Intervista a Michele Bravi, che porta sul palco dell’Ariston Prima o poi. Con la sua voce sensibile e riconoscibile l’artista torna all’Ariston con un brano che “accarezza” le persone che si sentono fuori posto e l’insicurezza che l’accompagna.
Prima o poi coniuga pop e profondità autoriale tipica della sua scrittura. Michele Bravi si conferma come un artista capace di arrivare con le sue parole al cuore del pubblico.
Il cantautore ha poi annunciato un altro atteso ritorno: quello che lo riporterà dal vivo davanti al suo pubblico con “Commedia Musicale Tour”.
Prodotta da Vivo Concerti, la tournée prenderà il via con due speciali anteprime, il 22 maggio a Milano all’Auditorium Fondazione Cariplo e il 24 maggio a Roma al Teatro Olimpico, per attraversare poi tutta l’Italia nel corso dell’estate, fino all’autunno.
Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
Intervista a Michele Bravi, in gara a Sanremo 2026 con “Prima o poi”
Michele Bravi, Festival di Sanremo 2026, la prima serata si è conclusa, quali sono le sensazioni?
Ti dico quello che ho sentito: non mi sono voluto riascoltare perché poi iniziano le paranoie quindi mi risentirò la settimana prossima. Io l’ho vissuta benissimo, mi è proprio piaciuto cantarla, sono uscito soddisfatto. Poi non so se da casa è venuta diversamente, questo lo dirà il pubblico, però me la sono proprio goduta.
Abbiamo apprezzato la tranquillità che ha esaltato il concetto di teatralità che fa parte di quella che è la canzone e anche il modo di interpretarla con il messaggio che porta…
Perché per me questo è un brano che fa da apertura a un disco che vive a metà tra uno spettacolo teatrale e una scrittura delle canzoni più pop e quindi anche presentarlo al teatro Ariston con questa orchestra era il modo migliore per raccontare la teatralità che c’è in questa tipologia di scrittura musicale.
Il lavoro del maestro Alterisio Paoletti ha ulteriormente valorizzato il lavoro con dei piccoli dettagli che supportano anche la tua voce per arrivare in certi punti?
Alterisio è veramente un maestro. Oggi la musica adesso è diventata accessibile a tutti ma ci si dimentica che serve una preparazione accademica e anni di studio.
Alterisio ha la qualità di un professionista che sa far cantare un’orchestra in questa modalità con una scrittura pop. Sono felicissimo di averlo vicino a me.
Dal punto di vista della scrittura il lavoro con un team di autori ha dato alla tua scrittura una freschezza diversa e un nuovo respiro?
Pur scrivendo tanto le mie canzoni ho sempre bisogno di collaborare, io non sono mai stato fermo alla solitudine nella scrittura musicale. Per me la scrittura è sempre stata un chiamare e crearsi un contraddittorio. In questo caso per questo brano, in realtà anche per tutto il disco che seguirà, il giovanissimo autore che mi ha accompagnato è Rondine. Sono due generazioni che si sono unite perché lui è molto più giovane di me e quindi recuperare questa visione che mi manca per un fatto generazionale ha portato al progetto.
Oggi per la tua generazione è difficile parlare di album perché si ragiona per singoli. Ciò che colpisce del tuo approccio invece è il riferimento a progetti completi…
Io non parlo nemmeno di album, perché per me il senso reale è il tipo di spettacolo che porterò dal vivo. È chiaro che l’album è una sorta di “feticcio” che utilizzi per poter suonare dal vivo. Questo è stato un disco scritto, registrato e pensato già per lo spettacolo teatrale che poi verrà portato in scena a partire da maggio. Quindi parlo di album ma in realtà sto parlando di live.
Sanremo ti ha visto protagonista due volte, la prima volta fu nel 2017, fu un anno particolare che ti ha cambiato la vita ed era in gara anche Fiorella Mannoia…
Quell’anno mi ha cambiato la vita! Si, c’era anche Fiorella, eravamo in gara insieme, lei con Che sia benedetta ed io con Il diario degli errori e c’era anche Carlo Conti che presentava.
Non è proprio un cerchio che si chiude però ci ritroviamo con Carlo che conduce, io in gara e con Fiorella che mi accompagnerà nella serata delle cover.
Mentre invece che ricordo hai del tuo secondo Festival?
Erano anni in “dissolvenza” per Sanremo, era il periodo COVID, eravamo chiusi in stanza e parlavi solo con un computer tutto il giorno. L’Ariston alla sera non era mai pieno, addirittura a tratti deserto, quindi erano anni un po’ a “bolla”. Quindi questo Sanremo lo sto ricollegando più al primo perché Sanremo è anche tutto il “circo” positivo che c’è intorno e quindi io ora sono un circense.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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