A Vanity Fair Stories 2025, Geolier e Mario Martone hanno portato sul palco un incontro sorprendente, fondato sulla musica e sulla capacità di raccontare Napoli oltre gli stereotipi. Pur provenendo da mondi distanti—Secondigliano e Chiaia—i due artisti hanno trovato nel ritmo, nel linguaggio e nella tradizione musicale partenopea un terreno di dialogo fertile e profondamente contemporaneo.
Per Martone, il rap di Geolier possiede una qualità cinematografica: «Pé Secondigliano è un film», ha detto. Il regista ha sottolineato come il brano funzioni per immagini e ritmo, esattamente come una sequenza cinematografica ben costruita. Geolier, dal canto suo, ha raccontato quanto il lavoro di Martone, e in particolare Il sindaco del rione Sanità, abbia influenzato la sua visione artistica, dimostrando un rispetto reciproco che poggia sul linguaggio delle arti e sulla potenza narrativa della musica.
Napoli tra antichità e modernità: la musica come ponte
Entrambi gli artisti hanno sottolineato come Napoli continui a essere un laboratorio musicale unico. Martone ha paragonato Geolier alla grande tradizione napoletana: «Siamo antichi e moderni insieme, come Pino Daniele». Una definizione che racconta l’essenza del successo del rapper, capace di portare il napoletano nelle classifiche nazionali e persino sul palco di Sanremo.
Geolier ha ricordato la distanza percepita tra i vari quartieri della città, una distanza che però la musica riesce ad annullare. «La vostra Napoli e la mia erano diverse, ma ci unisce il ritmo», ha spiegato, dimostrando come la musica sia uno strumento capace di cucire culture, identità sociali e generazioni.
Il tema degli stereotipi su Napoli è emerso anche attraverso il ricordo di Laggiù qualcuno mi ama, documentario di Martone su Troisi. Geolier ha raccontato come la musica gli permetta di combattere i cliché e di mostrare una città reale, complessa e molto diversa da come viene spesso rappresentata.
Anche il suo legame con Maradona—icona più musicale che calcistica nella sua narrazione—diventa simbolo di questa lotta: un personaggio capace di trasformare la passione nel ritmo di un popolo.
Il successo musicale e la responsabilità della popolarità
Con il tour negli stadi previsto per il 2026, Geolier affronta un momento decisivo della sua carriera. Ma rifiuta l’etichetta di “re di Napoli”: «Voglio essere mura, non corona», ha detto, sottolineando il desiderio di difendere la città più che dominarla. Un pensiero che richiama la funzione sociale della musica: proteggere, raccontare, creare comunità.
Geolier ha confessato di avere un rapporto viscerale con la sua città, che alimenta continuamente la sua musica. Pur riconoscendo che la fama lo ha allontanato da una quotidianità “normale”, continua a sentirsi parte della gente che lo ascolta. «Vorrei essere un turista nella mia città», ha detto, rivelando una nostalgia affettuosa verso la Napoli che oggi può vedere solo attraverso la lente del successo.
Un sentimento che si riflette nei suoi brani: veri e propri racconti musicali di un luogo che cambia, cresce, soffre e vibra.

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