Gabriella Martinelli_ph_Enrico Luoni

Tutto Daccapo” è il nuovo album di Gabriella Martinelli, cantautrice e polistrumentista dalle molteplici influenze musicali che s’incontrano in un progetto artistico del tutto originale.

«Ho trascorso lunghe giornate in studio a cercare il mondo. In “Tutto daccapo” mi sono divertita a sperimentare il più possibile con il sound e la scrittura. Non ho mai amato le classificazioni di genere, nella musica come nella vita. Mi presento nelle mie moltitudini e ho voglia di guardare avanti».

Tutto Daccapo” è un album fresco, colorato, carico di rock ed elettronica. Un po’ come la pittura in acrilico, altra grande passione di Gabriella, che si presenta con un’immagine completamente nuova e decisamente più glam.

L’intervista a Gabriella Martinelli Tutto Daccapo

Ciao Gabriella, bentrovata su IMusicFun. Come stai?

Bene grazie, sono felice di essere qui.

Tu hai girato l’Europa da busker. Cosa ti porti di quegli anni e quanto hanno influenzato il tuo approccio alla musica?

Sono stati anni pazzeschi. Ho attraversato la Francia, da Lion a Brest. Sono stata a Berlino, a Madrid e in Marocco. Ho dormito dappertutto, ho imparato a difendermi e ho conosciuto persone meravigliose, che sono poi diventate i personaggi delle mie storie, delle mie canzoni. Partivo perché avevo voglia di scoprire il mondo, di mettermi alla prova con un po’ di sana follia.

La strada è un palco difficile. La gente si ferma ad ascoltarti solo se ha davvero voglia di farlo. Lo fa quando ha la sensazione che tu possa regalarle un’occasione in più per distrarsi dalla frenesia delle giornate. La strada mi ha insegnato l’importanza della connessione con il pubblico.

Mi piace l’idea di fare musica per far stare bene gli altri e vivo, ancora oggi, tutto quello che faccio con grande entusiasmo, come fosse la prima volta. Nei concerti cerco continuamente gli occhi di chi mi è davanti. Difficilmente seguo sempre la stessa scaletta, perché se mi accorgo che non c’è una buona risposta, cerco un’altra via.

Nel tuo nuovo album, “Tutto Daccapo”, racconti di baci e promesse, di viaggi e rinascita. E volgi anche lo sguardo alla società in cui viviamo, con un fare positivo e propositivo. Perché sì, “Si può essere felici”! Qual è il tuo segreto? Oggi, cosa ti rende davvero felice?

Mi rende felice poter fare quello che amo. In questi due anni – per via di quello che abbiamo vissuto – non è stato facile, ma ho cercato di concentrarmi sul bello e di alimentare la mia creatività il più possibile. Ho mangiato tanto, ho trascorso lunghe giornate in studio, ho cambiato città, ho fatto lunghe chiacchierate con mia madre, ho ascoltato tanta musica e ho sperimentato senza pormi limiti. 

Questa canzone, “Si può essere felici”, l’hai scritta a quattro mani con Erriquez della Bandabardò. Com’è nata questa vostra collaborazione e cosa ti ha lasciato quel pomeriggio d’estate?

Erriquez diceva che bisogna fare sempre sogni grandiosi. Era un’anima libera e un uomo dalla grande dignità. Io non ero a conoscenza del suo male. Mi ha dedicato tutto il tempo di cui avevo bisogno fino all’ultimo giorno. A lui piaceva il mio entusiasmo e voleva che “Si può essere felici” arrivasse come un inno alla vita. Nel disco il brano è in due versioni: ho tenuto anche quella del provino per conservare la verità del primo momento.

Un’altra collaborazione è quella con Erica Mou in “Un’altra carezza”: un brano che parla di fantasmi e di “tempo perso a complicarci le cose” ma che, allo stesso tempo, è pieno di speranza perché “mentre tutto passa, quel che resta è un’altra carezza”. Come siete riuscite a fermare la testa, la vostra tempesta?

Ah bella domanda. Non lo so se ci siamo riuscite. La verità è che ci piace perderci nel mondo. Erica è una mia conterranea, ma come me vive ovunque. Ci accomuna la ricerca continua di nuovi stimoli. Lo facciamo per migliorarci, ma anche perché ci piace rischiare. 

In “Paranoie”, invece, condividi con il tuo pubblico una visione anticonvenzionale della società. Secondo te è ancora possibile sfuggire a quel tempo che ci rende “pupazzi con la pelle dura e il cuore a pezzi”?

Siamo schiavi dei numeri e dei tempi veloci. Ci fa tanta paura cadere e siamo sempre di corsa, in gara per un podio che non esiste. “Tutto daccapo” è un disco che parla di libertà e della necessità di non riconoscersi in nessuna definizione di genere. È un album in cui emerge anche il lato più scuro della società, quello che ci vuole tutti eroi e tutti uguali.

PARANOIE è nata dopo una sclerata con un tipo che voleva rifilare a tutti i costi la sua teoria sui calzini, secondo la quale tutti dovremmo essere perfettamente identificabili, plasmabili, appaiati, sul pezzo e mai vulnerabili.

Chi ha deciso che ci si può vestire solo di certi colori? Che ci sono cose “per le femmine” e cose “per i maschi”? Che se fai pop non puoi fare rock? La libertà d’espressione è la cosa più importante al mondo. Basta paranoie. Basta schematizzazioni e lunga vita ai calzini spaiati.

Tra le tue grandi passioni c’è sicuramente la pittura in acrilico. Se “Tutto daccapo” fosse un quadro, come lo immagineresti?

Forse sarebbe un quadro di Picasso: colorato e contemporaneo, ma che non segue le forme canoniche.

Gabriella, grazie per essere stata qui con noi. In bocca al lupo per tutto e buona musica!

Grazie a voi. A presto! Gabriella Martinelli Tutto Daccapo