Blanco 2026

Blanco si confessa a Vanity Fair: dalla rabbia al ritorno a scuola, fino alla rinascita personale e artistica. Tutte le sue dichiarazioni.

«Ricordo un pomeriggio d’inverno… ero seduto sul divano, senza cellulare, a fissare il vuoto», racconta. «A un certo punto ho preso l’albero di Natale e l’ho buttato giù dalle scale. Poi mi sono messo in un angolo e ho pianto a dirotto».

L’artista descrive un rapporto intenso con le proprie emozioni: «Col tempo e con l’analisi, ho imparato a rispettare la mia rabbia. È genuina, perché non la sfogo sugli altri».

E aggiunge: «Nella vita le ho sempre più prese che date. Con la rabbia faccio male solo a me stesso. E a volte mi è capitato di farmi molto, molto male».

Crescere fa paura: il nuovo album

Blanco parla anche del suo nuovo progetto musicale, simbolicamente legato all’infanzia: «Ho scelto una foto con mia madre, scattata da mio padre quindici anni fa. Mi trasmette innocenza».

Ma chiarisce: «Non voglio tornare a essere innocente. Sto provando a farmi accettare per come sono». E confessa: «Crescere non significa essere più liberi… anzi, crescere fa un po’ paura».

Sul rapporto tra giovani e politica, il cantante è diretto: «Il problema non è l’astensionismo, ma la mancanza di fiducia. Non conta ciò che i politici dicono, ma quello che non dimostrano».

Infine, la scelta di tornare a studiare: «È come se avessi buttato giù la casa per ripartire dalle fondamenta».

E conclude con una riflessione: «Gli scienziati sono i veri artisti della storia, perché distruggono certezze per creare qualcosa di nuovo».

L’intervista completa è disponibile sul numero di Vanity Fair in edicola dal 18 marzo e sul sito vanityfair.it

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