Giorgio Mannucci

Già disponibile in tutti i digital store, “Nelle Tue Scarpe” (Blackcandy Produzioni) è il nuovo singolo di Giorgio Mannucci: un omaggio alla sua Livorno e, allo stesso tempo, un invito a non dimenticare.

Il brano – scritto a quattro mani insieme al produttore artistico torinese Ale Bavo – esce oggi, venerdì 9 settembre, e la data non è affatto casuale. “Nelle Tue Scarpe” racconta infatti ciò che avvenne dopo l’alluvione che colpì Livorno il 9 settembre 2017: un evento tragico, che provocò morti e danni incalcolabili alle abitazioni.

“Nelle tue scarpe è la canzone di una vastità di individui: un numero indecifrabile di persone che un giorno, dinanzi alla tragedia, si trasforma in comunità. Un esercito di persone di tutte le età, che si trasforma in un unico grande individuo per salvare la città. Quando – come tantissimi altri livornesi e non solo – mi gettavo nelle zone colpite dall’alluvione per dare una mano, spesso mi voltavo e tra le macerie vedevo soltanto sorrisi, sguardi di gente distrutta e affaticata, ma che non ne sentiva il peso.

Intervista a Giorgio Mannucci

Ciao Giorgio, bentrovato su IMusicFun. Come stai?

Tutto bene Lorenza, grazie! Felice di ritrovarti.

Il 9 settembre è una data molto importante per la città di Livorno. E proprio oggi esce il tuo nuovo singolo, “Nelle tue scarpe”. Cosa ti ha spinto ad affrontare una tematica così tanto delicata e dolorosa come l’alluvione del 2017?

I giorni seguenti all’alluvione successe qualcosa di miracoloso, per certi versi. Per scacciare i mostri della tragedia – che portò morte e danni incalcolabili alle abitazioni – la popolazione si fece comunità e uscì in maniera del tutto istintiva dalle proprie case, armata di pala e stivali, per andare ad aiutare le persone che erano state colpite dal tremendo acquazzone. Un giorno, in un cortile di un palazzo di Ardenza – uno dei quartieri più colpiti dall’alluvione – credo fossimo almeno un centinaio. Questo moto collettivo mi spinse a dedicarmi a questa canzone.

Ci parli un po’ del titolo di questa canzone? Cosa rappresentano per te le scarpe?

Le scarpe, gli stivali pieni di fango, in quei giorni furono un po’ il simbolo di questa resistenza. Ho immaginato che la gente potesse imprigionare dentro le proprie scarpe tutta la disperazione e la tristezza di quei giorni. Per andare avanti e camminare.

Re-indossando quelle scarpe, oggi cosa provi?

Sai che non le ho mai più re-indossate? Sono lì nel terrazzo a prendere il sole. Hanno dato tanto in quei giorni. Hanno bisogno di riposo.

L’essere umano ha la memoria corta e tende facilmente a dimenticare gli insegnamenti della vita. Tu credi davvero che, in qualche modo, questi eventi possano aiutarci a diventare delle persone migliori?

Lo credo, ma è necessario ricordarcelo spesso, perché – come hai detto tu – l’essere umano dimentica facilmente. Questa è un po’ anche la funzione della canzone, che proprio nel finale chiede di passare le proprie scarpe, ovvero il testimone, a chi verrà dopo.

In questa canzone c’è tanto dolore, ma anche tanta speranza. Ed è molto bello il focus che fai sul concetto di comunità: “Il fiume adesso è fatto di persone che non hanno un nome, soltanto volontà. Ora sei vicino a me, anche se non so chi sei. Non fa male la marea”. C’è un’immagine del post-alluvione che ti è rimasta impressa e che, ancora oggi, ti smuove dentro qualcosa?

Ho scene abbastanza devastanti, che evito di raccontarvi e tengo qui con me. In quei giorni fummo assediati da un turbinio di emozioni, tutte diverse. Dai momenti di forte tristezza a quelli di speranza e voglia di andare avanti, da quelli di frenesia a quelli di raccolta. Sicuramente quella di “Furio” è stata una delle scene più belle, che porterò con me per sempre.

Ci parli un po’ di Furio, l’ex capocantiere che dona sorrisi e mele?

Eravamo in quel cortile di cui ti parlavo prima. Tra i lavoratori c’era anche un signore anziano, che ovviamente faceva più soste di tutti. Ma quando si fermava, si comportava come un capocantiere e dirigeva in un modo tutto suo i lavori. I ragazzi un po’ ci ridevano su e un po’ lo stavano ad ascoltare.

A un certo punto l’ho visto con delle mele in mano, che distribuiva tra i volontari, e subito dopo ci rifocillava ad uno ad uno con dei pezzi di pizza, arrivati da una pizzeria che si era offerta volontariamente di saziare i lavoratori. Ci passavamo pezzi di pizza con tutte le mani fangose e, nel frattempo, ci sorridevamo con gli occhi.

C’è un messaggio in particolare che ti piacerebbe arrivasse forte e chiaro a chi ascolterà questa canzone?

Vorrei che ognuno traesse la sua morale. È una canzone che, logicamente, trae ispirazione da un evento avvenuto nella mia città, ma che purtroppo può avvenire ed è successo ovunque. Ha un valore universale. Vorrei che non dimenticassimo cosa può fare l’essere umano in momenti come questi, per poterlo fare anche nella nostra quotidianità.

Adesso, cosa bolle in pentola? “Nelle tue scarpe” anticipa un nuovo album di inediti?

A novembre uscirà il mio secondo album da solista, che si chiamerà “SCOPRIRE“. Sono passati due anni dall’ultima volta che ho pubblicato un brano nella forma canzone classica. Si trattava di “Ogni notte scoperta”. Nel mentre mi sono dedicato a una progetto che mi ha divertito e che mi ha fatto crescere molto. Si chiama “Musiche per film che non esistono” ed è un progetto dove le musiche e le immagini sono più importanti delle parole.

Adesso, però, ho tanta voglia di farvi sentire questi nuovi 8 brani. Alcuni nascono diversi anni fa, altri sono più recenti, ma non voglio spoilerarvi niente. Se vi è piaciuta “Nelle tue scarpe”, vi consiglio di SCOPRIRE e ascoltare Acquario”, il mio primo disco da solista.

Giorgio, grazie per essere stato qui con noi. In bocca al lupo per tutto e buona musica!

Grazie tante a te. Un abbraccio e un saluto a tutti i lettori di IMusicFun!