Intervista a DJ Jad, Wlady e Shorty Shok che per l’estate 2026 hanno unito le forze in Colpa del sole, un singolo che sceglie deliberatamente di allontanarsi dagli stereotipi della canzone estiva.
Pubblicato come una sorta di “anti-tormentone”, il brano racconta infatti il lato meno patinato della bella stagione, tra relazioni complicate, nervosismi amplificati dal caldo e quella pressione sociale che spesso impone di essere felici a tutti i costi. Un progetto nato in maniera spontanea, senza strategie costruite a tavolino, ma dall’incontro umano e artistico tra tre musicisti che condividono la stessa passione per la musica autentica.
Nell’intervista, i tre artisti raccontano la genesi del brano, il valore dell’ironia come strumento narrativo, il dialogo tra generazioni diverse e l’importanza di preservare originalità e libertà creativa in un mercato sempre più omologato. Emergono così il desiderio di raccontare la quotidianità senza filtri, l’attenzione verso il pubblico e una visione della musica come atto di condivisione prima ancora che come prodotto commerciale. Colpa del sole diventa quindi non solo una canzone estiva alternativa, ma anche il manifesto di un approccio artistico fondato sulla spontaneità, sull’amicizia e sulla voglia di andare controcorrente.
Intervista a Dj Jad, Wlady e Shorty Shok, il nuovo singolo “Colpa del sole”
Cosa rappresenta “Colpa del sole” nel vostro percorso artistico?
Rappresenta la naturalezza con cui facciamo musica. Non è un progetto costruito a tavolino seguendo logiche di mercato o formule prestabilite. È nato spontaneamente, dall’amore che condividiamo per la musica e dall’incontro umano tra noi tre. Con Jad ci conosciamo e lavoriamo insieme da sempre, mentre con Shorty Shok ci siamo incontrati durante un evento lo scorso settembre e da lì è nato tutto in maniera assolutamente naturale. È un brano che racconta perfettamente il nostro modo di vivere la musica: senza forzature, senza strategie, semplicemente seguendo l’ispirazione.
Avete definito il brano una “canzone estiva atipica”. Perché avete scelto di raccontare il lato meno romantico dell’estate?
Perché ci divertiva ribaltare completamente il punto di vista tradizionale. Ogni anno sentiamo canzoni che celebrano il sole, il mare, la spensieratezza e gli amori estivi. Noi abbiamo deciso di fare l’esatto contrario: quasi un “dissing” al sole.
L’idea iniziale era proprio quella di evidenziare tutti quei piccoli disagi che l’estate porta con sé: il caldo soffocante, le gelosie, le tensioni nelle relazioni, il divertimento forzato. Il sole, in questo caso, diventa quasi il responsabile di tutto ciò che si complica. Ci sembrava un punto di vista originale e molto più vicino alla realtà di quanto spesso venga raccontato.
Il sole nel brano sembra quasi diventare un personaggio vero e proprio. Come avete lavorato su questo concetto?
Fin dall’inizio volevamo che il sole non fosse soltanto uno sfondo atmosferico, ma un elemento attivo del racconto. L’idea era quella di attribuirgli quasi una responsabilità simbolica: è il sole che altera gli equilibri, che amplifica le emozioni e che porta alla luce tutte quelle fragilità che normalmente restano nascoste.
Dal punto di vista della scrittura, questo ci ha permesso di costruire una narrazione ironica ma anche molto concreta, fatta di situazioni quotidiane nelle quali chiunque può riconoscersi.
Oggi molte hit estive puntano esclusivamente sulla leggerezza. Voi invece avete scelto un’ironia più tagliente e una componente sociale molto evidente.
Assolutamente sì. C’è un aspetto sociale che spesso nella musica estiva non viene raccontato. Noi abbiamo sempre avuto la tendenza ad andare controcorrente. Gli Articolo 31 hanno costruito gran parte del loro percorso su questo approccio e personalmente mi è sempre piaciuto osservare le cose da un’altra prospettiva.
Con Colpa del sole abbiamo voluto mantenere questa attitudine, affrontando temi quotidiani e relazionali con leggerezza ma senza rinunciare a una certa profondità. È il nostro modo di fare musica e di osservare la realtà.
Il vostro è anche un incontro tra generazioni diverse. Come avete trovato un linguaggio comune?
In realtà non abbiamo percepito alcuna distanza generazionale. Quando c’è la musica a fare da collante, l’età diventa irrilevante. Conta soltanto la sensibilità artistica.
DJ Jad: Io mi sento sempre all’inizio del percorso. Non importa quanti anni hai o quanti dischi hai pubblicato: ogni progetto deve essere vissuto come una nuova partenza. Se una canzone funziona e trasmette qualcosa di vero, il resto passa in secondo piano.
Shorty Shok, che effetto fa lavorare con artisti che hanno contribuito a scrivere la storia dell’hip hop italiano?
Shorty Shok: Per me è qualcosa di speciale. Sono cresciuto ascoltando la loro musica. Il primo disco degli Articolo 31 arrivò a casa grazie a mia sorella e da lì si è aperto un mondo.
Trovarmi oggi a collaborare con persone che hanno accompagnato la mia crescita musicale è emozionante. La cosa più bella è che mi hanno accolto con grande naturalezza, facendomi sentire immediatamente a casa. È un’esperienza che porto dentro con enorme gratitudine.
Avete appena presentato il brano allo Stadio Maradona di Napoli. Che emozioni vi ha lasciato?
L’emozione dello stadio è sempre qualcosa di unico. Ancora di più perché si trattava di un evento benefico. Quando c’è solidarietà noi cerchiamo sempre di esserci. La risposta del pubblico è stata molto positiva nonostante si trattasse di una canzone che nessuno conosceva ancora.
Shorty Shok: Per me è stato incredibile. Non ero mai entrato in uno stadio, nemmeno da spettatore. Ritrovarmi sul palco del Maradona è stata un’esperienza difficilmente descrivibile a parole.
Quanto è importante oggi raccontare la quotidianità in un panorama musicale sempre più artificiale?
È fondamentale. Anche il videoclip nasce da questa filosofia. Abbiamo cercato di realizzare qualcosa di autentico, senza costruzioni artificiali. Abbiamo coinvolto persone vere, amici, collaboratori, professionisti che hanno lavorato con passione e sincerità. Quello che ci interessa è raccontare la vita reale, quella che tutti viviamo ogni giorno. Crediamo che il pubblico percepisca immediatamente quando qualcosa nasce da un sentimento autentico.
Oggi si parla molto di intelligenza artificiale e nuove tecnologie applicate alla musica. Quanto è difficile conservare autenticità e originalità?
Per noi la ricerca è sempre stata tutto. Fin dall’inizio della carriera abbiamo cercato di non ripeterci mai. Continuiamo a passare ore in studio sperimentando, cercando suoni nuovi e soluzioni che possano sorprendermi.
Se venisse meno questa curiosità, perderebbe significato tutto il resto. Il successo, le classifiche e i numeri non sono mai stati la priorità. Quello che interessa davvero è continuare a emozionarci mentre creiamo musica.
Quando vi ritroveremo alla fine dell’estate, cosa vi farà dire che “Colpa del sole” ha raggiunto il suo obiettivo?
DJ Jad: Personalmente mi sento già soddisfatto. Abbiamo realizzato una canzone che ci rappresenta e questo per me è già una vittoria.
Wlady: Vorrei che arrivasse a più persone possibile, non per una questione economica, ma perché rappresenta un messaggio di libertà artistica e di espressione. Vorrei che il pubblico percepisse la spontaneità con cui è stata realizzata.
Shorty Shok: Spero che chi la ascolterà capisca quanto amore c’è dentro questo progetto. Siamo davvero degli “operai della musica”: stiamo costruendo tutto con le nostre forze, mettendoci passione, sacrificio e sincerità. Se questo arriverà alle persone, avremo raggiunto il nostro obiettivo.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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