Cesare Cremonini

La recensione del concerto di Cesare Cremonini all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano, che ha coinvolto 80mila anime stregate dalla poesia dell’artista.

IL MONDO CREATO DA CREMONINI

La sera del 10 giugno a Milano rimarrà negli annali della storia della musica italiana. Qualcosa di straordinario è avvenuto all’Ippodromo Snai, situato in via Lampugnano 95. Oltre 80.000 persone hanno raggiunto quel campo. Dalle prime ore del pomeriggio fino all’inizio del concerto, migliaia di fan hanno sfidato le lunghe code sulle strade e la ricerca infinita di parcheggio, pur di arrivare sotto quel palco per assistere a un concerto in cui l’artista bolognese ha dato vita a un “mondo” di emozioni, curando ogni minimo particolare.

Una delle sue canzoni è diventata un pianeta, dove si alternano le diverse stagioni, segnando la vita di tutti i giorni. Il mare e il cielo diventano i luoghi in cui ritrovare sé stessi nei momenti di smarrimento. Questo mondo, prima immaginato, poi concepito, viene colorato con sfumature uniche. Solo un artista come Cesare Cremonini riesce a concepire tale prodigio.

UN BUON VAGGIO

Inizia così il viaggio di Cesare, che cammina lungo un palco tanto lungo quanto il suo percorso artistico, iniziato negli anni ’90 e culminato in canzoni diventate hit e classici della musica italiana. Parte subito forte il poeta bolognese con il brano “Alaska Baby”, primo singolo con 1 miliardo di visualizzazioni tratto dal suo ultimo album, l’ottavo lavoro dell’artista. Si tratta di un brano introspettivo che, non a caso, apre il concerto, un viaggio dalle sonorità ricercate che attestano la continua evoluzione dell’artista. La sua maturità artistica è arricchita dalla ricerca di suoni, dalla voglia di superarsi e di sfidarsi, anche nel lungo viaggio negli Stati Uniti. Seguono “Dicono di me”, “Padre Madre”, “Il Comico”… i classici del cantautore… fino ad arrivare a “Ora che non ci sei più”. In quel momento si spengono le luci della città e Cesare inizia a ballare sul palco, accompagnato dai cori della gente. Le sue canzoni, già lunghe, diventano a volte interminabili, perché il pubblico desidera cantarle, ma soprattutto viverle e non uscirne mai più. Tra il pubblico e l’artista è nato un legame speciale nel tempo: un amore inossidabile, in cui ognuno ha bisogno dell’altro. Sul palco, Cremonini si nutre dell’amore della gente e il suo spirito è ovunque, travolgendo e avvolgendo gli 80.000 presenti.

Il musicista, l’interprete e le diverse sfaccettature di un artista iconico

Durante il live, Cesare sperimenta le sue grandi doti da polistrumentista raffinato: suona pianoforte, chitarra classica, chitarra elettrica, fisarmonica e sax. La sua musica è arricchita dalla presenza di una sezione di fiati, ritmiche (batteria e percussioni) e diverse performer sul palco. Mantiene sempre una buona intonazione durante tutto il live, nonostante il grande sforzo fisico, poiché è anche un performer. Ogni brano viene interpretato con pathos e la consapevolezza di creare un feeling con il pubblico. Sa vestirsi di ironia e porta con sé quel bambino che non ha timore di emozionarsi, riuscendo a mettersi a nudo con il pubblico, fino al finale, in cui rimane a petto nudo!

Il duetto con Luca Carboni

Toccante e commovente è il duetto eseguito con l’amico Luca Carboni. Cesare abbraccia Carboni sulle note e lo stringe forte nel suo cuore. “San Luca” è un omaggio alla città di Bologna, dove i due artisti, insieme a Lucio Dalla, rappresentano un patrimonio di ricchezze e valori. Alla fine del duetto, Cremonini ricorda che in ogni canzone scritta da un artista italiano ci sono dentro Luca Carboni e Lucio Dalla. Magari qualcuno non lo sa, ma lo scoprirà nel tempo.

La festa infinita

La serata continua in un groviglio di emozioni: dalla dolcezza di “Marmellata#25” alle corse con la vespa in un mash-up rock, fino ad arrivare alla delicata “Poetica” e alla conclusione, che sa di augurio per tutti: “Un giorno migliore”. Le coreografie e gli effetti speciali molto ricercati hanno caratterizzato la serata, dove ogni canzone aveva un tappeto visivo con un significato, un po’ lasciato all’interpretazione, tra onirico e futurista.

Il saluto al pubblico

Nel finale, Cremonini commenta: “Di canzoni, di scrittura, di grandi successi e di grandi fallimenti, è la vita migliore che potessi immaginare: me l’avete data voi. È stata una notte incredibile, piena di amore, tensione e felicità. Stiamo traboccando d’amore. Grazie per tutto quello che avete fatto per noi questa notte, e grazie per essere stati così tanti e per aver cantato”.

“Ho dato tutto quello che ho sul palco, sentivo che sarebbe stato l’ultimo concerto a Milano di queste dimensioni per un po’ di tempo! So che voglio tornare a far parlare di musica e dischi e del cuore, slegandoli dai numeri. Non so quando e dove ci rivedremo Milano, ma sarà molto presto e occhi negli occhi, perché tu sei il punto di partenza e mai di arrivo. Vi amo.”

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