La nostra intervista a Davide Napoleone, in arte Napoleone, a ridosso dell’uscita dell’Ep “Va’ e torna”, fuori per INRI / Virgin Music Italia a partire dallo scorso 24 novembre.
Questo nuovo progetto del cantautore campano è composto da otto tracce prodotte da Giordano Colombo, si arricchisce di tre inediti, oltre che ai singoli già pubblicati.
Ecco la tracklist dell’Ep:“Hitmania” feat. Guè e Mixed by Erry, “Lady bellezza”, “Apper’”, “Lacrime a mare”, “Appuntamento al lungomare”, “Romantico Noir”, “Io, tu e l’estate” e “Anna è tornata”.
Intervista a Napoleone
Partiamo dal tuo nuovo Ep “Va’ e torna”, come si è sviluppato il processo creativo di questo progetto?
«”Va’ e torna” nasce negli ultimi due/ tre anni dopo un periodo abbastanza intenso come autore e produttore per altri artisti. Ho avuto l’esigenza di raccontarmi e di raccontare parte della mia storia fino a qui. Oltre ai brani raccolti nell’ ep ci sono altri singoli fondamentali che hanno fatto parte di questo percorso: “Amalfi”, “Povera femmina” , “il giardino di Maddalena” , “Porta pacienza” . Nel 2016 ho dovuto per forza di cose distaccarmi dalla mia terra e dalle mie radici per poter trovare la mia strada. Ho iniziato a scrivere queste canzoni un po’ per metabolizzare questo distacco. È una storia molto comune, “Va ‘ e torna” la descrive molto bene».
A cosa si deve la scelta del titolo e dell’immagine raffigurata nella copertina curata da Carmen Gallo?
«Per il titolo avevo bisogno di qualcosa che potesse sintetizzare il concetto di viaggio che stavo provando a descrivere con le canzoni. Un viaggio di cui non si ha ben chiara la rotta ma che ad ogni modo aiuta anche a riportarti a casa. Ho scelto “Va’ e torna “, una frase che da bambino leggevo spesso su alcune immagini votive appiccicate sui cruscotti delle auto. L’immagine della sirena invece è un chiaro riferimento al viaggio dei viaggi: l’odissea. Le leggende locali raccontano che la nascita del golfo di Napoli e Salerno siano proprio opera delle tre sirene che tentarono di incantare Ulisse».

Di questo progetto colpiscono i vari stili di scrittura, tipologie diverse tra loro. Che tipo di approccio c’è stato nei confronti dei testi e della struttura delle canzoni?
«Ti ringrazio per la domanda. Fin da subito ho immaginato un disco che potesse contenere un po’ tutte le sfumature della mia scrittura. È stato stimolante perché grazie a questo esperimento ho scoperto anche altri modi di affrontare la stesura di un testo piuttosto che di un arrangiamento. Mi sono immaginato la tracklist anche in funzione del live, alternando brani intimi a brani più danzerecci. L’intenzione era di trovare il giusto equilibrio tra la canzone d’autore e una dimensione più da band funk, soul vecchio stampo. Come diceva qualcuno “la musica è una cosa seria ma deve anche far ballare”».
Dal punto di vista musicale, che tipo di lavoro c’è stato dietro la scelta del sound insieme al producer Giordano Colombo?
«Il sound è qualcosa a cui sto lavorando da diversi anni. Oltre a Giordano che ha prodotto e suonato la batteria in tutti i brani c’è anche l’apporto di musicisti bravissimi come Riccardo (Deepa) Di Paola, Flavio Scopaz ecc. Gli arrangiamenti nascono più da un concetto di jam. La produzione del brano avviene praticamente suonando e risuonando insieme finchè non viene fuori il giusto Groove tra le parti. Da li poi si può iniziare a ragionare alla scelta dei suoni. La sezione ritmica è fondamentale e in questo Giordano da batterista / produttore ha una marcia in più. Tutto ciò che registriamo in studio viene suonato dal vivo e immaginato già su un palco».
Quali feedback ricevuti in questi giorni ti hanno maggiormente colpito? Mi riferisco in modo particolare ai tre pezzi inediti…
«Ho avuto un ottimo riscontro su “Apper”, un brano che ho sempre reputato abbastanza difficile da interpretare. L’unico scritto interamente in dialetto e con delle dinamiche un po’ pazze. Ecco! Questo è un brano che ho fin da subito immaginato per il live. L’anno scorso addirittura per una data del tour l’ho “provato” con la band sul palco ancora prima di registrarlo. Mi ha anche colpito il successo radiofonico di Hitmania, alcuni importanti network lo hanno messo in rotazione ed è una gran figata. Ho ricevuto invece davvero molti apprezzamenti per “Lady Bellezza”, un omaggio al primissimo cantautorato italiano, mi sono ispirato a Fred Bongusto».
Quali skills pensi di aver maturato durante la realizzazione di questo Ep rispetto ai precedenti progetti?
«Grazie a questo Ep ho acquisito molta più dimestichezza con la mia voce e con la chitarra. Rispetto a progetti precedenti, dove il mio lavoro in studio è stato semplicemente da autore o arrangiatore, ho iniziato a scrivere ragionando sul fatto che sarei stato io poi ad interpretare quei brani e non altri. Mi sono concentrato molto di più su aspetti tecnici che riguardano la performance. Adesso riesco a sentirmi “quasi” a mio agio su un palco. Principalmente ho riscoperto il piacere di suonare, di vivere la sala prove e il confronto con i musicisti».
A partire dal 14 dicembre sarai in tour nei principali club italiani, che tipo di spettacolo dobbiamo aspettarci?
«Il tour partirà il 14 dicembre da Torino (Hiroshima mon amour) città che ormai è diventata la mia seconda casa da un po’ di anni. Sarà uno show molto fedele al lavoro fatto in studio con Giordano ma con dinamiche chiaramente diverse. Sul palco saremo in 4, con una formazione classica (Batteria, chitarra , basso , tastiere ). Suoneremo l’ep “Va’ e torna” e ci sarà anche qualche sorpresina. Ci divertiremo».
Per concludere, considerato il tuo background, cosa aggiunge “Va e torna” al tuo percorso e in che fase artistica senti di essere arrivato?
«Credo possa valere come un buon punto di partenza per una carriera da cantautore. Ho scritto queste canzoni in una fase di crescita un po’ particolare, quella in cui di solito ti chiedono di scegliere “che tipo di adulto vuoi essere“ (ovvero tra i 28 e i 30 anni). Mi piacerebbe partire da qui, avevo bisogno di mettere un punto. “Va’ e torna” non mi ha fatto capire che tipo di adulto voglio essere ma mi ha fatto fare pace con una buona parte della mia adolescenza e mi ha aiutato a trovare un senso al mio percorso fino a qui».
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.
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