Don Backy

Don Backy rivendica la paternità del testo de “L’immensità” dopo il premio alla carriera a Mogol a Sanremo. La lettera riapre il dibattito su uno dei brani più celebri del 1967.

A distanza di quasi sessant’anni dalla sua pubblicazione, “L’immensità” torna al centro del dibattito. Il cantautore Don Backy ha infatti deciso di intervenire pubblicamente per rivendicare la paternità del celebre brano del 1967, riaccendendo la discussione sul contributo di Mogol.

La presa di posizione arriva in un momento simbolico: pochi giorni dopo l’omaggio ricevuto dal celebre paroliere durante il Festival di Sanremo, dove Mogol è stato premiato con un riconoscimento alla carriera e “L’immensità” è stata citata tra le sue opere più note.

La lettera pubblica di Don Backy

Il cantautore toscano, oggi 86enne, ha scelto di rompere il silenzio con una lettera aperta in cui chiarisce la sua posizione sulla nascita del brano.

«In relazione a quanto osservato sul palco del Festival di Sanremo, ritengo doveroso precisare pubblicamente la mia posizione sulla paternità del testo de “L’immensità”, da me scritto insieme alla musica nell’ottobre 1966».

Secondo il racconto dell’artista, pubblicato da Adnkronos, Mogol avrebbe apportato solo una modifica al testo originale.

«Il sig. Mogol sostituì tre parole: “Una farfalla volerà” al posto di ciò che avevo scritto, ovvero “Ed in quel fiore troverai felicità”. Da quel momento è diventato co-titolare del testo».

Don Backy ha poi espresso disappunto per non essere stato citato durante la celebrazione sanremese.

«Che non mi si citi neanche di sguincio, nemmeno come co-autore, non mi è parso né giusto né elegante».

Il successo di “L’immensità”

“La canzone “L’immensità” fu presentata al Festival di Sanremo 1967 in doppia interpretazione da Don Backy e Johnny Dorelli. Nonostante il nono posto in classifica, il brano divenne rapidamente uno dei successi più amati della musica italiana.

La composizione nacque, secondo il racconto di Don Backy, durante una giornata piovosa e malinconica. Tornato a casa, il cantautore sentì l’urgenza di trasformare quella sensazione in musica e parole. Successivamente il maestro Detto Mariano contribuì a rifinire la parte musicale e l’arrangiamento.

Il risultato fu una ballata intensa sulla solitudine e sulla speranza, con versi rimasti nella memoria collettiva come: “Per ogni goccia che cadrà / Un nuovo fiore nascerà”.

Oggi, a quasi sessant’anni dalla sua nascita, “L’immensità” continua a essere uno dei simboli della canzone italiana, ma la discussione sulla sua paternità dimostra come la storia di certi capolavori non smetta mai di far parlare.

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