Tiromancino

Federico Zampaglione dei Tiromancino critica il modo in cui vengono raccontati oggi i concerti: «Si parla solo di numeri e sold out». Il lungo sfogo social diventa una riflessione sul futuro della critica musicale.

Un concerto può essere giudicato esclusivamente dal numero di biglietti venduti? È la domanda provocatoria lanciata da Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, che con un lungo post pubblicato sui social ha acceso un acceso dibattito sullo stato della critica musicale contemporanea e sul modo in cui vengono raccontati gli spettacoli dal vivo.

Il cantautore romano ha denunciato quella che definisce una vera e propria “ossessione per i numeri”, sottolineando come oggi il racconto della musica live sembri aver progressivamente abbandonato gli aspetti artistici per concentrarsi quasi esclusivamente su record, sold out e statistiche.

«È curioso come oggi di musica live si scriva solo in termini di numeri. Sembra non freghi più nulla a nessuno di menzionare per esempio il sound, la performance, la band, gli arrangiamenti, la resa audio e tante altre cose ormai giudicate superflue rispetto ai mitici, super sexy e onnipotenti numeri».

«Chi dovrebbe occuparsi di musica si occupa ormai di contabilità»

Nel suo intervento, Zampaglione utilizza un tono ironico e volutamente provocatorio per evidenziare quella che considera una deriva del giornalismo musicale contemporaneo.

«È come se chi dovrebbe occuparsi di musica si occupi ormai solo di contabilità».

Per spiegare il proprio punto di vista, l’artista immagina una recensione-tipo di un concerto dei nostri giorni, inventando il personaggio fittizio di “Amelio Scannacapra”, descritto come un fenomeno da record capace di polverizzare qualsiasi statistica di vendita.

L’ironica recensione del concerto di “Amelio Scannacapra”

Nel lungo post, Federico Zampaglione costruisce una parodia del racconto mediatico dei grandi eventi live, concentrandosi esclusivamente sui dati numerici.

«Erano almeno trentacinque anni che per arrivare a San Siro non si vedeva un simile blocco del traffico».

E ancora:

«Per questa seconda data di San Siro il prato è andato sold out in soli 33 secondi, mentre per esaurire le tribune ci sono voluti appena 48 secondi. Lo stadio intero invece è andato sold out in un minuto esatto».

L’iperbole continua con la proposta, attribuita al fantomatico team dell’artista, di utilizzare addirittura delle mongolfiere per aumentare la capienza dello stadio:

«Il pubblico avrebbe potuto essere almeno 12 mila persone in più se la questura avesse reso disponibile un sistema di mongolfiere».

«Quindi il concerto era per forza bello?»

La riflessione di Zampaglione arriva al cuore della questione: il successo commerciale può davvero essere considerato sinonimo di qualità artistica?

«Possiamo quindi asserire con assoluta certezza che Amelio Scannacapra sia il miglior artista vivente. Del resto chi altro ti fa questi numeri?».

Una provocazione che culmina nella domanda che, secondo il cantautore, molti appassionati continuano a porsi:

«Poi un cristiano si chiede: ma come era sto concerto? Bello? Brutto? Insomma vorresti capire cosa è successo su quel palco, così, per curiosità o perché magari per te la musica è ancora qualcosa che potrebbe avere a che fare con l’arte».

Il dibattito sulla musica live e sul valore dell’arte

Il post di Federico Zampaglione non rappresenta soltanto uno sfogo personale, ma intercetta una riflessione più ampia sul rapporto tra industria musicale, comunicazione e critica. In un’epoca in cui sold out, streaming e record di vendita dominano il racconto mediatico, il leader dei Tiromancino rivendica la necessità di tornare a parlare di ciò che accade realmente sul palco: la qualità delle esecuzioni, gli arrangiamenti, il suono, l’emozione e la capacità di un artista di trasformare un concerto in un’esperienza artistica.

Perché, come conclude amaramente il musicista:

«Ma deve bastarti sapere che i numeri c’erano e quindi il concerto era per forza bello. Amen».

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