Ditonellapiaga

Intervista a Ditonellapiaga, che a 4 anni da Chimica, torna in gara a Sanremo 2026 con il brano “Che fastidio!“, tra i pezzi preferiti dalla stampa durante i preascolti.

Dopo l’esperienza in coppia con Donatella Rettore nel 2022, questa volta l’artista sceglie di presentarsi da sola, con una proposta che rivendica la sua natura ibrida, sospesa tra pop e underground.

Il pezzo nasce in un momento di crisi personale e creativa, ma diventa un detonatore di nuova scrittura e consapevolezza. È uno sfogo, un megafono, una dichiarazione di indipendenza. Con l’orchestra diretta da Carolina Bubbico, l’energia quasi punk del brano si trasforma in una carica sinfonica potente e inaspettata.

Ditonellapiaga affronta questa seconda partecipazione con maggiore consapevolezza, legata a un’idea più precisa del percorso. Tra il desiderio di non snaturarsi e la voglia di godersi l’esperienza, Sanremo diventa il luogo perfetto per affermare un’identità che non accetta compartimenti stagni. Anche nella serata cover, accanto a TonyPitony, la scelta musicale riflette lo stesso spirito anticonvenzionale.

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Intervista a Ditonellapiaga, in gara a Sanremo 2026 con il brano “Che fastidio!”

Che cosa rappresenta “Che fastidio!” nel tuo percorso artistico?
È un brano nato in un momento di grande crisi. Proprio quella crisi mi ha sbloccato la scrittura di altri pezzi. Rappresenta una rivendicazione della mia identità ironica, pungente e irriverente. È un megafono su tutto ciò che mi dà fastidio, un libero sfogo.

È più un atto di ribellione o un’affermazione personale?
Direi entrambe le cose. C’è uno sfogo, quindi una ribellione, ma anche un’affermazione di me stessa. Avevo bisogno di rilasciare certe cose. È un brano che nasce da un’urgenza».

Torni a Sanremo dopo quattro anni da “Chimica”. Come vivi questa seconda volta?
Sono stati quattro anni intensi. Questo nuovo progetto ha molte affinità con il mio primo disco. La sento vicina alla mia prima partecipazione, anche se stavolta sono sola. Ci sono tante affinità nella proposta artistica.

Ti definisci “troppo pop per l’underground e troppo underground per il pop”. Sanremo può trasformare questa ambivalenza in forza?
Spero di sì. Il primo a crederci è stato Carlo Conti, scegliendo il brano. Mi ha confermato che non esiste una ricetta perfetta, né compartimenti stagni. È l’occasione per rivendicare la mia identità: non pop o underground, ma un mix.

L’energia quasi punk del brano incontra l’orchestra dell’Ariston diretta da Carolina Bubbico. Cosa cambia?
È stato forte. Carolina ha raccolto una sfida importante: non è un brano facile da arrangiare in chiave sinfonica. Gli ha dato un tono diverso, che non perde energia ma la trasforma in una carica da battaglione. Lo rende ancora più potente.

Quanto è difficile restare fedeli a se stessi sotto la lente di Sanremo?
Non è facile. La mia paura è condizionarmi troppo. Dopo il Festival spero di tornare alla mia vita vera. Però oggi sono più consapevole rispetto alla prima volta. Non ho capito tutto, ma ho punti di riferimento.

Nella serata cover scegli un brano molto diverso musicalmente, ovvero “The lady is a tramp”. Perché?
Volevo un contrasto musicale forte. Ma c’è un punto di incontro tematico: il rifiuto di certe norme sociali. Anche lì c’è un fastidio verso rituali imposti. Questa connessione mi piace tantissimo.

Perché hai voluto TonyPitony al tuo fianco?
Per la sua teatralità e perché è un grandissimo musicista. Ha una marcia in più. Magari viene notata meno per il suo linguaggio ironico e dissacrante, ma sul palco si vede tutta.

Di cosa sei più orgogliosa alla vigilia di Sanremo 2026?
Del fatto che mi sono divertita. Ora non penso più a piacere a tutti. Ho fatto una cosa spontanea e autentica. Se è piaciuta, significa che sto andando nella direzione giusta.

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