Il significato delle canzoni che compongono Manoglia, il nuovo album di Davide Van De Sfroos, uscito oggi, 13 ottobre.
“Avevo in mente di fare un disco come “Manoglia” da tanto tempo. Spesso erano i giornalisti a fare il tifo perché arrivasse un album dall’impronta un po’ più “acustica”, a volte era il mio pubblico che mi chiedeva di riarrangiare diversamente i miei brani e farne una raccolta “in stile Nebraska”.
In effetti avevo un po’ di canzoni nel cassetto che avevo scritto più per me stesso che per gli altri, così ho deciso che l’autunno, questo autunno, sarebbe stato il momento giusto per farle venire alle luce e condividerle con tutti.
Con i miei fidati compagni di viaggio ci siamo messi al lavoro con l’idea di fare un disco “in penombra”, non arrangiato nel solito modo, con una struttura che non fosse il nostro usuale Power Folk, ma un album che doveva avere i suoi chiaroscuri, che fosse morbido e avesse un sound tipico di un lavoro che predilige sonorità e strumenti acustici.
Pur mantenendo aperta la ragnatela e la spirale del disco “acustico” notavamo che stavamo conservando una potenza di fuoco incredibile e che il tutto stava prendendo una piega fortemente intimistica ma anche vagamente psichedelica, quella psichedelia acustica della fine degli anni ’60 inizio ’70.
Tra colori inaspettati e non preventivati ci sono state soprese incredibili durante la registrazione e produzione del disco, da brani basati essenzialmente sul pianoforte e sulla voce, a brani che vanno a sfruttare sonorità etniche con strumenti turchi, asiatici. Per proseguire con brani dalla componente tipica del Country o del fuoco del New Folk. Fondamentali sono stati strumenti come il Banjo, il mandolino, chitarre slide acustiche, ombre di chitarre elettriche trasformate in modo psichedelico, chitarre manouche.
Determinati brani sono fioriti e sono diventati canzone fatta e finita, arrangiata lasciando a tutti i partecipanti, come sempre capita, la possibilità di commentare musicalmente, reinventare anche completamente il brano ed è stata una metodologia di lavorazione assolutamente vincente.
È un “disco amuleto”, mi piace pensare, un disco oscuro e intimo, ma non oscuro in senso di cupo, ma crepuscolare, e molto privato in un certo senso. Canzoni come “Zia Nora”, per esempio, non avrei mai pensato di metterle in un album, invece, con il giusto rispetto e la giusta veste, ho deciso di regalare una parte di me agli altri. È un album anche molto naturalistico anche, scritto in parte in contesti naturali, ci sono foglie di “manoglia”, di tantissimi altri alberi, ci sono prati, grilli, uccelli, merli, falchi.
Non solo “Zia Nora” ma anche gli altri brani facevo un po’ fatica a pensarli fuori da quella cantina in cui li stavo conservando come fossero la testimonianza di qualcosa che mi era accaduto, come li avessi scritti in un taccuino segreto per poi rileggerli, da solo, dopo qualche tempo. Erano annotazioni emotive e naturali che aspettavano il momento di uscire dal loro, e dal mio, rifugio.
L’autunno era il momento più adatto perché, ascoltato in questo periodo, il disco avrà il colore e il calore, il vapore, le sonorità e l’odore tipici di questa stagione.
Ogni canzone si ispira a diversi mondi, diversi stili ma insieme danno vita a un piccolo concerto fatto in un solaio o in una cantina, e ascoltando i pezzi uno dietro l’altro si percepisce che è tutto molto libero, un fluire quasi spontaneo di tutte le nostre ispirazioni, un divenire in cui le competenze mie e dei formidabili musicisti, le nostre esperienze, stili e gusti si legano come per magia ed entrano in immediata sintonia e sinergia.
Questo piccolo baule che è “Manoglia” racchiude in sè, oltre a un fortissimo simbolismo, il desiderio di rinascita, di ripartenza, la linfa delle foglie di magnolia che ci conduce verso qualcosa di nuovo. Tutto ciò che è vita, tutto ciò che è natura viene raccontato nel disco, seppur in modo non tuonante, attraverso queste foglie che, con una sorta di alchimia, cadranno e scenderanno verso l’ascoltatore.
È un disco universale, c’è il dialetto sì, ma ci sono canzoni completamente in italiano, è un lavoro che porta con sé tutto ciò che ho visto in giro per l’Italia ma anche suggestioni straniere, rimandi ad altre culture, altre musiche, altri modi di suonare e usare gli strumenti.
Vi immagino ascoltare questo disco in un prato, o davanti a un caminetto, o mentre passeggiate in montagna o lungolago, o dove volete, dove vi sentite “a casa”, dove siete connessi con qualcosa che vi fa stare bene; lasciatevi coinvolgere e abbracciare dal vento che porta la mia voce, dalle radici della magnolia che vi cingono delicatamente, dai sussurri e le ombre, dalle sfumature dell’autunno e dalle sensazioni che la musica vi trasmette e vedrete, o almeno lo spero, che questo disco arriverà dritto al cuore.“
Davide Van De Sfroos, il significato di tutte le canzoni di “Manoglia”
LA BALLATA DEL MASCHERAIO
Parole e musica di Davide Bernasconi
Ho potuto assistere al lavoro dei maestri mascherai di Schignano, ascoltando i loro colpi e i loro punti di vista sulla creazione di una maschera. Ho capito che partendo da lì, avrei potuto anche io costruire una “canzone maschera”, che sarebbe diventata una metafora morbida sui vari volti della vita. Una maschera si mostra mentre nasconde un volto e c’è un’arcana magia in tutto questo.
FORSI
Parole e musica di Davide Bernasconi
Un brano fuori dal tempo che gioca e scherza con le indecisioni della nostra epoca usando come binario musicale il ritmo di una chitarra gitana in stile manouche, poi tutto si apre e si muove prendendo in prestito il mood che troveremmo nei filmati di Buster Keaton o in qualche altro mondo in bianco e nero dove il colore, però, sembra essere lì nascosto, pronto ad aggredirti da un momento all’altro.
CRISALIDE (Le ali del falco)
Parole e musica di Davide Bernasconi
Viaggiando sulla locomotiva di un pianoforte sognante, appare questo testo, scritto poco prima del tramonto nei prati vicino a casa mia. Si parte dalle ali delle farfalle per arrivare a chiedere in prestito quelle del falco per poter volare più in alto e riflettere sulla propria condizione dando uno sguardo panoramico prima di tornare giù. Il volo è accompagnato dalla tastiera sognante del maestro Maurizio Fasoli.
MANOGLIA
Parole e musica di Davide Bernasconi
La vecchia magnolia gigantesca che ha fatto da totem nella piazza del circolo di Azzano (Azzano di Mezzegra, paese in provincia di Como facente parte del comune di Tremezzina in cui Davide è cresciuto dopo essersi trasferito da piccolo) durante le nostre epoche e i nostri anni, viene ritrovata dopo la clausura e la pandemia con tutta la sua potenza evocativa e con tutti i fantasmi rinchiusi nel silenzio della sua ombra. Il mondo dei ricordi si riapre mentre si rimane lì con in mano le sue foglie, a riflettere sullo scorrere del nastro della vita.
LA CANZONE CHE NON C’È
Parole e musica di Davide Bernasconi
Una cavalcata western, emotiva e introspettiva che celebra il viaggio alla ricerca della canzone non ancora scritta. La strana sostanza simile a quella dei sogni che ricerchiamo per trovare il lago segreto, dove forse sta nuotando la canzone che non c’è, e che noi, di questo mestiere, dobbiamo portare a casa prima di sera, o prima del mattino.
SHANDEMÉ
Parole e musica di Davide Bernasconi
Sonorità di altri mondi per celebrare questa sottile preghiera, attraversata dal vento della sera, pieno di cose portate in modo poco chiassoso e solo sussurrato. Tutti vogliamo prender per mano almeno per un istante la Regina del tutto, madre di tutte le cose che dal suo tempo in mezzo alla natura ci riconduce al centro delle cose perdute.
ZIA NORA
Parole e musica di Davide Bernasconi
Posso dire che la zia Nora è stata per me non soltanto una figura tenera e affettuosa di famiglia, ma anche la strana sacerdotessa inconsapevole che mi ha iniziato ad una visione del mondo sia concreto che immaginabile che ancora oggi mi accompagna e ha caratterizzato il mio viaggio. La canzone si sposta su binari di un paradosso, ovvero un’ allegra nostalgia, come fosse scritto dal bambino che ancora contengo e che non dimentica.
ANKAINKÖÖ
Parole e musica di Davide Bernasconi
Anche questo brano, che probabilmente non ha mai neppure immaginato di diventare una canzone, è nato durante quelle mattine nelle quali vagavo all’alba dopo aver accompagnato i figli alla corriera. Osservavo un agente che iniziava la propria giornata, trovando la forza e il coraggio di creare la propria ballata a partire dal buio del mattino fino ad arrivare a quello della sera, trasformando anche oggi – “ankainkoo”, appunto – i rituali della quotidianità in qualcosa di misteriosamente magico ed essenziale.
EL GIUVANONN (Il becco del merlo)
Parole e musica di Davide Bernasconi
Questa è la canzone gemellata con Crisalide, musicalmente. Ma in questo caso le ali del falco lasciano il posto al becco del merlo, quindi dall’elemento aria si scende nella terra e come simbolo compare la figura del “giuvanonn”, contadino puro dalla nascita fino alla fine dei suoi giorni, a ricordarci l’importanza dello scavare dentro i nostri stessi ricordi per recuperare tesori dimenticati.
EL MEKANIK
Parole e musica di Davide Bernasconi
Alcune persone che magari non hanno alle spalle una storia facile, invece di diventare portatrici di rancore o di veleno, si trasformano addirittura in meccanici nei confronti del destino altrui e con precisione e dedizione si vendicano di una sorte avversa riparando anziché distruggendo. Il gusto psichedelico del brano mi ha appassionato fin da subito.
FOGLIE AL VENTO
Parole e musica di Davide Bernasconi
Questo non è soltanto il sequel de “La preghiera delle quattro foglie” (brano del 2005 dal disco “Akuaduulza”), che aggiunge altri quattro simboli arborei rimanendo fedele alla struttura, ma è anche il riassunto e l’incontro dei due brani nel momento in cui si snoda nel lungo finale ambient. Si continua con la tradizione della presenza del vento nell’ultimo brano dell’album. E questa volta si ha la sensazione che il disco non finisca mai realmente.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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