Addio ad Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e simbolo assoluto dello sport paralimpico, scomparso all’età di 59 anni. Una figura che ha attraversato lo sport e la cultura popolare come un autentico esempio di resilienza, trasformando il dolore in forza e diventando un punto di riferimento ben oltre le piste e le competizioni.
La famiglia ha annunciato la sua scomparsa con una nota carica di commozione: “Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari”. Dopo il terribile incidente del 2020 in handbike sulle colline senesi, Zanardi era rimasto lontano dalla scena pubblica, affrontando un lungo percorso di cure e riabilitazione. La notizia della sua morte ha immediatamente scosso il mondo dello sport e non solo.
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Zanardi aveva costruito una carriera straordinaria già prima del dramma del 2001, quando un gravissimo incidente al Lausitzring gli costò l’amputazione di entrambe le gambe. Prima ancora, il suo nome era già noto nel motorsport internazionale: Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams, e soprattutto il successo negli Stati Uniti con due titoli CART consecutivi nel 1997 e nel 1998.
Ma la sua vera leggenda nasce dopo. Quello che per molti sarebbe stato un punto finale, per lui diventò un nuovo inizio: la handbike, le Paralimpiadi, quattro medaglie d’oro e una carriera da campione assoluto, con numerosi titoli mondiali e una missione precisa, raccontare che l’impossibile può essere sfidato ogni giorno.
Zanardi non era soltanto un atleta vincente. Era diventato un simbolo nazionale. La sua celebre frase — “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa” — è entrata nell’immaginario collettivo come manifesto di una filosofia di vita.
L’omaggio della musica: da “Ti insegnerò a volare” a “Don’t Stop Me Now”
La forza di Zanardi ha lasciato un segno profondo anche nella musica italiana. Uno degli omaggi più celebri è senza dubbio “Ti insegnerò a volare”, brano firmato da Roberto Vecchioni con Francesco Guccini, ispirato proprio alla sua storia.
Il pezzo è un inno alla resistenza interiore, alla capacità di rialzarsi e alla libertà di continuare a vivere senza lasciarsi definire dalle ferite. Un testo che racconta perfettamente l’essenza di Zanardi: cadere, ma non arrendersi.
Nel 2020, anche il mondo paralimpico gli rese omaggio attraverso una versione corale di Don’t Stop Me Now dei Queen, aperta da Annalisa Minetti e interpretata da atleti paralimpici italiani come simbolo di vicinanza e sostegno.
La lettera di Cesare Cremonini: “Ha cambiato il significato della parola lottare”
Tra i tributi più intensi anche quello di Cesare Cremonini, che in una lettera pubblicata su La Stampa ha raccontato l’impatto umano di Zanardi.
“E poi c’è Alex Zanardi, che la sua storia se l’è scritta da solo e gli appartiene come una poesia, perché nessuna penna può immaginare una vita più forte di tutte le pagine che ne parleranno”.
E ancora:
“L’ha scritta lui, stringendo i pugni intorno a un volante che si è trasformato in un manubrio di carbonio, modificando così non solo il mezzo con cui correre ma il significato stesso di tante parole comuni. Una di queste è ‘lottare’”.
Parole che spiegano bene perché Zanardi sia diventato molto più di un campione: un simbolo culturale e umano.
Con la scomparsa di Alex Zanardi, lo sport perde una leggenda e il Paese una delle sue figure più amate. Ma il suo esempio resta intatto: nei racconti, nelle canzoni, nei giovani atleti che ha ispirato e in chiunque abbia trovato nella sua storia la forza di rialzarsi.
Alex Zanardi non lascia soltanto medaglie o record. Lascia un messaggio potentissimo: vivere davvero significa continuare a correre, anche quando tutto sembra fermarsi.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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