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Fedez critica rapper, artisti e vip vicini alle proteste e denuncia opportunismo e lancia una possibile frecciata a Marracash.

Fedez interviene nel dibattito sulle proteste che stanno attraversando l’Italia e lancia una dura critica agli artisti e ai personaggi pubblici che hanno espresso solidarietà ai manifestanti. Con un lungo intervento pubblicato sui canali di Pulp Podcast e firmato con il suo nome all’anagrafe, Federico Lucia, il rapper mette in discussione la sincerità di alcune prese di posizione, accusando una parte del mondo dello spettacolo di sfruttare la rabbia sociale per ottenere visibilità.

Il messaggio, accompagnato dalla canzone Noi no degli Articolo 31, parte dalla sua esperienza personale e professionale, per poi allargarsi a una riflessione sul rapporto tra successo, ricchezza e diseguaglianze.

Fedez contro i rapper vicini alle proteste

Fedez racconta di conoscere bene il percorso che può portare un artista dalla periferia al successo economico e alla conquista di uno status sociale diverso. «Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l’ho vissuta tutta», scrive, ricordando tanto la frustrazione delle origini quanto la soddisfazione di raggiungere una posizione privilegiata.

Da qui nasce la sua critica ai colleghi che oggi si schierano con i manifestanti, senza interrogarsi, secondo lui, sulle contraddizioni del proprio ruolo. Il rapper contesta l’idea di presentarsi come parte integrante di una protesta quando si appartiene ormai a un mondo economicamente e socialmente distante da quello di chi scende in piazza.

La possibile frecciata a Marracash

Tra i passaggi più discussi del post c’è quello rivolto a un artista che Fedez non nomina direttamente. Il riferimento sembra essere Marracash, che nel 2019 partecipò alla Prima della Scala insieme a Elodie e che recentemente ha espresso la propria posizione sulle mobilitazioni.

Fedez critica chi, dopo aver frequentato contesti istituzionali e mondi esclusivi, sostiene oggi forme di protesta radicali. «Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo», scrive.

L’identificazione con Marracash resta un’interpretazione del passaggio, dal momento che Fedez non fa il suo nome.

«I manifestanti non sono Pokémon da scagliare»

Il cuore dell’intervento riguarda il rischio che la protesta diventi uno strumento di autopromozione. «I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuova audience», afferma il rapper, accusando alcuni personaggi pubblici di trasformare il dissenso in un’occasione per rafforzare la propria immagine.

La critica coinvolge anche l’industria musicale e il mondo del lusso, simboli di quel divario sociale che, secondo Fedez, rischia di essere alimentato proprio da chi oggi dichiara di stare dalla parte dei più giovani. «Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton», osserva, includendo anche se stesso tra coloro che hanno percorso la strada dalla povertà al successo.

«Al vostro fianco non c’è nessuno»: l’appello ai giovani

Nella parte conclusiva, Fedez invita i manifestanti a non fidarsi ciecamente delle dichiarazioni pubbliche, né di chi condanna le proteste né di chi le celebra. Entrambi, a suo giudizio, rischiano di usare i giovani come pedine per interessi personali.

«Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più», scrive, mettendo in guardia contro una solidarietà che potrebbe cambiare con il mutare delle convenienze.

La chiusura è particolarmente dura: «Ricordatevi la verità invece: al vostro fianco non c’è nessuno». Un messaggio che riporta al centro del dibattito il rapporto tra musica e impegno sociale, sollevando una domanda scomoda: quanto sono autentiche le prese di posizione pubbliche quando chi le esprime appartiene ormai a un sistema di privilegi?

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