Intervista a Nahaze che, reduce dall’esperienza ad Amici 23, sta ottenendo il meritato positivo riscontro grazie al singolo Oro Oro Oro.
Intervista a Nahaze
Come stai vivendo queste prime settimane dopo la tua lunga permanenza nella scuola di Amici?
Me la sto vivendo bene, sto andando spesso in studio perché sono molto stimolata in questo momento. Uno degli aspetti meno positivi di Amici è che lì c’è poco tempo per concentrarsi sulla propria scrittura. Solo ora mi sto concentrando un po’ sul mio progetto.
Hai pubblicato il nuovo singolo “Oro Oro Oro” che sta ottenendo un riscontro decisamente buono sulle piattaforme streaming. Cosa rappresenta per te questo brano?
Intanto sono felicissima che il pezzo sta andando bene, ci tengo davvero, soprattutto perché l’ho scritto non tanto pensando a una persona nello specifico, ma è un mio stato d’animo che ho vissuto in alcune situazioni. L’ho scritto pensando a tutte le volte che mi sono creata delle aspettative che vanno oltre effettivamente il riscontro che ho avuto nella realtà. Una canzone che non necessariamente parla d’amore, ma anche di amicizia. Ho scelto di intitolare il singolo Oro Oro Oro per sottolineare l’importanza dell’estetica del pezzo.
Oro Oro Oro è un pezzo che per me rappresenta una crescita, anche dal punto di vista personale, non solo stilistico. Io credo che si percepisca comunque una differenza a livello di approccio. È un brano molto più con i piedi per terra, un po’ più adulto.
Nel tuo percorso da cantautrice hai avuto modo di scrivere e cantare di diversi temi, anche prima della tua esperienza ad Amici. Credo effettivamente che questo possa essere veramente considerato come un brano manifesto dell’inizio di nuovo percorso
Effettivamente è un manifesto di nuovo percorso ed è per questo che l’ho scelto anche per per Amici. Sapevo che avevo poco tempo essendo entrata tardi. Avevo poco tempo per presentarmi e ho cercato di farlo con il pezzo che meglio rappresentava il mio percorso attuale.
Oggi come descrivi il tuo approccio musicale?
Ad Amici ho imparato tantissimo a livello di tecnica, poi vivere con altri artisti è molto stimolante. Difficile, ma molto stimolante. Ognuno porta il suo mondo con le tante influenze diverse, diversi approcci. Ognuno ha il suo modo di stare in studio. C’è chi parte dal beat, chi parte dalla scrittura, quindi è un bel connubio che si crea e che mi ha dato tanti input che ora sto riportando nel mio progetto.
Facendo un passo indietro, ricordo che qualche anno fa avevi definito il tuo percorso come “Un sogno ad occhi aperti”. Oggi?
“Un sogno ad occhi aperti“, è ancora lo stesso! Fare musica è sempre e comunque un sogno, perché ritrovarmi a fare quello che ho sempre voluto fare nella vita non è per niente scontato.
Qual è il complimento più bello e la critica più feroce che hai ricevuto durante Amici?
Sarà banale, ma sentirmi dire di essere riuscita ad arrivare alle persone è la realizzazione di un sogno. Invece sono stata male quando mi hanno fatto notare che non riesco a interpretare. Tutto questo mi ha spronato a fare meglio, ci sto ancora lavorando.
L’esperienza di Amici mi ha fatto capire più o meno come gestire l’ansia. Mi fa ancora effetto pensare a quel palco.
C’è qualche aspetto della tua personalità artistica che secondo te non è emerso a dovere durante la tua permanenza ad Amici?
Sì, secondo me sì. Secondo me non è emerso il fatto che io sono molto… molto peperina! Quello è un ambiente più formale rispetto a quello che magari c’è nei live. Almeno io l’ho percepito così, quindi non è uscita la mia parte più giocosa.
In passato hai parlato anche della tua volontà di intraprendere un percorso musicale all’estero. Da dove nasce questa tua idea? Ancora oggi è un tuo obiettivo?
Sì, perché al di là della musica io sento proprio la necessità di ritornare nella mia seconda casa, ovvero l’Inghilterra. Vorrei lavorare in un luogo dove posso sfruttare anche la mia capacità di parlare l’inglese. Eh, mi piacerebbe tanto andare all’estero, fare un’esperienza musicale diversa, collaborare con artisti di altre nazionalità.
Sono molto curiosa di vedere come certe cose si fanno altrove. Poi… io non ho smesso di fare musica in inglese! Al momento non fa parte del mio progetto, ma un giorno tornerà utile!
Prima abbiamo parlato di “Oro Oro Oro” come il manifesto dell’inizio di una nuova fase della tua carriera. Se dovessimo definire un brano che invece può essere considerato il manifesto della prima fase della tua carriera?
Secondo me ci si aspetterebbe Carillon, però per me è Control. Control è il mio pezzo più intimo, più introspettivo.
Vedendo la tua evoluzione, secondo me hai lavorato molto anche sui testi. Credo sia molto evidente.
Sì, ho fatto tantissima palestra, perché avevo raggiunto un punto in cui ero insoddisfatta di come esprimevo i miei sentimenti. Quindi ho iniziato a scrivere, scrivere, scrivere, ma anche senza l’idea di fare un pezzo. Prima, invece, lavoravo molto più dando attenzione alla musica, alle linee melodiche. Ora invece sento proprio la necessità di esprimere bene ciò che provo. So che il pubblico apprezza! So che devo essere più chiara possibile con quello che sento. A volte non basta la melodia.
Se dovessimo incontrarci fra un anno quale traguardo vorresti avere raggiunto?
Un album che raggiunge la top ten. Un modo per dire io sono questo. Vorrei affermarmi, ma per quello che sono!
Videointervista a Nahaze

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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