Moreno 2026

Intervista a Moreno, il primo rapper ad aver vinto Amici che nei giorni del Festival è a Sanremo per promuovere il nuovo album RE/START, uscito a dieci anni di distanza dal precedente.

Intervista a Moreno

Moreno tu sei amico di Sanremo dalla partecipazione nel 2015, che ricordi hai di quell’edizione?

È stata un’edizione molto intensa, la ricordo con piacere e sforzo. Era difficile vedere un rapper nei big perché era un altro tipo di Festival e sono felice di averlo fatto cosi. Adesso lo vedo più morbido su certi aspetti ma resta comunque il palco più ambito da qualsiasi cantante.

“Re/start” è l’ultimo tuo album uscito a dieci anni da “Slogan”. È un progetto molto ricco di influenze. Cosa pulsa dentro questo disco?

Aprirsi in modo intimo e consapevole dopo un periodo di cose successe. “Re/start” non è solo ripartenza ma con lo slash in mezzo diventa una ripartenza da re. Inoltre il grafico ha trovato un’altra chiave: ‘re’, ‘star’ e la ‘T’ che diventa visivamente una sorta di croce come se questo re fosse stato messo in croce come agnello sacrificale e poi invece oggi è diventato normale.

Hai viaggiato tanto per il mondo prima di questo progetto. Cosa ti ha segnato di più a livello umano e musicale?

È stato come mettersi nei panni di uno chef, vuoi mangiare un piatto ma assaggi tutto il menù come se fosse un viaggio. Sono ripartito da chi mi ha fatto amare questo genere come Celementino, Danti e Tormento, partendo dall’Italia per poi affacciarmi a nuovi stimoli in Europa: prima in Polonia con Janusz Walczuk e Tish, che ha partecipato ad amici, volevo aggiungere altro con le sue origini serbe.

Inoltre il direttore artistico dell’album è brasiliano e mi ha fatto conoscere il loro mondo e le loro atmosfere.

“Re/start” è anche una traccia verace e diretta del disco. Scrivi: “devo ritrovare un senso”. Qual è il senso che ti ha accompagnato?

Di affrontare tutto quello che arriva come un qualcosa di ciclico perché a volte non mi spiegavo perché venissi attaccato per aver partecipato ad un talent ed averlo vinto portando un intero genere sulle spalle quando in realtà ho fatto una gavetta ben consolidata prima. Mi chiedevo come mai questo mondo fosse cosi tanto duro nei confronti di questa partecipazione; alla fine non me lo sono più chiesto perché si cresce e dopo tredici anni tutto scivola addosso. Ho pensato che il lavoro duro fosse la via migliore, tornare a certe sonorità ‘veraci’, come le hai chiamate tu, per arrivare all’obbiettivo senza troppi fronzoli.

L’album è attraversato da influenze brasiliane, questo tipo di cultura come ti ha arricchito?

La praticità. Loro in studio non parlano di numeri ma seguono le vibes senza troppi fronzoli, si registra e funziona essere insieme in studio per creare qualcosa.

Avere all’interno dell’album Enzo Bala e Pelé MilFlows, giocando anche con la passione per il calcio inserendola nella traccia numero 10, per poi arrivare a MC Guimê che in Brasile è una star e abbiamo giocato nel testo con Politano il quale ha commentato piacevolmente un post. Insomma tutte piccole soddisfazioni che il Brasile mi ha dato, capire che anche senza il troppo organizzare le cose accadono.

Oggi il rap a Sanremo è molto più rappresentato rispetto alla tua partecipazione. Cosa pensi che il rap possa dare al Festival?

Pensavo erroneamente di essere stato il primo, invece sono stato tra i primi. Molto bello che il rap continui ad essere rappresentato a Sanremo, bello anche aver avuto l’occasione di inserire l’auto-tune per mettere gli artisti nelle condizioni di comfort esattamente come quando sono nei live. Speriamo che tutto questo non si fermi ma progredisca, anche perché nelle classifiche italiane il rap è sempre presente.

Hai collaborato con artisti italiani molto importanti e diversi dal tuo genere. Cos’hai appreso da loro accrescere il tuo rap?

In generale da tutti s’impara, non solo dal genere pop. La cosa bella è spostarsi dalla propria agevolezza, questo mi aiuta molto. Prima ancora di approcciare amici ed il mondo del pop ero convinto che sul palco dovessero esserci delle caratteristiche ben precise. Nella prima serata del Festival ho apprezzato molto Serena Brancale e Nayt che credono molto nella performance. Quindi il mondo del pop mi ha insegnato che per poter fare questo tipo di lavoro studiare è molto importante.

Tu vieni dal mondo del freestyle, come vedi le nuove generazioni rispetto a questa disciplina?

Sono fortissimi e mi han fatto venire voglia di tornare in questi contesti. Non so se ci sono ragazzi più forti ora rispetto a prima. Sicuramente hanno sviluppato tecnicismi che prima non c’erano. È bellissimo vedere club che si riempiono per le gare di freestyle con degli sponsor presenti.

Blacklist è l’ultimo brano del tuo album che parla di maturità e consapevolezze. Cosa direbbe il Moreno di oggi a quello di ieri?

Di non preoccuparsi, che tutto torna e che sei una leggenda.

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