Mate

La nostra intervista a Mariateresa Amato, in arte Mate, in occasione dell’uscita del singolo “Big mama”, presentato in anteprima a “Una voce per San Marino 2024“.

La cantautrice partenopea si è guadagnata, per il terzo anno consecutivo, l’accesso alla finalissima del contest volto a scegliere il rappresentante della Repubblica del Titano per l’Eurovision, con un brano cosmopolita che unisce sfumature tribali a una ritmica dance e a influenze orientali.

Intervista a Mate

“Big mama” è un brano ricco di contaminazioni provenienti da varie parti del mondo, come si è svolto il processo creativo di questo pezzo?

«Le mie canzoni nascono spesso dai disagi, da un periodo non tanto positivo vissuto la scorsa estate. Mi sono ritrovata a fare i conti con me stessa e quando succede è un po’ come attraversare la cosiddetta selva oscura, quella di Dante, quella un po’ incasinata. Mi sono affidata a questa spinta, a questa sorta di forza vitale che proviene da dentro e che ti consente di capire l’importanza che racchiude la vita in sé. Quindi “Big mama” unisce proprio tutti e unisce anche l’idea delle diverse etnie, di diverse culture, un motivo per il quale è anche un insieme di suoni che hanno diverse origini».

Infatti, la forza di questa canzone è quella di unire più mondi, più culture. Spesso in Italia si tende a seguire le produzioni angloamericane, c’è meno apertura rispetto a suoni afro o arabeggianti. Cosa ti ha spinto, insieme al tuo team, a orientarti verso questi territori sonori?

«L’idea musicale che abbiamo utilizzato come reference è stata quella di Loreen, che ha vinto per ben due volte l’Eurovision Song Contest. Lei mi piace tantissimo, i suoi brani non sono mai banali a livello sonoro e sono molto europei. Dato che stavamo creando appositamente questo brano rivolgendoci ad un pubblico europeo e non prettamente italiano, siamo partiti da lì, attraversando questi territori e in automatico abbiamo virato verso la musica tribale. Ci siamo buttati anche un po’ d’istinto e così, man mano, è venuta fuori anche la parte arabeggiante, suggerita dai miei vocalizzi. Infine, lavorare insieme ai percussionisti senegalesi mi ha fatto capire che abbiamo qualcosa in comune, il modo di vivere la musica con quel ritmo, quella carica che viene un po’ anche da dentro e che ci lega in qualche modo alla terra».

Sei reduce dalla terza edizione consecutiva di “Una voce per San Marino”, qual è il tuo personale bilancio di queste tre annate sammarinesi?

«È stata per me una scoperta, non solo perché si trattava di un Festival nuovo, ma ha rappresentato una specie di mia rinascita. Il primo anno ho partecipato con il brano “DNA” in modo goliardico per divertirmi, perché ero reduce come tutti da due anni difficili, quelli del Covid, ma ero anche reduce da due gravidanze ravvicinate, avevo appena avuto due bimbi e il più piccolino non aveva nemmeno un anno. Si è trattato di un modo per rimettermi in gioco, perché la società almeno italiana non aiuta spesso noi donne, diciamola così, per non essere un po’ più rigidi. Ho partecipato e mi sono trovata in finale e, quando ho vinto anche il Premio della Critica, l’ho interpretato come un segnale positivo, come un restart. San Marino mi ha regalato in questi tre anni una nuova consapevolezza, fino ad arrivare a quest’ultima performance di “Big mama” che, onestamente parlando, reputo sia la più completa in assoluto».

Per concludere, considerando il tuo essere sia cantante che attrice, come si dice spesso in gergo, un’artista completa… mi sorge spontaneo chiederti: che significato attribuisci alla parola “artista”?

«La parola l’artista è una parola che racchiude tante cose, tante sfumature, tante staccettature, nel senso che un artista è una persona che porta su di un palco davanti una macchina da presa, una telecamera, in primis la sua personalità che deve essere spiccata, altrimenti non c’è carattere. Poi entra in gioco l’esperienza, l’essere un professionista, l’aver studiato tanto tempo, l’aver fatto tanta gavetta. L’essere artista è anche un modo di vivere il palco con divertimento, con verità e con tanto istinto. Lasciarsi andare, nonostante la preparazione alle spalle».

Videointervista a Mate