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Il ritorno di Laura Pausini a Sanremo non sorprende chi l’ha vista nascere artisticamente; a raccontarlo è Angelo Valsiglio, musicista e primo produttore della cantante romagnola, che in una recente intervista ha ripercorso l’inizio di una carriera diventata poi internazionale. Un racconto che illumina le origini di un successo senza precedenti e che si intreccia idealmente con il prossimo Festival guidato da Carlo Conti, dove Pausini tornerà in una veste speciale.

«Sono stato la prima persona che ha creduto in Laura Pausini», racconta Valsiglio a DiPiùTv. «Ero al suo fianco quando vinse Sanremo con “La solitudine”. Non ci vediamo da oltre trent’anni, ma ho sempre seguito la sua carriera con orgoglio».

La folgorazione a Castrocaro

Il primo incontro, anche se a distanza, avviene grazie a una televisione locale. «La vidi durante le selezioni del Festival di Castrocaro», ricorda. «Era minorenne, non arrivò in finale, ma per me fu una folgorazione. Cantava “New York New York” di Liza Minnelli, con una voce calda e potente e uno sguardo magnetico. Capii subito che era una fuoriclasse».

Da lì nasce l’intuizione di contattare la famiglia Pausini. «Grazie a un amico incontrai i suoi genitori», spiega. «Proposi di diventare il suo produttore insieme all’editore Marco Marati. Suo padre Fabrizio accettò subito: mi confessò che aveva ricevuto solo rifiuti fino a quel momento».

Secondo Valsiglio, Laura Pausini non aveva solo talento naturale, ma anche una determinazione fuori dal comune. «Nonostante fosse giovanissima, aveva già le idee chiarissime. Sapeva dove voleva arrivare, era tosta, tostissima».

Questa consapevolezza si traduce presto in un contratto discografico con la CGD e nell’approdo al Festival di Sanremo 1993, nella categoria Nuove Proposte.

“La solitudine” e il primo trionfo a Sanremo

La solitudine” non fu un amore a prima vista per Laura Pausini. «All’inizio no», racconta Valsiglio. «Lei veniva da un genere più “urlato”, il suo idolo era Whitney Houston. Ma le bastò cantare quel brano una volta per farlo diventare suo».

Il risultato è noto: vittoria a Sanremo e inizio di una carriera straordinaria. «In quel Festival le ho fatto un po’ da papà», ricorda il produttore. «I suoi genitori erano impegnati con il lavoro, quindi la seguivo e la accudivo in tutto».

Dalla vittoria al primo album

Il successo improvviso costrinse il team a una corsa contro il tempo. «Non avevamo un album pronto», spiega. «Dovemmo prepararlo in fretta. Laura viveva ancora a Solarolo, ma si trasferì quasi stabilmente a Milano per registrare».

In quegli anni nasce anche un legame personale importante: «Le mettemmo accanto una persona che la seguisse in tutto, Alfredo Cerruti. Poi divenne il suo compagno di vita e successivamente il suo manager».

La separazione e il rispetto reciproco

Dopo i primi anni, le strade di Laura Pausini e Angelo Valsiglio si separano. «Ci furono contrasti con alcuni collaboratori», racconta. «Laura decise di camminare con le sue gambe, di lavorare con un’altra squadra. Da allora non ci siamo più visti né sentiti».

Nessun rancore, però. «Se la incontrassi oggi, potrei solo riabbracciarla e farle i complimenti per quello che è diventata», conclude. «Anche lontana da me».

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