Beatrice Venezi impugna lo stop del Teatro La Fenice definendolo “nullo e discriminatorio”. Il sovrintendente Colabianchi replica: “Nessun contratto firmato, siamo tranquilli”.

È diventata una vera e propria disputa legale la vicenda che coinvolge il Teatro La Fenice di Venezia e la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. La musicista ha infatti impugnato la decisione della Fondazione di interrompere la collaborazione, definendo il provvedimento “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”.

Secondo la sua posizione, il rapporto professionale sarebbe ancora valido e pienamente operativo, con un contratto che prevederebbe attività fino al 2030.

La replica del Teatro La Fenice: “Nessun contratto firmato”

Dall’altra parte arriva la risposta del sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha respinto ogni contestazione con toni netti.

Noi non abbiamo nessun contratto firmato. Siamo totalmente tranquilli e risponderemo nelle sedi opportune”, ha dichiarato, aggiungendo che la Fondazione è pronta a difendersi sul piano legale.

Colabianchi ha inoltre escluso, almeno per ora, la possibilità di un accordo economico con la direttrice: “Assolutamente sì, non ci sono margini in questo momento”.

Le origini della rottura: tensioni e dichiarazioni controverse

La decisione di interrompere la collaborazione era stata presa lo scorso 26 aprile, dopo settimane di tensioni interne e proteste.

A pesare sarebbe stata un’intervista rilasciata dalla direttrice a un quotidiano argentino, nella quale aveva criticato la struttura interna dell’orchestra, sostenendo che fosse “un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”.

Una dichiarazione che aveva generato forte dibattito e contribuito ad alimentare un clima già complesso all’interno della Fondazione.

Nella lettera inviata tramite i propri legali alla Fondazione, la direttrice ribadisce la volontà di proseguire il proprio incarico, sostenendo di non aver ricevuto contestazioni precise o adeguatamente motivate.

Secondo la difesa della musicista, le ragioni del recesso sarebbero “generiche” e non sufficientemente dettagliate, rendendo il provvedimento contestabile sul piano giuridico.

Il contratto, secondo quanto riportato, sarebbe un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa valido dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030.

Una battaglia legale ancora aperta

La vicenda non si è ancora conclusa. I legali di Venezi hanno annunciato che verranno valutate ulteriori azioni a tutela della propria assistita, mentre la Fondazione si prepara a rispondere formalmente alla contestazione.

Nel frattempo, il sovrintendente ha lasciato aperta anche l’ipotesi futura di una nuova direzione musicale, ma con prudenza: “Valuteremo con calma le figure più adatte a portare valore aggiunto al teatro”.

Il caso tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice resta dunque aperto, con posizioni distanti e una possibile battaglia legale all’orizzonte. Tra accuse di illegittimità e difese contrattuali, la vicenda si inserisce in un momento delicato per la programmazione e la governance del celebre teatro veneziano.

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