Intervista a Roy Paci, che salirà sul palco della serata cover di Sanremo 2026 accanto a Samurai Jay e Belén Rodriguez. Insieme reinterpreteranno Baila Morena di Zucchero, brano che quest’anno compie 25 anni!
Intervista a Roy Paci, sul palco di Sanremo 2026 con Samurai Jay e Belén Rodriguez
Che emozione si prova tornando a Sanremo?
Sanremo è un cerchio che si chiude e si riapre continuamente. Ho vissuto il Festival in tanti ruoli: cantante, direttore d’orchestra, ospite. Mi manca solo la conduzione, chissà magari in futuro! Tornare da ospite è sempre speciale, soprattutto quando l’invito arriva direttamente dall’artista.
Com’è nata la collaborazione con Samurai Jay?
È stato lui a cercarmi: voleva quello che definisce “il più latinero dello stivale”. Ho accettato senza esitazioni. Amo molto la nuova scena napoletana: musicisti preparati, figli di quel suono metropolitano che ha in Pino Daniele un riferimento fondamentale. Samurai Jay unisce indie, rap e tradizione in modo credibile e contemporaneo.
Che lavoro avete fatto su “Baila Morena”?
Abbiamo lavorato molto sugli arrangiamenti, in particolare sui fiati. Io “ci faccio la scarpetta” su un brano così iconico. So che Zucchero ha apprezzato il risultato. Con il maestro Enzo Campagnoli ci siamo capiti subito: tra musicisti il dialogo è naturale. Fondamentale è stato l’interplay tra le tre anime sul palco.
Che rapporto hai oggi con il Festival?
È un rapporto maturo. Sono stato anche padrino di Diodato, prima con la mia etichetta e poi condividendo il palco. Vederlo vincere nel 2020 è stata una soddisfazione enorme.
Parliamo del tuo nuovo singolo “Ritmo S’alza”.
Ritmo S’alza nasce a Tulum, in Messico. È un brano che mette il ritmo al centro. Noi italiani siamo maestri della melodia, ma il ritmo è l’origine di tutto: dai funerali di New Orleans alla tradizione siciliana. Sto ricevendo feedback importanti anche dall’estero.
Ora stai lavorando con Altafonte. Quanto è importante oggi la libertà artistica?
Con Altafonte ho libertà totale. Quando arrivano costrizioni, giro i tacchi. La mia natura è selvaggia, poco ortodossa. Voglio tornare in Africa, dove il ritmo è nato, e continuare a suonare ovunque.
La tromba resta il tuo simbolo.
Assolutamente. La mia tromba è un’estensione del mio corpo. Non canterò, ma suonerò. Attraverso di lei abbatto frontiere musicali e umane. La musica è linguaggio universale, è terapia, è connessione.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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