Nord Sud Ovest Est serie

Intervista a Sydney Sibilia, Elia Nuzzolo (Max Pezzali) e Matteo Oscar Giuggioli (Mauro Repetto), che raccontano la seconda stagione di Nord Sud Ovest Est.

Con la seconda stagione di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”, il racconto di Max Pezzali e Mauro Repetto prosegue tra sogni, amicizia, scelte personali e momenti destinati a segnare la storia della musica italiana. A guidare questo viaggio è ancora una volta il regista Sydney Sibilia, che insieme a Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, interpreti rispettivamente di Max Pezzali e Mauro Repetto, accompagna il pubblico in una fase decisiva del percorso artistico e umano del duo pavese.

La nuova stagione amplia l’universo narrativo degli 883, giocando con i parallelismi musicali, la ciclicità degli eventi e gli intrecci tra realtà e finzione. Tra le sequenze più divertenti c’è il viaggio negli Stati Uniti per le riprese dei videoclip di “Nord Sud Ovest Est”, che regala un curioso gioco di specchi: gli attori interpretano Max e Mauro, mentre altri interpreti sono chiamati a vestire i loro panni all’interno della storia.

Ma dietro l’ironia e la leggerezza, la serie conserva il cuore di un romanzo di formazione: quello di un ragazzo che deve diventare adulto, prendere decisioni e trovare la propria strada. Il finale, dolceamaro ma aperto al futuro, riflette proprio questa consapevolezza, senza trasformare la storia degli 883 in un semplice esercizio di nostalgia.

Abbiamo incontrato Sydney Sibilia, Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli per farci raccontare le scelte narrative della seconda stagione, il divertimento sul set e l’emozione di ascoltare il nuovo singolo di Max Pezzali, nato anche dall’incontro tra la vita reale e il mondo della serie.

Nord Sud Ovest Est, intervista a Sidney Sibilia, Elia Nuzzolo (Max Pezzali) e Matteo Oscar Giuggioli (Mauro Repetto)

Sydney Sibilia – Regista

La seconda stagione si apre con un parallelismo tra gli 883 e i Righeira. Qual è stata la scintilla che vi ha portato a questa scelta narrativa?

Ci sono state diverse ragioni. Sapevamo che Max e Mauro erano molto attesi e, in qualche modo, volevamo prolungare questa attesa. C’erano poi tantissimi parallelismi tra le due storie, con un’unica grande differenza, e ci sembrava utile sfruttarli per parlare della ciclicità degli eventi.

Era anche un modo per chiudere il discorso su “Come Mai”, che avevamo lasciato in sospeso nella prima stagione, e per dire che quella canzone non sarebbe finita nell’album, anche se poi nell’album ci finisce. Effettivamente, è una storia davvero molto simile.

Ci divertiva raccontare questo parallelismo, ambientato dieci anni prima. Tutto quello che abbiamo creato, oltre a essere la storia degli 883, è un vero e proprio universo cinematografico, come si dice oggi. Ci piaceva quindi rimanere all’interno di questo universo ed espanderlo un po’.

Il finale della serie suggerisce che il percorso, nonostante tutto, sia ancora da scrivere, proprio come nella vita. Come siete riusciti a concludere la storia senza trasmettere allo spettatore un senso eccessivo di nostalgia?

Quello che ci interessava fare, fin dall’inizio, era raccontare un romanzo di formazione. Tutta la serie parla di un ragazzo che all’inizio si chiama Massimo Pezzali e che deve diventare grande, come devono fare tutti. Deve decidere che cosa fare della propria vita, andare a vivere da solo: in fondo, è tutto qui.

Ci sembrava naturale arrivare alla fine di un percorso artistico bellissimo come quello degli 883, importante per loro e praticamente per tutta l’Italia. Ma questo non significa che la storia finisca davvero: sappiamo quanti dischi abbia venduto Max in seguito, perché la vita continua anche oltre il duo.

Ci sembrava quindi giusto trovare un equilibrio, arrivando a un finale dolceamaro, tipico della commedia all’italiana. Sei un po’ triste, ma allo stesso tempo ti sei divertito. Ti rimane quel magone, senza però una tristezza eccessiva: un sentimento quasi positivo, difficile da definire.

Che cosa avete provato ascoltando per la prima volta il nuovo singolo di Max Pezzali?

Sydney Sibilia: Io l’ho sentito per la prima volta ieri, quindi è una cosa ancora molto fresca. È stato bello anche perché ho visto che nel videoclip alcune scene della serie si alternano ai videoclip originali degli 883. È una grande emozione vederci all’interno di un videoclip di Max Pezzali.

Elia Nuzzolo: Io l’ho sentita molto tempo fa, quando erano appena iniziate le riprese della seconda stagione. Mi ha chiamato l’entourage di Max e mi ha invitato a passare in ufficio a Milano. Mi hanno detto che Max aveva scritto questa canzone e mi hanno chiesto cosa ne pensassi. L’ho trovata bellissima.

È stato lui a scriverla spontaneamente, ed è emozionante vedere come una serie possa ispirare una canzone, dopo che la vita ha ispirato la serie. Se ci pensi, si crea una catena di cose che trovo davvero bellissima. La canzone è stupenda e sapere che anche una piccola parte di quello che abbiamo fatto possa aver contribuito alla sua nascita è qualcosa che ti fa sentire un po’ orgoglioso, anche quando ne parli con gli amici.

Matteo Oscar Giuggioli: È bella, bellissima. Mi è sembrata, in un certo senso, una canzone scritta da un Max di vent’anni fa, dal Max di quegli anni che raccontiamo noi nella serie. È una mia suggestione, naturalmente, ma ho avuto proprio questa sensazione. L’ho trovata molto in sintonia con il tono della storia che abbiamo raccontato e con quello che la serie è.


Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli – Max Pezzali e Mauro Repetto

Una delle sequenze più divertenti e significative della seconda stagione è quella del viaggio negli Stati Uniti per girare i videoclip di “Nord Sud Ovest Est”. Come vi siete sentiti nel vedere altri attori interpretare i vostri personaggi?

Elia Nuzzolo: È stato molto divertente vedere noi che interpretiamo loro e, allo stesso tempo, altri attori che interpretano noi. Si crea una specie di multiverso davvero strano, ma divertentissimo. È stato bello anche osservare quello che faceva Max e cercare di replicare i gesti che avevo studiato e trovato io nel mio lavoro sul personaggio.

Matteo Oscar Giuggioli: È stato bellissimo. La serie, oltre a essere molto bella da vedere, è anche bella da leggere: quando ho letto quella parte della sceneggiatura, mi è piaciuta moltissimo. Poi, effettivamente, la messa in scena era molto vicina alla realtà, soprattutto per quanto riguarda lui e la questione del baffo, che non voleva tagliare. Se guardi il video originale, è davvero così. È sempre dalla realtà che attingiamo.

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