Nathalie Camper Diem

Nathalie racconta X Factor, la vittoria del 2010, Sanremo e il suo percorso indipendente: “Il talent non può essere visto come consacrazione”.

Nathalie Giannitrapani è stata l’ultima vincitrice di X Factor nell’epoca Rai, un’edizione che nel 2010 le permise di conquistare il pubblico con la sua voce, la sua personalità e soprattutto con le sue canzoni. A distanza di anni, l’artista ripercorre quella esperienza e il successivo approdo a Sanremo in un’intervista rilasciata a Fanpage.it, raccontando anche la scelta di continuare a fare musica seguendo una strada personale e indipendente.

La musica, per Nathalie, è stata un amore nato prestissimo. “A casa avevamo un pianoforte verticale che già a 2 anni tentai di suonare”, racconta, ricordando un’infanzia caratterizzata dalla curiosità verso tutto ciò che producesse musicalità. Dopo lo studio del pianoforte e della chitarra, il canto è diventato progressivamente il centro della sua vita artistica.

Prima di X Factor sono arrivati i concerti nei locali, i concorsi e importanti riconoscimenti come il Premio Demo-Siae e MArteLive. Il talent, invece, è stato un vero salto nel vuoto: “X Factor fu il mio salto di fede. Mi dissi: ‘Proviamo a fare questa cosa, senza troppe aspettative’”.

Nathalie e X Factor: “Volli portare una canzone mia”

La partecipazione alla quarta edizione del programma aveva per Nathalie un obiettivo preciso: uscire dal circuito dei locali e trovare un pubblico più ampio senza rinunciare alla propria identità.

Fondamentale fu la scelta di presentare un brano originale. “Avevo scritto In punta di piedi, in cui credevo fortemente, e volevo portarlo su un grande palcoscenico”, spiega. “Fui io a sdoganare la pratica degli inediti. La prassi era portare i brani di altri autori, mentre io cantai un mio pezzo”.

Nel programma Nathalie finì nella squadra di Elio, artista che considerava una garanzia proprio per la sua attenzione all’originalità. “Con me è stato sempre molto presente e carino, soprattutto dopo il programma”, racconta.

La vittoria arrivò dopo tre mesi vissuti lontano dal mondo esterno. Un’esperienza molto diversa da quella che oggi conoscono i concorrenti dei talent: “Non avevamo telefoni, internet, televisore e non potevamo nemmeno ricevere le lettere dai parenti”.

Da X Factor a Sanremo con “Vivo sospesa”

Pochi mesi dopo la vittoria arrivò Sanremo 2011. Nathalie salì sul palco dell’Ariston con Vivo sospesa, conquistando il settimo posto.

Per la cantante, però, la classifica non era la cosa più importante: “Il posizionamento non mi è mai interessato. Stare su quel palco era per me di per sé una vittoria”.

Il Festival fu un’esperienza intensa, quasi travolgente. “Sanremo è un frullatore. Fu come vivere i tre mesi di X Factor in cinque giorni”, ricorda. Tra interviste, prove e appuntamenti, arrivò sul palco stanca, ma con la consapevolezza di vivere un momento irripetibile.

Nathalie ha poi provato nuovamente a entrare in gara. Ci ha riprovato con Claudio Baglioni e, nel 2023, anche con il sostegno di Elio, senza però riuscire a essere selezionata. E per Sanremo 2027? “Mi farebbe piacere riandarci, non lo posso negare”, ammette, lasciando aperta la porta.

“Il talent non è una consacrazione”

La riflessione di Nathalie va però oltre il semplice ricordo televisivo. L’artista considera i talent un’opportunità importante, ma non una garanzia di successo.

“Il talent può essere tante cose diverse”, spiega. “Non può essere un punto d’arrivo, bensì di partenza o di passaggio”.

Secondo Nathalie, uno degli errori più frequenti è confondere la popolarità televisiva con una carriera destinata a durare: “Far coincidere in questa epoca il talent con la consacrazione. Non può essere visto così”.

Oggi la cantante continua a vivere di musica, tra concerti, scrittura e insegnamento. Nel 2024 ha pubblicato Freemotion, un progetto nato viaggiando in camper e lavorando all’aria aperta, sostenuto anche attraverso il crowdfunding.

Il suo percorso, lontano dai riflettori della televisione, resta però fedele a una convinzione precisa: “Vorrei che venisse rispettata la mia natura. Devo rimanere fedele a me stessa”. Una scelta forse più difficile, ma che per Nathalie rappresenta ancora oggi l’unico modo possibile per fare musica con autenticità.

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