Si è spento a 82 anni Brian Wilson, leggendario fondatore e mente creativa dei Beach Boys, uno dei più grandi innovatori della musica del Novecento. La notizia della sua morte è stata diffusa dalla famiglia attraverso un comunicato: “Siamo senza parole. Vi preghiamo di rispettare la nostra privacy. Sappiamo di condividere il nostro dolore con il mondo”. La causa del decesso non è stata resa nota, ma Wilson soffriva di demenza, diagnosticata nel 2024, poco dopo la morte della moglie Melinda Ledbetter, sua compagna e ancora di salvezza per trent’anni.
Compositore, produttore e arrangiatore, Brian Wilson ha trasformato il pop in un linguaggio artistico complesso, fatto di armonie celestiali, arrangiamenti innovativi e un’emotività profonda. La sua visione sonora ha spinto il genere ben oltre i confini dell’intrattenimento, rendendolo espressione poetica. Con capolavori come Pet Sounds (1966), Good Vibrations, God Only Knows e Wouldn’t It Be Nice, Wilson ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica. Paul McCartney lo ha definito “il più grande compositore vivente”, e i Beatles stessi si sono ispirati a lui per Sgt. Pepper’s.
Ma dietro il genio si celava un uomo tormentato. Cresciuto in California sotto la guida oppressiva di un padre violento, Brian fu segnato da problemi di salute mentale fin dalla giovinezza: sordo da un orecchio, fragile psicologicamente, soggetto a crisi, abbandonò le tournée nel 1964 per concentrarsi sulla produzione in studio. Il fallimento del progetto Smile, pensato come l’opera pop definitiva, contribuì al suo crollo psicologico. Seguì un lungo periodo di depressione, abusi di droga e alcol, disordini alimentari e isolamento.
Negli anni ’80, sotto la guida controversa dello psicoterapeuta Eugene Landy, Wilson tentò un ritorno, ma fu solo grazie all’amore della moglie Melinda, conosciuta mentre vendeva Cadillac, che riuscì davvero a ricostruire se stesso. I due si sposarono nel 1995 e adottarono cinque figli. Fu lei a sostenerlo nel completamento, nel 2004, di Smile, il capolavoro incompiuto degli anni ’60, che venne accolto con entusiasmo e gli valse anche un Grammy Award.
Nel 2014, la sua storia è stata raccontata nel film Love & Mercy, con Paul Dano e John Cusack nei suoi panni, pellicola che ha saputo rappresentare con delicatezza il tormento e la bellezza del suo genio.
I Beach Boys, fondati con i fratelli Carl e Dennis, il cugino Mike Love e l’amico Al Jardine, rappresentarono negli anni ’60 l’essenza del sogno californiano: spiagge, surf e libertà. Ma dietro quel sole si nascondeva l’oscurità interiore di Wilson, che seppe trasformare il dolore in melodia. La sua musica è stata un rifugio, un’esplorazione dell’anima, una forma di guarigione condivisa.
Nel corso della sua carriera, Brian Wilson ha firmato decine di successi e venduto oltre 100 milioni di dischi. Il suo stile, influenzato da Chuck Berry e Phil Spector, ha influenzato artisti di ogni generazione, dai Beatles ai Radiohead, ed è entrato nella memoria collettiva con la forza di un inno generazionale.
Oggi lo piangono la sua famiglia, i fan di tutto il mondo e tutti coloro che hanno trovato conforto nelle sue note. La sua parabola artistica – fatta di luce e buio, di cadute e rinascite – resta una delle più toccanti della storia della musica.
In God Only Knows scriveva:
“Solo Dio sa cosa sarei senza di te”.
Oggi siamo noi a dirlo a lui. Senza Brian Wilson, la musica è un po’ più sola. Ma infinitamente più ricca grazie al suo passaggio.

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