Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 (+4) delle nuove uscite di venerdì 6 novembre, secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi e bocciati, da ascoltare subito.
Primo Ascolto 6 novembre: la Top 10 delle nuove uscite
14 – Cesare Cremonini ft. Malika Ayane – Cose molto piccole –
Bell’esempio di come non utilizzare la propria vita privata per farsi pubblicità reciprocamente: erano in coppia 15 anni fa, oggi incidono una canzone d’amore insieme, in tempi quindi non sospetti. In verità ai tempi incisero già un duetto eccessivamente zuccheroso, nella raccolta del cantautore che conteneva “Mondo”, ma ebbero la creanza di vietare alla stampa domande sulla rispettiva vita privata. Il pezzo nuovo è un po’ stucchevole, anche se le chitarre e l’interpretazione di Cesare potrebbero suggerire un piglio più aggressivo che romantico. Malika pigola vocalizzi e controvoci ben fatti, ma il rischio che tutto passi come acqua fresca è purtroppo concreto.
13 – Lola Leon – Tramp stamp
Nuova cantautrice statunitense, brano dall’atmosfera acustica nella strumentazione ma piena di effetti sui vocalizzi. Potrebbe essere affascinante, straniante o inutile, occorrono più ascolti per capire.
12 – Rocco Hunt e Clementino – Superstar
Simpatia ed amicizia ostentati a più non posso e non è solo esuberanza napoletana ma anche un po’ di sostanza, visto che entrambi conoscono il mestiere del rap come pochi e hanno anche un certo gusto. Il brano ridà forza e creatività a entrambi, ultimamente un po’ arenati dopo varie svolte stilistiche, ma non appare un evento troppo irrinunciabile.
11 – Bob Sinclar ft Manu Dibango – Soul makossa
Il brano da cui nacque qualsiasi cosa si sia ballata negli ultimi 55 anni, anzi, prima proprio la musica da ballo era il folk e poco altro. Osare toccare “il” capolavoro del soul africano è volare alto, ma il producer francese, casomai ce ne fosse bisogno, dimostra ali robuste. Certo, è vincere facile, dall’altro lato della medaglia, pescare capolavori e mettere sonorità adatte. Ma almeno qui fa divulgazione, sperando incuriosisca i giovani ad andare alla radice della storia della musica. Un brano, l’originale,senza il quale il mondo non sarebbe quello in cui viviamo. E non è un’esagerazione.
10 – Alfa – Eri solo da incontrare
Dopo due duetti piuttosto deludenti nonostante le amicizie adulte altolocate, torna al binario un po’ ingenuotto del ragazzino innamorato. Potrà funzionare anche senza l’impatto de Il filo rosso. Il testo ha anche una poetica un po’ naïf pur non da antologia ma nemmeno di riciclo: il grosso limite è però nella musicalità ad libitum, un Paolo Barabani dei tempi nostri che però ce l’ha fatta.
9 – Ayra Starr, Zayn Malik – Heaven baby
Bello risentire il più interessante degli One Direction (a parte Styles), qui con una starlette dall’incerta definizione.
8 – Sarah Toscano – Affinchè nessuno ci cancelli
Forse il primo brano nella storia della canzone italiana ad aprire il titolo con la congiunzione che apre la proposizione concessiva. L’auspicio è ci si possa accorgere di questo brano anche per peculiarità strettamente musicali. Appare comunque in linea con certo pop emozionale di matrice internazionale.
7 – Vegas Jones – Magellano
Chissà perchè il navigatore ispira così tanto i musicisti, Gabbani dieci anni fa, ora Vegas Jones. Molto interessante il piglio, l’impostazione molto più da cantante, il ritmo incalzante, la tensione che pervade tutto il pezzo.
6 – Bruno Mars – Dance with me
Nei suoi ripescaggi musicali d’archivio questa volta ci fa ballare in 6/8, in pratica la versione pop del valzer. Lo fa pescando a piene mani nel soul di ottima fattura primi anni Sessanta, siamo dalle parti di Sam Cooke, ma questa volta manca quel guizzo che rende identificabili i pezzi pur di derivazione di Bruno, qui sembra il mero rifacimento un pezzo vecchio che non era nemmeno troppo bello. Lo raddrizza un po’ lo special, ripreso pari pari da When a man loves a woman, cui trova un modo affascinante e meno prevedibile per riagganciarlo al ritornello successivo.
5 – Pinguini Tattici Nucleari – Nella borsa di Anna
Quotidianità difficile di giovani dalla vita un po’ raffazzonata è il contenuto attorno a cui si costruisce il nuovo pezzo dei Pinguini, tutt’altro che allegrotto come i loro singoli più forti, ma capace di raccontare dal punto di vista individuale aspetti della contemporaneità. Scrittura musicale minimalista, un’occasione di mettersi alla prova fuori da ciò che nell’immediato chi li conosce più superficialmente è solito aspettarsi da loro. Ben fatto.
4 – Eugenio In Via Di Gioia – Due gocce d’acqua
Questa volta non vogliono farci divertire nè riflettere, nè mandare messaggi di tipo sociale. Vogliono solo dimostrare di essere anche abili a scrivere ottime canzoni d’amore, poetiche ma realistiche. Un gruppo d’altri tempi, concetto da intendersi non come derivatori ma come veri musicisti pieni di idee. Meritano molto, ma molto di più in termini di popolarità.
3 – Dominic Fike – Pangea
Molto lo-wi si sarebbe detto una volta, di un disco realizzato in presa diretta, acustico con ritmi leggeri, tra rap e ritornelli quasi folk. Interessante, non rivoluzionario. Peccato però che solo spiegandone il “making of” si colga la portata del progetto.
2 – Jack Harlow (ft. Babyface) – Too soon
Un tempo I rapper avrebbero preso un ritornello famoso per costruirci le loro chiacchiere sopra 8di chiacchiere parliamo, perchè dagli anni Novanta in poi il parlato perse gran parte del suo impatto ritmico che invece predominava nell’old school. Qui invece il cantautore rap fa un patchwork stilistico di tanti frammenti o spunti di uno dei grandi produttori che inventarono il New Swing anni novanta, un artista monumento dal tocco dolcissimo che merita celebrazioni come questa.
1 – Tananai – Buonanotte anche stanotte
Incredibile come un personaggio inizialmente improbabile ora sia uno dei protagonisti più attesi. Eppure la crescita, già testata con il passaggio a brani melodici ma densi di significato, passando per qualche divertissement di tipo metropolitano, è costante e notevole. Qui ad esempio è uno dei pochi a cantare le difficoltà della contemporaneità, a livello micro (individuale), devi bollette, caro affitti ecc, e anche macro (sociale) con i riferimenti a Gaza e guerre. E il pezzo è fortissimo con il chorus che lo rende quasi un inno da stadio e il suono che lo rende molto particolare e simile a pressochè nulla di quanto giri per la maggiore oggi. Complimenti davvero, dovuti anche da chi non dava troppo credito artistico a questo soggetto. Let the children make mistakes, frase perfetta per una generazione stanca di aspettare e di paternalismi. E nei giudizi, children che sbagliano li siamo stati tutti. Lui nel modo in cui ha cantato al debutto sanremese e altre nel non avere capito un potenziale.


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