Marco Mathieu

Dopo un coma durato 4 anni, è morto Marco Mathieu, stimato giornalista musicale e sportivo e in passato bassista della punk band Negazione.

Aveva 57 anni e da 4 viveva in uno stato di coma vegetativo a seguito di un ictus che lo aveva colpito mentre viaggiava sulla sua Vespa.

Tra le sue opere i libri A che ora è la fine del mondo?, In viaggio con Manu Chao, Il portiere di riserva e OltreNero.

Tifosissimo del Torino, la sua storia aveva colpito anche l’ex mister della squadra granata Sinisa Mihajlovic.

Marco Mathieu

Tra i messaggi di cordoglio, spicca quello di Max Casacci, anima musicale dei Subsonica.

“Marco.

La notizia in città fa il giro da giorni. Dopo 4 anni di coma a seguito di un incidente, il giorno della vigilia, è mancato Marco Mathieu.

Marco, bassista con i Negazione, è stato un musicista di quelli che hanno fatto la Storia. È stato poi manager musicale, giornalista e scrittore. Intellettuale nomade da sempre, Marco Mathieu, per me rappresentava e tutt’ora rappresenta al meglio la figura del viaggiatore. Senza cliché né retorica, spinto da autentica urgenza per l’esplorazione, ha viaggiato tanto fisicamente quanto culturalmente. Il suo primo libro: “A che ora è la fine del mondo” lo ha portato ad un passo dalle trincee dell’atroce guerra jugoslava, dove si è spinto per indagare legami e contraddizioni di giovani musicisti che si ritrovavano armi in pugno a domandarsi notizie di artisti e band che, con tutta probabilità, si ritrovavano sul fronte opposto.

Ha successivamente esplorato la politica nelle tifoserie delle curve, in un momento nel quale certa “Cultura”, storcendo il naso, trovava inopportuno occuparsi di determinati fenomeni. Giusto per citare alcuni esempi.

Io ho avuto la fortuna, ai tempi degli Africa Unite, di averlo al fianco durante viaggi musicali in Irak, Palestina, oltre che in mezza Europa. Ricordo lunghe chiacchierate notturne per tenerci svegli alla guida di un furgone. Ricordo tante cose. Ricordo anche quell’unica ora passata a parlare ad un corpo adagiato sul letto che lo ha accolto per quattro anni, mentre di sicuro il suo spirito esplorava attentamente i confini di un luogo a noi sconosciuto tra la vita e la morte.

Il mio pensiero, oltre che alla sua famiglia, va agli amici che hanno continuato a stargli vicino in questo lunghi anni di silenzio. Non c’è niente che possa testimoniare meglio la grandezza di una persona e di quello che ha vissuto e raccontato.”

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