Lo Sguardo Critico è la rubrica di iMusicFun che racconta senza sconti il sistema musicale: oggi ci occupiamo di BigMama e della sua risposta a Povia con “Luca è gay“
BigMama ha risposto a Povia: venerdì, sul palco del Concerto del Primo Maggio, la tanto chiacchierata “Luca era gay“, seconda classificata a Sanremo nel 2009, è diventata “Luca è gay” e, tralasciando l’inutilità di un dissing che arriva a ben diciassette anni dall’uscita del brano che si vuole ribaltare, è necessario mettere l’accento su diversi punti che riguardano sia BigMama che questa rilettura.
“Luca è gay” è una brutta canzone, non solo per un fastidioso abuso di autotune e per il riprendere quelle sonorità techno più tamarre passate fortunatamente di moda e che sembrano uscite direttamente dall’autoradio di Er Cipolla in Vacanze di Natale 2000, ma, soprattutto, per il modo di trattare il tema senza alcun tipo di sensibilità. BigMama non fa altro che cavalcare una serie di cliché, stereotipi e luoghi comuni sul mondo gay, in cui il protagonista non viene esaltato per le sue qualità e virtù ma solo per il suo orientamento sessuale: essere gay significa essere per forza perfetti, sembra dirci la rapper napoletana. È come se il valore di una persona dipendesse dal suo orientamento sessuale e questo non significa sposare una causa, ma ridicolizzarla.
È difficile trovare sincerità nel messaggio di BigMama, perché il tutto appare come una mera mossa commerciale, la ricerca di uno slogan facile, uno specchietto per le allodole per la comunità LGBTIQA+ che, inutile girarci intorno, è un target di vendita e agganciarlo, soprattutto oggi, è tra i grandi obiettivi della discografia. Da sottolineare che la canzone uscirà a giugno, proprio nel mese del Pride, e questa scelta spiega molto bene qual è l’intento: approfittare dei carri che la spammeranno ovunque per una quasi disperata rincorsa al successo più agevole, da parte di un’artista che di successi fa una gran fatica a realizzarne anche davanti alla grande visibilità che ha a disposizione.
È, infatti, dalla partecipazione a Sanremo nel 2024 che la Rai ci propina ovunque BigMama, eppure lei continua ad essere molto più personaggio mediatico che artista: non ha un suo pubblico, non fa tournée, gli ultimi tentativi di tormentone – “Bubble gum” e “San Jupinero” – sono passati del tutto inosservati e l’unica sua canzone di successo è, in realtà, una canzone di Alessandra Amoroso a cui lei ha partecipato in duetto, “Mezzo rotto“. Cosa conosce la gente di BigMama se non la sua lotta al bodyshaming, il suo orientamento sessuale, i suoi slogan e il suo ridondante pietismo? Nulla. E questa mossa non si discosta da quello che la rapper ci ha dimostrato finora: cavalcare un argomento, proprio nel momento in cui è di grande attualità, per far parlare di sé.
Tutto questo rende “Luca è gay” una proposta nata solo in nome della convenienza, da una parte per quanto detto finora e, dall’altra, anche perché è facilissimo rispondere a Povia, artista da tempo lontano da radio, tv e, in generale, dal sistema discografico. E qui arriviamo al punto: se “Luca era gay” l’avesse scritta un artista ancora sotto contratto con la Sony, la stessa etichetta discografica di BigMama, oggi lei avrebbe presentato questo dissing sul palco del Primo Maggio? Rifletteteci su, prima di dare credibilità a certi personaggi che sono, appunto, solo personaggi disposti a cavalcare qualsiasi causa per il proprio tornaconto. E spesso, come in questo caso, non fanno altro che ridicolizzare il tema davanti alla totale superficialità con cui se ne servono.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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