Beatrice Venezi parla della vicenda del Teatro La Fenice di Venezia e guarda al futuro. Dalla battaglia legale ai nuovi progetti internazionali, passando per autocritica, innovazione e musica classica.

Voltare pagina, senza dimenticare. È questo il messaggio che emerge dalla lunga intervista rilasciata da Beatrice Venezi all’Adnkronos, la prima dopo la conclusione del controverso rapporto con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. La direttrice d’orchestra racconta una fase della sua vita segnata da tensioni, polemiche e battaglie legali, ma anche dalla volontà di ripartire con nuovi progetti artistici internazionali.

“Vorrei dimenticare Venezia”

Il desiderio della direttrice è quello di guardare avanti, pur senza rinunciare alla tutela delle proprie ragioni.

“Vorrei dimenticare Venezia. Nel senso che sono proiettata a costruire, non a distruggere. Sono sempre stata così”, afferma Venezi, spiegando come oggi il suo obiettivo sia concentrarsi sulla musica e sui nuovi impegni professionali.

La vicenda con il Teatro La Fenice, culminata nell’interruzione della collaborazione dopo mesi di contestazioni, rimane però aperta sotto il profilo giudiziario.

“Ho fiducia nella magistratura. Sono sicura che anche questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità”, sottolinea.

La ripartenza passa dall’estero

Archiviata la difficile esperienza veneziana, Beatrice Venezi guarda soprattutto al panorama internazionale. Tra gli appuntamenti più importanti ci sarà il ritorno in Russia, dove debutterà a Novosibirsk dirigendo “La Traviata” di Giuseppe Verdi.

“Sono molto contenta di questa opportunità”, racconta la direttrice, aggiungendo di stare studiando il russo: “Credo che arrivare in un Paese conoscendone la lingua significhi entrare più profondamente nella cultura e nel rapporto con le persone con cui si lavora”.

Confermati anche gli impegni in Georgia, dove prenderà parte a un festival con diversi concerti tra agosto e settembre.

Non solo podio: libri e nuovi progetti

Il presente di Venezi non si limita alla direzione d’orchestra. Parallelamente alla carriera musicale sta lavorando anche sul fronte editoriale.

“Sto scrivendo due libri contemporaneamente e ho aperto un blog sul mio sito. È un lavoro intenso, ma sento il bisogno di raccontare e approfondire alcune riflessioni maturate in questi anni”, spiega.

L’autocritica sulla vicenda Fenice

Nel corso dell’intervista non manca una riflessione personale su quanto accaduto.

“So che sono stati fatti tanti errori da parte di tutti. Se tornassi indietro affrontarei le cose in modo diverso, oppure forse non le affronterei proprio”, ammette.

Secondo Venezi, in quei mesi fu incoraggiata ad andare avanti dalle istituzioni.

“Quando ti dicono ‘continua, resisti’ e te lo dice il sindaco, il sovrintendente e il ministro della Cultura, pensi che quella fiducia abbia un significato concreto”, osserva.

Oggi, però, prevale una nuova consapevolezza.

“Ho sviluppato una maggiore resilienza e una nuova conoscenza di me stessa. Credo che un’altra persona sarebbe uscita annichilita da una situazione simile”.

“Mi ha ferito la ferocia delle persone”

Tra gli aspetti più dolorosi, Venezi indica il livello dello scontro pubblico.

“Mi sono sentita ferita dalla ferocia con cui si è cercato di colpire non solo la professionista, ma anche la persona”, racconta.

La direttrice ritiene che le critiche abbiano spesso superato il piano artistico.

“Credo che ci siano state componenti ideologiche, politiche, generazionali e anche di genere. Sarei stata la prima donna direttore musicale nella storia della Fenice”, afferma.

L’errore di esporsi politicamente

Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto tra arte e politica.

“Probabilmente è stato un errore espormi politicamente”, riconosce.

Oggi la sua visione è cambiata.

“Se tornassi indietro terrei per me alcune convinzioni personali e resterei maggiormente nel mio ambito musicale”, confessa.

La musica classica deve parlare ai giovani

Guardando al futuro, Beatrice Venezi ribadisce la necessità di innovare senza tradire la tradizione.

“La musica deve continuare a vivere e, per farlo, deve trovare nuovi linguaggi e nuovi strumenti per arrivare alle persone”, spiega.

Tra le idee che sta sviluppando c’è quella di affiancare immagini, tecnologia e perfino intelligenza artificiale alla musica sinfonica per renderla più accessibile al grande pubblico.

Grande attenzione anche alla formazione delle nuove generazioni.

“Si sta perdendo la scuola dell’opera italiana. Mi piacerebbe creare un luogo dove recuperare il modo italiano di scrivere e interpretare l’opera”, conclude.

La direttrice d’orchestra, dunque, prova a lasciarsi alle spalle uno dei momenti più complessi della sua carriera con un messaggio chiaro: “Io sono sempre stata orientata alla costruzione. La musica è creare qualcosa che rimane. È quello che voglio continuare a fare.”

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