Alex Wyse 2026

Intervista ad Alex Wyse, che il 10 aprile ha pubblicato il nuovo singolo “Arrivederci più”, brano che anticipa il suo secondo album in studio in uscita il 15 maggio.

Con il nuovo singolo “Arrivederci più”, Alex Wyse inaugura una fase artistica più consapevole e introspettiva, segnando un importante capitolo del suo percorso musicale. Il brano racconta la trasformazione dei legami e il valore dell’accettazione.

A distanza di tre anni dal precedente album, il cantautore ha scelto di rallentare, prendersi il tempo necessario per guardarsi dentro e dare forma a una scrittura più autentica e diretta. In questa intervista, Alex Wyse si racconta con sincerità, parlando della sua evoluzione personale, del rapporto con la fragilità e del significato profondo della musica. Tra riflessioni sul tempo, sulla crescita artistica e sulla forza terapeutica delle canzoni, emerge il ritratto di un artista maturo, pronto ad aprire un nuovo capitolo della sua carriera.

Intervista ad Alex Wyse, il nuovo singolo “Arrivederci più”

“Arrivederci più” segna il tuo ritorno discografico. Che cosa rappresenta questo singolo nel tuo percorso artistico?

“Arrivederci più” rappresenta un nuovo viaggio, forse il più introspettivo che io abbia mai intrapreso. È una canzone che nasce da dinamiche molto personali e vicine a ciò che ho vissuto. Insieme a “Notte stupida”, segna la fine di un periodo importante della mia vita e allo stesso tempo l’inizio di un nuovo capitolo. È un brano che annuncia l’apertura del mio prossimo album, in uscita il 15 maggio, dopo tre anni dal precedente. Più che una semplice pubblicazione, è un passaggio emotivo e artistico: un punto di arrivo e di ripartenza.

In un mercato musicale sempre più veloce, hai scelto di prenderti del tempo. Quanto è stato importante per la tua crescita?

È stato fondamentale. Negli ultimi quattro o cinque anni sono cresciuto tantissimo, sia umanamente sia artisticamente. Ho imparato a conoscermi meglio, a capire cosa voglio dire davvero attraverso la musica e come desidero comunicarlo. Le radici restano le stesse, ma il mio modo di vedere e raccontare le cose si è ampliato. Questo periodo mi ha aiutato a comprendere cosa cerco nelle canzoni e quale direzione voglio dare al mio percorso. Senza questa pausa, probabilmente non sarei arrivato a una consapevolezza così profonda.

Il brano si distingue per una scrittura più diretta e intensa. Come sei arrivato a questa nuova dimensione espressiva?

È stato un processo naturale, ma anche complesso. Tendo a tenere per me le emozioni più profonde e a non parlare facilmente dei miei problemi. Spesso mi nascondevo dietro la poesia, evitando di essere troppo diretto. Tuttavia, con il tempo ho capito che condividere ciò che mi accade può aiutare gli altri e trasformarsi in una forza. “Arrivederci più” nasce proprio da questa consapevolezza: ho imparato a esprimermi in modo più autentico e a mettere a nudo le mie fragilità.

Quanto ha influito la collaborazione con il duo LEORE nella costruzione del brano?

Ha influito in maniera determinante. Con loro si è instaurato un rapporto che va oltre la semplice collaborazione artistica. Ci siamo ascoltati, confrontati e guardati dentro, creando un ambiente di fiducia che mi ha permesso di esprimere il mio lato più diretto. Senza di loro, probabilmente non sarei riuscito a tirare fuori questa parte così sincera di me. Insieme abbiamo trovato il modo migliore per raccontare emozioni autentiche, costruendo un suono coerente con la mia evoluzione.

Il tema centrale del brano è l’accettazione. In che modo sei riuscito a trasformare il dolore in forza?

Per me scrivere una canzone è come affrontare una seduta dallo psicologo. Significa guardarsi dentro, analizzare ciò che si prova e trovare un modo per affrontarlo. In “Arrivederci più” ho cercato di razionalizzare il distacco e comprenderne il significato. Ho sempre cercato di vedere il lato positivo delle esperienze, anche quando lasciano un dolore profondo. La fine di qualcosa non è necessariamente una sconfitta: può rappresentare un nuovo inizio. Accettare è un atto di maturità e consapevolezza.

Dal punto di vista vocale, si percepisce una ricerca più definita. Come hai lavorato su questo aspetto?

Ho cercato di andare a fondo nelle emozioni che stavo vivendo. La ricerca vocale è stata una conseguenza naturale del percorso interiore. Volevo che la mia voce trasmettesse fragilità e verità, rispecchiando il contenuto del brano. Questo approccio mi ha permesso di scoprire nuove sfumature interpretative e di valorizzare al meglio le mie potenzialità.

Nelle tue canzoni utilizzi spesso immagini evocative. Quanto è importante questo elemento nella tua scrittura?

È fondamentale. Amo la scrittura per immagini perché permette a chi ascolta di immedesimarsi. Un verso come “io ancora metto la tua sveglia ma non ha lo stesso suono” racconta una quotidianità in cui tutti possono riconoscersi. Le immagini aiutano a rivivere momenti ed emozioni: sono il mezzo più diretto per rendere universale un’esperienza personale. Attraverso di esse, cerco di far sentire l’ascoltatore parte della storia.

Il singolo anticipa il tuo secondo album in studio. Che significato ha oggi pubblicare un disco?

Pubblicare un album è una realizzazione. In un’epoca dominata dai singoli, rappresenta la sintesi di un percorso, un bagaglio di esperienze e di crescita. È come chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo. Racchiude tutto ciò che ho vissuto in questi anni: le persone incontrate, le emozioni provate e le lezioni apprese. Un disco è una fotografia del momento in cui un artista decide di raccontarsi senza filtri.

Cosa ti auguri che il pubblico colga da “Arrivederci più”?

Spero che le persone possano ritrovarsi nella canzone. Vorrei che comprendessero come l’accettazione non significhi dimenticare, ma trasformare un legame in qualcosa di diverso. Alcune connessioni non si annullano: cambiano forma e continuano a vivere dentro di noi. Se questo brano riuscirà a dare conforto o forza a qualcuno, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.

Guardando al futuro, cosa rappresenta questo nuovo capitolo della tua carriera?

Rappresenta un’apertura, un nuovo viaggio dentro me stesso. Dopo anni di crescita personale e artistica, sento di avere finalmente trovato la mia voce. Questo progetto è il punto di partenza di una nuova fase, più consapevole e autentica. Non vedo l’ora di condividerla con il pubblico.

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