ARISA

Intervista ad Arisa, che parteciperà al Festival di Sanremo 2026 con il brano Magica Favola, a cui ha lavorato con Galeffi, Giuseppe Anastasi e i Mamakass.

Il ritorno di Arisa al Festival di Sanremo 2026 ha il sapore delle grandi consapevolezze. In gara con “Magica Favola”, l’artista lucana riabbraccia il palco dell’Ariston con una maturità nuova, personale e musicale, che illumina – come lei stessa racconta – una fase diversa della sua femminilità.

Il brano anticipa il nuovo album Foto Mosse, un progetto concept dedicato al “femminile” inteso come energia, sensibilità e forza creativa, oltre ogni distinzione di genere. Un lavoro che si muove tra classicismo e sperimentazione, tra orchestra ed elettronica, e che troverà spazio anche dal vivo con la premiere del tour in due date evento speciali, pensate come un’esperienza immersiva tra musica, immagini e narrazione. Sanremo diventa così il primo capitolo di una nuova storia: una favola sì, ma profondamente reale.

Nella serata dei duetti del Festival, Arisa salirà sul palco insieme al Coro del Teatro Regio di Parma per interpretare “Quello che le donne non dicono”, un brano-manifesto che attraversa generazioni e che nel tempo è diventato un inno alla femminilità e alla sua forza, capace di raccontarne tutte le sfumature.

Conclusa l’esperienza sanremese, Arisa tornerà ad abbracciare il pubblico dal vivo con ARISA – LIVE PREMIÈRE, due appuntamenti speciali prodotti e organizzati da Friends & Partners, che la riporteranno in una dimensione intima ed emozionante, pensata per offrire un’esperienza ravvicinata e coinvolgente. Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Intervista ad Arisa, in gara a Sanremo 2026 con il brano “Magica Favola”

Cosa rappresenta “Magica Favola” nel tuo percorso artistico e personale?
“Magica Favola” rappresenta prima di tutto un ritorno. Tornare a Sanremo non è mai qualcosa di scontato, e per me significa rimettermi in gioco con una consapevolezza diversa rispetto al passato. È una canzone che illumina questo momento della mia femminilità, un momento in cui mi sento più centrata, più autentica. Non è soltanto un brano in gara, ma un simbolo: è il segno di un nuovo equilibrio tra quello che sono stata e quello che sto diventando. Sanremo, nella mia storia, è sempre stato un luogo di trasformazione, e anche questa volta lo vivo come un passaggio importante.

Dal punto di vista musicale, “Magica Favola” unisce riferimenti classici e produzione moderna. Come avete lavorato su questo equilibrio?
Il mio desiderio più grande, da sempre, è unire i suoni dell’orchestra con quelli elettronici. Sogno un live con orchestra, coro e una parte elettronica importante, perché credo che il segreto per resistere al tempo non sia annientare le radici, ma farle fiorire.
In “Magica Favola” c’è proprio questo: il connubio tra classicismo e innovazione. Ci sono richiami a una certa epoca musicale, a un immaginario quasi senza tempo, ma la produzione contemporanea – curata da Mamakass – rende tutto attuale. Per me la tradizione non va cancellata: va fatta dialogare con il presente. È così che nascono alberi nuovi, da radici profonde.

Tra gli autori c’è anche Giuseppe Anastasi, figura chiave della tua carriera. Che tipo di rapporto vi lega oggi?
Con Giuseppe Anastasi abbiamo condiviso momenti talmente importanti, sia umani che professionali, che è impossibile “dimenticarsi”. Abbiamo avuto una relazione importante in gioventù e insieme abbiamo costruito brani che hanno segnato la mia carriera.
A volte le storie del passato si accantonano, ma quando hai vissuto esperienze così forti resti inevitabilmente connesso. Quest’anno abbiamo deciso di collaborare di nuovo su “Magica Favola” e su altri brani: è stato bello ritrovarsi, perché ci conosciamo a fondo, artisticamente e umanamente.
C’è una fiducia naturale che rende tutto più fluido.

Oltre ad Anastasi e ai Mamakass, c’è anche Galeffi. Cosa cerchi oggi in un autore?
Cerco qualcuno che mi aiuti a comunicare me stessa con chiarezza. Io sono un’amante delle figure retoriche, della poesia, delle immagini molto elaborate. Quando scrivo, rischio sempre di essere troppo “alta”, troppo simbolica.
Autori come Anastasi e Galeffi mi aiutano a stare più con i piedi per terra, a rendere il mio racconto più fruibile, più diretto.
Non voglio rinunciare alla profondità, ma desidero che quello che provo arrivi in modo chiaro. Oggi per me è fondamentale che la scrittura sia emotiva ma anche accessibile.

A Sanremo interpreterai anche “Quello che le donne non dicono”. Come si sceglie una cover e qual è il segreto per renderla credibile?
Scelgo una cover in base al messaggio che voglio dare e in relazione al progetto che sto portando avanti. Il nuovo album Foto Mosse è un concept molto femminile, che celebra il “femminile” non solo come identità donna, ma come energia universale.
Per questo la cover deve essere coerente con quel percorso. Sanremo, per me, non è solo la canzone in gara: è un racconto completo, che comprende tutto ciò che porto sul palco.
Il segreto per essere credibili in una cover? Non imitare. Devi farla tua, ma senza tradirne l’anima. È un equilibrio delicato: rispetto e reinterpretazione.

Quanto è importante per te che Sanremo sia in dialogo con il nuovo album “Foto Mosse”?
È fondamentale. Foto Mosse è un progetto che parla di identità, trasformazione, movimento. Il titolo stesso suggerisce immagini non statiche, emozioni che cambiano forma.
Volevo che la mia partecipazione a Sanremo fosse coerente con questo universo. “Magica Favola” ne è il primo capitolo pubblico. È come se il Festival completasse il progetto e allo stesso tempo lo introducesse.
Sanremo diventa parte integrante del racconto.

Che Arisa vedremo sul palco dell’Ariston nel 2026?
Un’Arisa più consapevole, meno spaventata dal giudizio, più concentrata sul senso di quello che fa. Oggi sento che la mia femminilità è più luminosa, meno legata alle insicurezze del passato. Porto una favola, sì, ma è una favola che nasce dall’esperienza. E forse la magia più grande è proprio questa: riuscire a restare autentica, anche in un luogo così grande e simbolico come Sanremo.

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