Vanilla Ninja

Intervista alle Vanilla Ninja, in gara all’Eurovision 2026 per l’Estonia. Sul palco di Vienna porteranno il brano Too Epic To Be True.

A oltre vent’anni dalla loro nascita, le Vanilla Ninja tornano sotto i riflettori dell’Europa musicale con una nuova consapevolezza artistica e umana. Dopo aver conquistato Eesti Laul 2026, il trio estone si prepara a rappresentare il proprio Paese all’Eurovision Song Contest 2026 con Too Epic To Be True, un brano che unisce energia pop-rock e un messaggio profondamente emotivo.

Non è un semplice ritorno: è una rinascita. Dopo l’esperienza del 2005, quando salirono sul palco eurovisivo per la Svizzera, oggi le Vanilla Ninja portano con sé un bagaglio artistico più maturo, in un contesto completamente trasformato, tra tecnologia avanzata, social media e una scena musicale globale in continua evoluzione.

In questa intervista emergono riflessioni autentiche su musica, identità e cambiamento: dal valore dell’Eurovision come momento di unione europea, alla sfida di restare fedeli a sé stesse in un’industria sempre più influenzata dall’intelligenza artificiale. Il loro è uno sguardo lucido, ma anche carico di entusiasmo, che mette al centro la musica come linguaggio universale e come spazio di luce in tempi complessi.

Intervista alle Vanilla Ninja, in gara all’Eurovision 2026 per l’Estonia

C’è un legame particolare tra Estonia e Italia, anche all’Eurovision. Come lo spiegate?

Crediamo che il legame nasca prima di tutto da un sentimento molto semplice: l’amore. Gli estoni amano profondamente l’Italia, e questo vale anche per noi personalmente. L’Italia rappresenta una cultura che affascina per molti aspetti: il cibo, certo – pizza, pasta, gelato – ma anche la lingua, che è incredibilmente musicale e “cantabile”.

L’italiano ha una sonorità naturale che si presta alla musica, e questo probabilmente contribuisce a creare una connessione artistica spontanea. Inoltre, l’Italia ha sempre avuto una forte presenza all’Eurovision con artisti di qualità, e questo rafforza ulteriormente il legame.

Parliamo del vostro brano “Too Epic To Be True”: come è nato e cosa rappresenta per voi?

Il brano non è stato scritto direttamente da noi, ma è stato immediatamente “nostro” nel momento in cui lo abbiamo ascoltato. Ci siamo riconosciute nel suo messaggio in modo istintivo e profondo.

È una canzone d’amore, ma non nel senso più semplice o romantico: parla di un amore “epico”, di quei momenti che sembrano quasi irreali per quanto sono intensi. In un mondo che oggi percepiamo spesso come caotico e oscuro, crediamo sia fondamentale ricordare che esiste anche la luce.

Questa canzone è un invito a riconoscere i piccoli momenti straordinari della vita quotidiana. Sul palco dell’Eurovision, nei tre minuti della performance, il nostro obiettivo è proprio questo: far sì che ogni persona possa ritrovare i propri momenti “epici”.

Tornate all’Eurovision dopo oltre vent’anni: che emozione provate?

È qualcosa di difficile da descrivere, ma siamo felici ed onorate. È davvero “too epic to be true”. Avere la possibilità di partecipare due volte nella vita è già incredibile, ma farlo rappresentando il proprio Paese lo rende ancora più speciale.

Questa volta sentiamo un senso di appartenenza più forte, più radicato. È un’esperienza che viviamo con gratitudine, consapevoli di quanto sia rara e preziosa.

Cosa è cambiato rispetto alla vostra prima esperienza nel 2005?

È cambiato praticamente tutto. Prima di tutto la formazione, perché oggi siamo un gruppo diverso e poi rappresentiamo il nostro paese, l’altra volta eravamo in gara per la Svizzera. Ma soprattutto è cambiato il contesto: nel 2005 il palco era molto più semplice, mentre oggi siamo immersi in una tecnologia impressionante.

Il palco dell’Eurovision oggi è quasi un organismo vivo: uno schermo totale, un ambiente visivo in cui l’artista diventa parte dell’esperienza. È qualcosa di completamente nuovo per noi.

E poi ci sono i social media, che all’epoca non esistevano. Oggi sono centrali nella vita di ogni artista e cambiano completamente il modo di comunicare e vivere un evento come questo.

Che significato ha oggi l’Eurovision per voi?

Oggi l’Eurovision è molto più di una competizione musicale. È uno dei pochi momenti in cui l’Europa si unisce davvero attraverso la musica.

Viviamo tempi complessi, e proprio per questo eventi come questo diventano fondamentali. È uno spazio di connessione, di condivisione, di identità comune.

Per noi, essere parte di tutto questo è un onore enorme. È anche una delle piattaforme più importanti per un artista in Europa.

Sentite pressione dopo il terzo posto dell’Estonia lo scorso anno?

Sì, sentiamo sia pressione che entusiasmo. È naturale voler fare bene, ma abbiamo imparato che il risultato finale non è la cosa più importante.

Ciò che conta davvero è la performance, l’energia che porti sul palco e il messaggio che riesci a trasmettere. Se quello arriva al pubblico, allora hai già vinto.

Avete ricevuto consigli da Tommy Cash?

Sì, lo abbiamo incontrato subito dopo la vittoria a Eesti Laul. Il suo consiglio è stato molto chiaro: restare fedeli a noi stesse. Ci ha detto di non lasciarci confondere da troppe opinioni esterne, di non permettere agli altri di “entrare nella nostra testa”. È un consiglio prezioso, soprattutto in un contesto così esposto.

Come vedete l’evoluzione della musica dagli anni 2000 a oggi?

Una grande differenza è nella libertà di ascolto. Oggi le persone non si limitano più a un solo genere: ascoltano tutto, dal pop al metal, dall’elettronica al rock. In passato, invece, c’era una maggiore divisione per generi. Oggi tutto è più fluido.

Allo stesso tempo, però, c’è anche un lato più complesso: con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, parte della musica ha perso una certa autenticità. Molte cose non sono più create direttamente dall’uomo, e questo a volte si sente. La sfida è trovare un equilibrio tra tecnologia e umanità.

Cosa pensate della musica italiana?

La musica italiana è molto apprezzata da noi. Amiamo i Måneskin, che hanno riportato il rock al centro della scena internazionale. Poi apprezziamo artisti come Angelina Mango ci hanno colpito molto. E ovviamente conosciamo grandi nomi come Andrea Bocelli ed Eros Ramazzotti.

L’Italia ha una tradizione musicale fortissima. Forse è l’atmosfera, forse il caffè… o magari il gelato!

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