Laura Valente

Laura Valente si racconta a Vanity Fair: il dolore per Pino Mango, la scelta della famiglia, il rapporto con Angelina e il desiderio di rifarsi una vita.

Laura Valente torna a raccontarsi e lo fa con una sincerità rara, ripercorrendo una vita segnata dalla musica, dall’amore per Pino Mango, dalla maternità e da un dolore che, dopo la morte del cantautore nel 2014, ha inevitabilmente cambiato tutto. In una lunga intervista a Vanity Fair, l’ex voce dei Matia Bazar parla del passato ma soprattutto della persona che è diventata negli anni.

«Sono una che cambia idea in continuazione, seguendo l’istinto», racconta Valente, riconoscendo una curiosa contraddizione con il proprio carattere analitico e riflessivo. Un percorso di consapevolezza che negli ultimi anni l’ha portata a lavorare molto su se stessa e a imparare anche a chiedere aiuto.

La musica, oggi, sembra avere un ruolo diverso nella sua vita. Per anni cantare è stato il suo principale strumento per comunicare emozioni. Dopo la morte di Pino Mango e dei suoi genitori, però, Laura si è ritrovata sola con due figli adolescenti e ha dovuto trovare nuovi modi per affrontare il dolore.

«Io la forza l’ho trovata nei miei figli», racconta, spiegando quanto Filippo e Angelina siano stati fondamentali per andare avanti. Per loro aveva già scelto di mettere in secondo piano la propria carriera. Cantare le dava grande soddisfazione, ma richiedeva sacrifici e continui spostamenti. «Come molte donne, ho dovuto scegliere. E ho scelto la famiglia».

Prima della famiglia c’era stata una carriera importante. Nel 1993 Laura Valente era entrata nei Matia Bazar dopo l’addio di Antonella Ruggiero, raccogliendo una responsabilità tutt’altro che semplice. «Non potevo dire di no», ricorda, spiegando di aver amato il gruppo fin da giovanissima. Sono stati dieci anni importanti, durante i quali ha contribuito a una fase significativa della storia della band.

L’esperienza nei Matia Bazar le ha lasciato anche una convinzione precisa: la bellezza di lavorare in un gruppo sta nel non essere mai soli. Una frase che, riletta alla luce della sua vita successiva, assume un significato ancora più profondo.

Il rapporto con Pino Mango è stato infatti il centro della sua vita privata. I due si erano conosciuti nel 1983 e insieme hanno costruito una famiglia, sposandosi nel 2004 e diventando genitori di Filippo e Angelina. La morte improvvisa di Mango, l’8 dicembre 2014, ha però spezzato quella quotidianità.

Per molto tempo il dolore è stato impossibile da affrontare. Laura racconta di essere arrivata a uscire dai negozi quando sentiva una canzone di Pino, perché non riusciva a respirare. Oggi, invece, qualcosa è cambiato: «Non credo a queste cose, ma quando le sento… è come se mi parlasse».

Dalla tragedia è nata anche una nuova consapevolezza. Valente riconosce che, se avesse avuto maggiore autostima, avrebbe forse affrontato alcune situazioni della sua vita in modo diverso. E mette in discussione anche l’idea del sacrificio come inevitabile dimostrazione d’amore, soprattutto quando riguarda le donne.

Particolarmente significativo è poi il rapporto con Angelina Mango, che negli ultimi anni ha conquistato un posto importante nella musica italiana fino alla vittoria al Festival di Sanremo 2024. Laura rivendica però un ruolo prima di tutto materno: «Sono convinta che i figli debbano fare i loro errori, le loro esperienze, alle volte anche potersi schiantare».

La popolarità della figlia non cambia questo principio. Può darle consigli quando Angelina glieli chiede, forte della propria esperienza nel mondo della musica, ma senza sostituirsi a lei.

Oggi Laura Valente non sembra avere come priorità il ritorno sul palco. La musica continua a far parte della sua vita soprattutto attraverso l’insegnamento. Il suo sguardo, però, è finalmente rivolto anche a se stessa e al futuro.

«Vorrei rifarmi una vita. Innamorarmi», confessa. Un desiderio che fino a pochi anni fa le sarebbe sembrato persino impossibile.

Dopo una vita costruita tra musica, amore, maternità e dolore, Laura Valente sembra dunque pronta a concedersi una possibilità nuova. Non dimenticare ciò che è stato, ma imparare a vivere anche ciò che ancora può essere.

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