Cover_Affinchè Nessuno Ci Cancelli_Sarah Toscano

Intervista a Sarah Toscano, che parla del nuovo singolo “Affinché nessuno ci cancelli” del disco d’Oro per “MET GALA”, tra fragilità, social e inedite sfide artistiche.

Dopo un anno intenso, tra musica, palchi e il debutto da protagonista nella recitazione, Sarah Toscano torna con “Affinché nessuno ci cancelli”, il nuovo singolo. Il brano, prodotto da Dardust con la pre-produzione di Cino, segna un nuovo inizio dopo un lungo periodo di lavoro e sperimentazione. Lontana dai glitter e dal mondo scintillante di “MET GALA”, la cantante sceglie di raccontare una dimensione più intima e vulnerabile della propria personalità artistica. Al centro c’è la paura di essere dimenticati, anche per un errore, e il desiderio di essere accolti nelle proprie imperfezioni. Un tema personale, che si intreccia con le pressioni dei social e il timore di non essere all’altezza delle aspettative.

In questa intervista, Sarah ripercorre la genesi del singolo, la soddisfazione per il disco d’Oro e le esperienze che stanno contribuendo alla sua crescita. Senza dimenticare la curiosità, la disciplina imparata attraverso il tennis e il rapporto speciale con il pubblico dal vivo.

Intervista a Sarah Toscano, il nuovo singolo “Affinché nessuno ci cancelli”

Dopo un periodo ricco di soddisfazioni, tra cui la certificazione Oro per il tuo primo album ufficiale “MET GALA”, torni con “Affinché nessuno ci cancelli”. Che cosa rappresenta questo singolo nel tuo percorso artistico?

Rappresenta un nuovo inizio. È il primo singolo che pubblico dopo tanto tempo, se escludiamo “Atlantide”, che era legato al film. È da più di un anno che non faccio uscire nuova musica, quindi questo è stato un periodo di tanto lavoro e di preparazione. “Affinché nessuno ci cancelli” è il primo singolo di tanta nuova musica che arriverà.

Il brano mette in luce aspetti differenti della tua personalità artistica rispetto a quelli emersi in “MET GALA”. Su quali elementi avete lavorato per trovare questa nuova dimensione sonora ed emotiva?

La produzione ha fatto un lavoro incredibile, da Dardust a Cino, e sono molto contenta del risultato. Penso che questo brano metta in luce una nuova emotività, una parte di me che non avevo mai mostrato prima. “MET GALA” è un progetto molto legato al luccichio, ai glitter, a un immaginario brillante. Questo pezzo, invece, è molto più sincero, più intimo. Mi piace proprio perché permette di vedere un lato diverso di me, senza tutte quelle luci che possono caratterizzare un progetto come il mio primo album.

“Affinché nessuno ci cancelli” racconta una fragilità profondamente umana. Quanto è stato difficile entrare in questa emozione e trovare le parole giuste per comunicarla?

Entrare nel brano non è stato particolarmente difficile, perché è una sensazione che conosco e che, secondo me, proviamo quasi tutti. La parte più complicata è stata riuscire a spiegare bene questo tipo di emozione: la paura di essere cancellati, di essere dimenticati a causa di un errore, di una sciocchezza o di qualcosa che magari, sul momento, sembra insignificante.

È una paura reale. È successo anche a me di perdere completamente il rapporto con una persona per niente, alla fine. Magari accade qualcosa che, con il senno di poi, non avrebbe dovuto avere tutto quel peso, eppure un legame si interrompe. Raccontare questa sensazione significava dare voce a qualcosa che ho vissuto personalmente e che credo possa appartenere a tante altre persone.

Il brano non si limita alla paura di perdere qualcuno, ma racconta anche il desiderio di essere accolti nonostante i propri errori. È un tema che può riguardare tanto la vita privata quanto la carriera di un’artista?

Assolutamente. Per quanto mi riguarda, è un discorso che vale a 360 gradi. Riguarda la vita privata, i rapporti con la famiglia e con gli amici, ma anche la dimensione lavorativa. Nel mio caso, per esempio, ho sempre un po’ la paura di poter fare una canzone sbagliata e che, per questo, la gente possa dimenticarsi di me.

È un pensiero molto personale, che non riguarda necessariamente una persona specifica alla quale sto parlando. È qualcosa che ha a che fare soprattutto con se stessi, con il modo in cui ci percepiamo e con la paura di non essere più accettati. A volte sembra che basti un errore per compromettere tutto quello che si è costruito. In realtà, vorrei che riuscissimo ad accettare di più il fatto che nessuno è perfetto e che un rapporto non dovrebbe essere definito soltanto dai suoi momenti migliori.

Che cosa ti ha colpito, dal punto di vista musicale e umano, del racconto delle imperfezioni nei rapporti? Perché pensi sia importante parlarne attraverso una canzone?

Penso che sia giusto raccontare il fatto che non siamo esseri perfetti, che possiamo sbagliare e che sbagliare è umano. Anzi, secondo me fa anche bene, perché dagli errori si può andare avanti, si cresce e si impara.

Credo che questo sia un punto fondamentale che ancora facciamo fatica ad accettare. Io per prima ho molte difficoltà in questo senso. Spesso vorremmo fare tutto nel modo giusto, non deludere nessuno e non commettere mai un errore, ma è impossibile. Imparare a convivere con le proprie imperfezioni è un percorso che riguarda tutti.

Con questo brano mi piaceva proprio affrontare una fragilità che non appartiene soltanto a me, ma che può essere condivisa. Raccontarla attraverso la musica significa anche provare a far sentire meno sole le persone che vivono le stesse paure.

Quando hai ascoltato per la prima volta la produzione di “Affinché nessuno ci cancelli”, quale sensazione hai provato? Ti sei riconosciuta immediatamente in questo universo sonoro?

Quando l’ho ascoltata, ho letteralmente aperto le braccia: ero lì che volavo! È una produzione che ti avvolge, che ti porta dentro il brano. La trovo molto particolare anche per il modo in cui riesce a mantenere una tensione costante.

Quando la ascolto, almeno per quanto mi riguarda, provo sempre un po’ di ansia, come se mi lasciasse in sospeso. Sembra che debba arrivare qualcosa, una conclusione, ma questa non arriva davvero fino alla fine. Rimani in attesa, come se stessi aspettando una liberazione che continua a essere rimandata.

Poi, verso la conclusione, arriva finalmente quella sensazione di essersi liberati, di aver raggiunto qualcosa. Trovo che sia una scelta molto bella, perché la tensione musicale racconta perfettamente l’emozione al centro del brano. Anche l’ascolto, in qualche modo, ti mette nella condizione di vivere quella stessa attesa.

La pre-produzione è stata curata da Cino, mentre la produzione porta la firma di Dardust. Il lavoro si è sviluppato nell’arco di circa un anno: come siete arrivati all’equilibrio definitivo tra testo, melodia e arrangiamento?

Il brano è nato più di un anno fa. Quest’estate mi è venuta un po’ di nostalgia e ho deciso di riascoltare alcuni miei pezzi più vecchi. Tra questi c’era anche “Affinché nessuno ci cancelli”. Quando l’ho risentito, ho pensato: «Ma ragazzi, è un brano incredibile questo! Sviluppiamolo».

Era una canzone che esisteva già da tempo, ma che sentivo ancora molto vicina. Abbiamo deciso di riprenderla e di lavorarci nuovamente, cercando di renderla più giusta per il momento che sto vivendo e per la persona che sono oggi.

Credo che questo sia stato l’aspetto fondamentale: non si trattava semplicemente di recuperare un brano già scritto, ma di capire come potesse rappresentarmi adesso. Nel frattempo sono cresciuta, ho fatto nuove esperienze e ho maturato una sensibilità diversa. Il lavoro in studio ci ha permesso di trovare un equilibrio tra l’idea originale e la mia evoluzione, senza perdere l’emozione che aveva fatto nascere la canzone.

Il tuo primo album ufficiale, “MET GALA”, ha conquistato la certificazione Oro in meno di un anno. Che cosa ha significato per te questo traguardo e quanto ti dà la carica in vista della nuova musica?

È una soddisfazione enorme. Dietro “MET GALA” c’è stato tantissimo lavoro e pensare che il mio primo album sia arrivato al disco d’Oro in meno di un anno è incredibile.

È un risultato che mi rende molto felice, perché rappresenta anche il riconoscimento di tutto quello che abbiamo fatto per realizzare il progetto. Naturalmente mi dà una grande carica e tanta voglia di continuare a lavorare e a pubblicare nuova musica.

La voglia di fare non mi mancava neanche prima, ma raggiungere un traguardo del genere è sicuramente una spinta in più. Ti fa venire ancora più desiderio di metterti in gioco, sperimentare e capire dove puoi arrivare. Sono contenta di quello che è successo con “MET GALA”, ma allo stesso tempo sento che c’è ancora tanto da fare e da raccontare.

Il 2026 ti ha vista protagonista anche nella recitazione, con il debutto nel film “Non abbiamo bisogno di parole”. Quanto è importante per te la curiosità e quanto conta la possibilità di esplorare mondi diversi dalla musica?

Per me la curiosità è fondamentale, è proprio il punto di partenza. Se non fossi una persona curiosa, non avrei fatto tante delle cose che ho fatto. Ho sempre voglia di scoprire qualcosa di nuovo, provare esperienze diverse e mettermi alla prova.

Penso che sia importante non precludersi delle possibilità soltanto perché non si conosce un determinato mondo. La recitazione, per esempio, era un’esperienza nuova per me e mi ha permesso di scoprire una dimensione che vorrei continuare ad approfondire.

Mi piace l’idea di poter crescere in più direzioni, senza sentire necessariamente il bisogno di scegliere una strada ed escludere tutte le altre. La musica rimane centrale, ma sono felice di poter sperimentare e di vedere dove mi porteranno queste nuove occasioni.

La tua formazione sportiva, soprattutto attraverso il tennis, ti ha insegnato qualcosa che oggi ritrovi nel lavoro musicale?

Più che per la curiosità, direi che lo sport è stato fondamentale per la disciplina. Lo sport ti mette in riga: se vuoi raggiungere un obiettivo, devi lavorare, lavorare e continuare a lavorare. Devi anche imparare ad affrontare tante batoste.

Nel mio caso, il tennis mi ha insegnato proprio questo. Non puoi pensare di ottenere un risultato senza impegnarti, allenarti e accettare che non tutto vada sempre come vorresti. Ci sono giornate in cui le cose funzionano e altre in cui devi ricominciare da capo, ma devi trovare la forza di andare avanti.

Credo che questa mentalità sia utile anche nella musica. Dietro una canzone, un album o un’esibizione ci sono preparazione, costanza e tanto lavoro che il pubblico non sempre vede. La disciplina imparata attraverso lo sport è qualcosa che mi porto dietro e che considero preziosa nel mio percorso.

Sei cresciuta in una generazione in cui i social network sono diventati parte integrante delle relazioni e della comunicazione. Pensi che oggi sia aumentata la paura di essere dimenticati o cancellati per un errore?

Sì, penso proprio di sì, perché oggi ogni errore può diventare pubblico. Una parola detta male, una frase scritta nel modo sbagliato o un contenuto pubblicato sui social possono essere visti da milioni di persone. E, da un momento all’altro, ci si può ritrovare nella condizione di essere giudicati o messi da parte.

I social hanno sicuramente ampliato la paura di sbagliare e di essere imperfetti. Non riguarda soltanto quello che diciamo, ma anche il modo in cui ci presentiamo e l’immagine che vogliamo dare di noi stessi.

Sui social vediamo continuamente un mondo che spesso non corrisponde alla realtà, un mondo costruito e filtrato, nel quale tutto sembra perfetto. Di conseguenza, rischiamo di confrontarci con aspettative irraggiungibili e di avere paura di non essere all’altezza. È come se ci sentissimo costretti a dimostrare continuamente qualcosa, senza poterci concedere il lusso di sbagliare.

Penso che dovremmo imparare a essere più indulgenti con noi stessi e con gli altri. Non possiamo vivere con il timore costante che ogni errore possa cancellare tutto quello che siamo.

Alla luce di un 2026 ricco di soddisfazioni, tra nuove canzoni, esperienze artistiche e concerti, qual è oggi l’aspetto della tua musica che ti rende più orgogliosa?

Forse il momento che arriva dopo aver pubblicato una canzone. La possibilità di andare a cantarla insieme ai miei fan, di condividerla con la mia gente, è la cosa più bella.

Quando pubblichi un brano, all’inizio è qualcosa di tuo: nasce da un’esperienza, da un’emozione, da un momento della tua vita. Poi, quando inizi a portarlo dal vivo, ti rendi conto che quella canzone può diventare anche qualcosa degli altri. Le persone la ascoltano, la fanno propria, la cantano insieme a te e le attribuiscono magari significati diversi da quelli che avevi immaginato.

È un’emozione difficile da spiegare. Sapere che c’è qualcuno che compra un biglietto per venire a vederti, che ti aspetta sotto il palco e che canta le tue canzoni insieme a te è una soddisfazione enorme.

Finché ci saranno persone che avranno voglia di esserci, di ascoltarmi e di condividere la mia musica, non potrò che essere felice. E soprattutto non potrò che essere grata per tutto questo.

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