando gli accordi nasce un riff e ci vado sopra, a volte sogno musica e parole, a volte mentre guido, guardando un film, o leggendo… come mi diceva Bardotti però, la canzone è per l’1% ispirazione e per il 99% sudorazione, quell’attimo di grazia poi va sviluppato in 3/4 minuti di canzone che sostenga l’urto di una bella idea e lì c’è il lavoro vero, lì risiede la bellezza e la responsabilità del nostro mestiere.

7. Che ruolo hanno le chitarre, i synth e l’elettronica in questo nuovo equilibrio musicale della band?

Diciamo che le distorsioni hanno un ruolo sempre più marginale per lasciare spazio alle aperture di synth e suoni elettronici. Abbiamo provato a diversificare gli arrangiamenti rendendoli minimal, moderni e a volte quasi “scarni” per dare risalto alle melodie, ai giochi ritmici tra voce e loop elettronici, agli effetti. A nostro avviso la scelta dei synth e degli effetti su voci e strumenti allarga lo spazio e dilata le emozioni.

8. Vi sentite più una band “da studio” o “da palco” quando scrivete nuovi pezzi?

Per noi non esiste uno senza l’altro. Amiamo il lato più “nerd” dello studio dove emerge la nostra mania per i suoni e la produzione e dove potremmo stare anni interi (come facciamo di fatto), ma poi siamo animali da palco. Non potremmo stare senza vedere l’effetto che queste canzoni fanno sulla faccia della gente, negli abbracci di chi si canta in faccia le nostre canzoni sotto il palco, nei cartelloni e nell’incontro con chi ci vuole bene. Inoltre, amiamo il clima del tour che ormai dopo 16 anni è diventato la nostra “seconda casa”.

9. “Tempi Forti” affronta temi come fragilità, salute mentale, solitudine e relazioni: quanto è stato complesso entrare in questi argomenti?

È stato naturale. Oltre che musicisti, siamo genitori, professori, educatori, mariti, mogli e amici e le nostre vite sono permeate di relazioni in cui si vivono queste problematiche, quindi è stato come accendere una luce sugli argomenti che stiamo vivendo e di cui vorremmo si parlasse con meno superficialità. Conosciamo bene le dinamiche delle sofferenze di cui parliamo perché o direttamente o indirettamente ne siamo coinvolti, più che complesso è stato commovente e terapeutico rendere vivi certi percorsi e vederci “entrare” molte persone che ci stanno scrivendo e ringraziando. 

10. In che modo si trasforma la vostra esperienza personale (anche di rinascita) nella scrittura delle canzoni?

Scriviamo solo ciò che viviamo davvero. Difficilmente troverete dogmi o risposte nelle nostre canzoni. La nostra esperienza personale è ovunque e anche quando non trattiamo argomenti strettamente legati a noi, filtriamo quella realtà attraverso la nostra storia. Aver vissuto la tristezza, la noia, la disperazione, la droga, la voglia di morire per quanto tu abbia ritrovato la vita attraverso alcuni valori ti “lascia” vicino ai temi degli ultimi, ti “pialla”, smetti di pensare di aver capito tutto e questo è il nostro posto e il nostro dovere: mantenere viva la memoria della nostra storia per aiutare a tornare a vivere provocando profondità con rispetto in chi ci ascolta.

11. “TokTok” parla del vuoto comunicativo dei social: è una critica o una fotografia del presente?

È una provocazione che facciamo a noi stessi per primi. È nata da un dialogo con mia figlia tredicenne che in uno sfogo mi ha elencato tutta una serie di incoerenze che vedeva nel mondo degli adulti, io non ho fatto altro che ordinarle e musicarle. Credo sia una fotografia del presente e spero possa diventare un “motore” per cercare nuove soluzioni per approcciare all’educazione e all’affrontare certi temi con gli adolescenti.

12. “Brucio se brucia” racconta il rumore della contemporaneità: quanto sentite questo caos nella vostra vita reale?

Purtroppo basta avere uno smartphone, un profilo social, o accendere la TV per far sì che il CAOS sfondi le porte di casa tua, del tuo cuore e confonda, disturbi, turbi e porti disordine. Credo che sia un’esperienza che facciamo tutti e credo che ognuno debba trovare il suo sistema di “fare silenzio” per proteggersi e proteggere chi ama in questo “tempo strano, sospeso, umano che va difeso”.

13. “Ti vedo” parla del bisogno di essere compresi: è uno dei bisogni più profondi della nostra epoca?

Sì. Credo che la piaga del nostro mondo sia la solitudine che porta poi all’ansia, alla depressione e tutte quelle “voci nella testa” che diventano abitudine per gran parte della gente. Abbiamo bisogno che qualcuno “si accorga” di noi, di “essere qualcuno” per qualcun altro, di sapere che esistiamo davvero. “Ti Vedo” apre all’alternativa di non dover per forza aspettare ed elemosinare attenzione dagli altri ma di ritrovare l’amore per sé stessi in profondità facendo noi il primo passo verso l’Amore, amarci per essere amati.

14. Nei vostri brani la dimensione spirituale è sempre presente ma mai “imposta”: come trovate questo equilibrio?

Vivendolo per primi sulla nostra pelle. Quando eravamo tossicodipendenti siamo stati accolti gratuitamente da una suora, Madre Elvira della comunità cenacolo, che non ci ha “imposto” la sua religione per salvarci, siamo stati attratti dal suo esempio, dalla sua libertà, dalla sua felicità. Ecco noi vorremmo che accadesse lo stesso, che la gente ascoltandoci si avvicini alla dimensione spirituale per attrazione non per imposizione.

15. Quanto è importante per voi raccontare la fede in modo universale e non esclusivo?

È fondamentale. La nostra non è una crociata per convertire il mondo al cattolicesimo, è semplicemente una testimonianza di cosa la fede sia per noi e lo facciamo attraverso il nostro talento e i nostri doni. Sarà la musica poi a trovare il modo di attecchire nelle anime sensibili e che stanno cercando quello che stavamo cercando noi. 

16. La vostra storia nasce da un percorso di rinascita molto forte: quanto influenza ancora oggi il modo in cui fate musica?

Come dicevo prima, scriviamo solo ciò che viviamo davvero e la nostra storia è sempre presente nelle canzoni. Aver attraversato momenti difficili ci ha resi più vicini a chi soffre e più consapevoli della complessità della vita. Per questo cerchiamo di trasformare la nostra esperienza in musica che non dia risposte, ma che possa suscitare riflessioni e aiutare chi ascolta a sentirsi meno solo.

17. In che modo la vostra esperienza personale vi ha resi più consapevoli nel raccontare fragilità e dipendenze?

Siamo famiglie normali, con problemi reali, abbiamo scelto di usare la nostra professione per sensibilizzare il mondo verso una attenzione alla spiritualità e alle possibilità che i cammini di fede possono aprire nella vita di ciascuno, quindi niente è facile e questa condizione ci permette di continuare a vivere la precarietà, l’incertezza, la fatica. Non viviamo nell’illusione e i nostri valori non sono bacchette magiche o campane di vetro, quindi il fatto di vivere davvero la concretezza della vita ci permette di soffrire con chi soffre e capirlo benissimo, le sofferenze dei nostri figli e dei loro amici ci insegnano quei dolori, quei passaggi e quelle gioie. Se non vivi niente non racconti niente, se lo racconti è perché lo vivi. 

18. Se “Tempi Forti” fosse un messaggio lasciato a chi lo ascolta tra dieci anni, cosa vorreste che restasse davvero di questo disco?

Anche se stai soffrendo, la tua vita vale la pena di essere cantata, non sei solo, esiste un altro modo. Ti voglio bene esattamente per quello che sei.

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