Angelica Bove

Il significato delle canzoni di Tana, il primo album di Angelica Bove, a febbraio in gara a Sanremo 2026 tra le Nuove Proposte con il brano Mattone.

Angelica Bove, il significato delle canzoni dell’album “Tana”

LUI
Parla del peso della solitudine e del bisogno di inventare qualcuno da avere accanto, un uomo immaginario per riempire un vuoto enorme. Tuttavia, andando più a fondo, quella figura prende un altro significato: l’uomo che si cerca nella solitudine ha il volto di qualcuno che non c’è più. Quello che resta è un vuoto ancora più incolmabile e una sensazione di solitudine che sembra non avere fine.

IN GIRO CON LA MACCHINA
Racconta il caos leggero delle relazioni e di una mente che non sta mai ferma. È il ritratto del costante passaggio dalla noia alla distrazione e viceversa, usando l’ironia per coprire sbalzi d’umore continui,la voglia di scappare, di giocare, di provocare, ma sempre senza prendersi davvero sul serio. Tra situazioni quotidiane, pensieri che colpiscono all’improvviso e frasi dette per scherzo, il brano si muove tra il desiderio di connessione e quello di sparire, tra il bisogno di sentirsi ancora piccoli e il sogno di un’isola tutta mia. È confuso, spontaneo e imperfetto, proprio come certi legami che vivo e come me.

ANTIPATICA
Parla del rifiuto di adattarsi e di fingere di essere simpatica per qualcuno che vive tutto con pesantezza. Prendo le distanze, con ironia, da chi giudica, da chi complica le cose e dalle regole ridicole. La stanchezza non è solo fisica, è emotiva: il bisogno di spegnere tutto, staccare la spina, ridere invece di discutere e sparire per un po’ senza spiegazioni. Mentre il mondo litiga, io alzo la musica, mi chiudo in una bolla e me ne tiro fuori. È l’uso del sarcasmo come forma di difesa e della leggerezza come scelta: oggi non ho voglia, e non devo giustificarlo.

TANA
Racconta il desiderio, a volte distorto, di sparire dal mondo e restare in pace con se stessi, anche solo per qualche ora, nella propria tana, e sognare. È una canzone sulla stanchezza emotiva, sul senso di inutilità che a volte si sente addosso e sui rapporti che si spengono senza nemmeno un motivo chiaro. Tra ironia, auto-sabotaggio e voglia di isolamento, ognuno di noi si chiude nella propria tana, si prende spazio e si concede una vacanza dal mondo esterno.

BENE COSÌ
Parla di trovarsi e perdersi, di legami che finiscono proprio nei momenti in cui sembrava tutto più fragile. È una canzone sull’accettazione della fine, sul dolore che accompagna le rotture e su come il destino scelga sempre i momenti peggiori per farle accadere. Tra confusione, addii improvvisi ed emozioni che scivolano via, resta la consapevolezza che certi legami lasciano segni indelebili, anche quando tutto sembra finito.

SANTA
Tra ironia e disagio, racconta l’isolamento come forma di difesa: le persone che fanno del male, la paranoia che si attacca addosso, la difficoltà di “aggiustarsi” come ci si ripromette sempre. Tra pensieri caotici e alti e bassi, resta la consapevolezza che non ne va una giusta e va bene così.

SCHERZO RIDI STUPIDO
Parla di quanto velocemente siamo capaci di innamorarci di qualcuno e di come, alla stessa velocità, siamo capaci di dimenticarlo, dei giochi di distanza e vicinanza che l’amore porta con sé. Racconta il desiderio di colmare i silenzi dell’altro, di dire al suo posto le parole che non osa dire, insieme alla voglia di provocarlo, per vedere quanto possa essere piccolo di fronte ai propri sentimenti. Tra baci, litigi scherzosi e riflessioni sul cuore come muscolo elastico, emerge la consapevolezza che l’amore può essere dolce, complicato e fragile allo stesso tempo.

MATTONE
Mattone rappresenta il peso insopportabile di due lutti che hanno segnato in modo tragico e definitivo la mia vita. È il racconto del disagio di convivere con un dolore più grande di me, all’interno di un sistema che ho sempre percepito come incapace di accoglierlo. Un dolore che mi ha resa fragile e inerme nel mio rapporto con il mondo, con me stessa e con la perdita. Parla di un’impotenza che, all’inizio, mi ha strappato la voce, ma che col passare del tempo me l’ha riscritta, facendomi morire e poi rinascere.

MI RITROVERAI
Parla di lasciar andare, di augurare il meglio a chi si ama, anche quando il cuore vorrebbe il contrario, perché forse è proprio questo l’atto d’amore più autentico. Racconta il dolore e la tenerezza di un legame che resiste solo in piccoli angoli dell’universo, tra ricordi da riscrivere e preoccupazioni da combattere.

Credits:
Federico Nardelli (Compositore e Paroliere)
Matteo Alieno (Compositore e Paroliere)

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