Pinguini Tattici Nucleari 2024

Pinguini Tattici Nucleari: tra concerti sold out e nuovi progetti, la band racconta il futuro tra musica, viaggi e sogni da inseguire.

I numeri parlano chiaro: 420 mila biglietti venduti nel 2024, una presenza costante nelle classifiche di album e singoli, e un secondo tour negli stadi che ha confermato la crescita esponenziale dei Pinguini Tattici Nucleari. Eppure, come raccontano a Rockol, per la band bergamasca il successo non si misura solo in cifre.

«Più vai avanti, più è difficile», ammettono i Pinguini. «Ogni disco, ogni tour, ti costringe a riscoprire suoni, arrangiamenti e sequenze armoniche per non risultare stucchevole, senza però tradire la tua identità». Se il successo numerico può sembrare il parametro principale, loro hanno scelto di vivere in un limbo “protetto” dai numeri, concentrandosi su persone e qualità: «I numeri, come gli ospiti e il pesce, dopo un po’ puzzano. Noi pensiamo più alla qualità che alla quantità».

Rispetto al tour del 2023, questa nuova avventura negli stadi ha richiesto più coraggio che certezze: «All’inizio ci chiedevamo se avesse davvero senso. La nostra storia negli stadi è giovane, non siamo Vasco o Ligabue. Però i biglietti hanno parlato chiaro da subito. Abbiamo preferito non strafare, evitare la saturazione. La gente oggi seleziona con attenzione e vuole concerti di qualità».

Una scelta consapevole, presa in un ambiente di lavoro sereno e condiviso: «Siamo sei persone, ma dietro c’è un team solido. Confrontarci in modo libero ci salva da tanti problemi». Fondamentale anche la fiducia costruita negli anni con il management di Gianrico Cuppari e con Sony: «La fiducia conta, ma prima serve la bravura che la genera. Magellano ci ha dato fiducia quando abbiamo deciso di puntare sugli stadi, e gliene saremo sempre grati».

Quando si parla di concerti, i Pinguini chiariscono subito: «Siamo una band, non dei frontman solisti». È questa la vera differenza tra loro e chi domina il palco da solo: «Da soli non reggeremmo un palco così grande. Ci diamo forza l’uno con l’altro. Le band sono una specie in via d’estinzione. Ognuno ha la sua formula: Vasco, Cremonini, Ligabue… noi abbiamo la nostra». Anche il “duello” di battute con Cremonini sui coriandoli degli stadi viene preso con leggerezza: «Ci sentiamo, non c’è polemica. Io adoro queste frecciatine ironiche tra artisti».

Nonostante la popolarità, i Pinguini non hanno perso il gusto per la musica suonata dal vivo anche nei locali più piccoli: «Andiamo spesso a vedere band emergenti, ci piace scoprire cose nuove. Nei piccoli locali riesco ancora a passare inosservato e godermi la musica».

Con Nigiri, il progetto discografico che hanno fondato insieme a Gianrico Cuppari e Nina Selvini, i Pinguini aiutano artisti emergenti a muovere i primi passi: «È stimolante. Scopro nuove tendenze grazie ai ventenni che lavorano con noi. Non si guadagnano cifre folli, ma non è quello l’obiettivo. Il massimo è dare a qualcuno la possibilità di vivere di musica, proprio come sognavamo noi fino al 2018».

Un pensiero, poi, al ruolo di underdog, che per anni hanno avuto nel mondo della discografia.

«Oggi abbiamo un posto importante nel presente, ma il passato conta poco e il futuro resta tutto da scrivere. Non abbiamo ancora dimostrato di poter restare nella storia della musica italiana. Le canzoni devono sopravvivere ai decenni, non solo alle classifiche della FIMI. L’obiettivo ora è restare in piedi».

Per il futuro non ci sono piani definiti, ma un’idea si è già fatta largo tra le chiacchiere nei camerini: il viaggio. «L’Islanda ci ha portato bene. Ora vogliamo davvero viaggiare, stare insieme e vedere che cosa ci può dare il mondo. Elio è in Madagascar, ogni tanto ci chiedono dove siano gli altri, come se fossimo inseparabili: ci fa ridere, ma in fondo ci rappresenta. Siamo una band, e il viaggio è la metafora perfetta del nostro essere gruppo».

Un gruppo che, passo dopo passo, continua a camminare lontano dai riflettori delle polemiche e dentro le vite di chi ascolta.

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