Intervista a Angie che, dopo l’esperienza ad Amici 25 dove ha conquistato il prestigioso Premio delle Radio, apre un nuovo capitolo del suo percorso musicale con Sogni di Vetro, il suo EP.
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Un progetto intimo, diretto e profondamente personale, nato da un lungo lavoro di scrittura e produzione durato circa un anno e mezzo. Otto brani che raccontano fragilità, consapevolezza e verità senza filtri, attraverso immagini quotidiane, parole sincere e un sound pop contemporaneo che guarda alla scena internazionale. In questa intervista Angie racconta il significato del disco, il rapporto con la scrittura, il lavoro sulla voce e sulle produzioni, ma anche il desiderio di mostrarsi per quella che è davvero. Sogni di Vetro non è soltanto un debutto discografico: è il ritratto più autentico della sua identità artistica e personale.
Intervista ad Angie, l’Ep “Sogni di vetro”
Ciao Angie. L’occasione è speciale: esce “Sogni di Vetro”. Che cosa rappresenta questo progetto nel tuo percorso artistico?
Per me rappresenta davvero tantissimo. C’è chi lo definisce un EP molto lungo, chi quasi un album breve… io lo considero proprio un album. È un passaggio importante nella mia vita artistica ma anche personale. Ho sempre sognato di avere qualcosa di mio, di fisico, da poter tenere tra le mani. Vederlo finalmente realizzato è una sensazione bellissima.
È un progetto a cui abbiamo lavorato per circa un anno e mezzo: dal primo brano scritto fino alla pubblicazione. È stato un percorso lungo, intenso, e per questo oggi mi sento davvero orgogliosa. È come aver messo un mattoncino importante nella costruzione del mio percorso
Il titolo “Sogni di Vetro” richiama subito fragilità, trasparenza, qualcosa che può rompersi facilmente. Da dove nasce questa immagine?
È esattamente il significato che volevo trasmettere. Volevo realizzare un progetto che mi rappresentasse al cento per cento. Pubblico musica dal 2022, ma scrivo da quando avevo 13 anni, e sentivo che era arrivato il momento di fare qualcosa di più solido, più completo, che raccontasse davvero chi sono.
Sogni di Vetro nasce proprio da qui: dall’idea di mostrarmi senza filtri. Dentro questo disco mi sento trasparente, sincera, fragile… proprio come il vetro. Anche la copertina segue questo concetto: volevo essere dentro una stanza completamente di vetro per raccontare visivamente che non c’è niente da nascondere. È tutto lì, davanti agli occhi di chi ascolta.
Nelle canzoni si percepisce un equilibrio molto forte tra vulnerabilità e forza. È stato difficile trovarlo?
In realtà no, è venuto in modo molto naturale. Questo perché io faccio fatica a scrivere cose che non ho vissuto. Ho sempre bisogno di partire da qualcosa di reale, da qualcosa che conosco davvero.
Parlo di esperienze personali, di emozioni vissute sulla mia pelle, quindi quel bilanciamento tra fragilità e forza viene fuori spontaneamente. Fa parte di me. Non c’è stata una costruzione forzata: semplicemente ho scritto la verità.
Nei tuoi testi ci sono immagini molto precise e quotidiane. Quando hai iniziato a scrivere così?
Non so dirti un momento preciso. Credo sia qualcosa che si sia definito col tempo. Negli ultimi anni, scrivendo tantissimo, ho trovato sempre di più la mia cifra stilistica e il mio modo di raccontarmi.
A me piace scrivere per immagini perché trovo che arrivino più dritte alle persone. Sono concrete, immediate. In Meglio di Me, ad esempio, parlo del mettermi maglie più larghe quando non mi sento a mio agio. Oppure racconto che mi sudano le mani quando provo disagio. Sono dettagli piccoli ma veri.
Quando ascolto i miei artisti preferiti, mi emoziono di più quando riesco a immedesimarmi in quello che stanno dicendo. Mi piace quando le parole sembrano vissute. E provo a fare la stessa cosa nelle mie canzoni.
Anche dal punto di vista sonoro il disco ha una direzione molto precisa. Come avete lavorato sul suono?
Io sono molto diretta su quello che voglio. In studio arrivavo con idee abbastanza chiare e precise. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone che mi conoscono bene, con cui avevo già collaborato in passato e che condividono il mio gusto per queste sonorità.
Questo ha aiutato tantissimo. Negli anni ho sperimentato, ho capito cosa mi piaceva di più e cosa meno, e piano piano ho trovato il mio spazio. A quel punto è stato più semplice entrare in studio e dire: “voglio andare in questa direzione”.
In questo progetto si sente una forte evoluzione anche dal punto di vista vocale. Come ci hai lavorato?
Sulla voce ho lavorato tantissimo. È una parte a cui tengo molto e su cui mi piace spendere tempo, soprattutto nella produzione vocale.
Non perché ci sia bisogno di “correggere” tanto, ma perché voglio che la voce sia davvero protagonista. Per questo nel disco ci sono moltissimi cori. Amo quel tipo di costruzione vocale. Mi ispirano molto artiste come Ariana Grande, Sabrina Carpenter o Olivia Rodrigo, che mettono sempre la voce e i cori al centro del suono.
Per me però la voce non è mai stata un modo per dimostrare quanto so cantare. Non c’è mai stato il pensiero del “devo far vedere questa cosa”. È più uno strumento narrativo. Se una frase ha bisogno di essere urlata, la canto in alto. Se ha bisogno di essere sussurrata, la sussurro. La voce per me è al servizio di quello che sto raccontando.
Uno degli elementi più forti del progetto è il contrasto tra melodie leggere e testi che a volte usano parole forti. Era voluto?
Sì, assolutamente. Il contrasto è uno dei pilastri di questo album.
Io ho una voce molto chiara, molto luminosa. Per questo spesso abbiamo scelto di metterla sopra sonorità più scure, più profonde, più forti. Mi piaceva che convivessero queste due dimensioni.
Anche nei testi è successa la stessa cosa: non c’era la volontà di usare termini forti per provocare, era semplicemente il mio modo naturale di parlare. Dicevo le cose esattamente come le direi a un amico. Senza filtri. Ed è questo che crea quel contrasto tra delicatezza e impatto.
Oggi, guardando questo disco, qual è l’aspetto della tua musica che ti rende più orgogliosa?
Sicuramente il fatto di essere stata in prima linea nella scrittura. Per me è la cosa più importante.
Mi considero prima di tutto una cantautrice. Durante Amici mi sono divertita tantissimo a interpretare cover molto diverse tra loro, ma quando si tratta dei miei pezzi quello che sento davvero mio è scriverli.
Essere arrivata ad avere un progetto composto da canzoni scritte da me è ciò che mi rende più fiera. Poi ovviamente è stato un lavoro condiviso con persone meravigliose che hanno contribuito a renderlo quello che è. Senza di loro questo disco non esisterebbe nello stesso modo.
Con gli instore incontrerai il pubblico dal vivo. Che emozione stai vivendo?
Sono emozionatissima. Non ho vere aspettative, perché non amo farmene. Preferisco avere sogni e obiettivi piuttosto che aspettative, perché le aspettative a volte rischiano di trasformarsi in delusioni.
Però non vedo davvero l’ora di incontrare le persone che mi hanno sostenuta in questi mesi e in questi anni. Chi ha tifato per me, chi ha ascoltato la mia musica, chi mi è stato vicino.
Ho tanta voglia di abbracciarli, guardarli negli occhi e ringraziarli personalmente per tutto il supporto. È la cosa che più mi emoziona di questo momento.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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