Renato Zero

Renato Zero svela “Irriducibili Miti”, il progetto con nove reinterpretazioni di grandi classici internazionali riscritti in italiano.

C’è un modo molto particolare di fare una cover: non limitarsi a cantare una canzone già conosciuta, ma prenderne la melodia, svuotarla delle parole originali e riempirla con una nuova storia. È esattamente quello che Renato Zero sta facendo da quasi due anni con un progetto che ora ha finalmente un nome: “Irriducibili Miti”.

Il nuovo capitolo di questo percorso è “Si può impazzire (Don’t Make Me Over)”, pubblicato il 15 agosto e ispirato al celebre brano portato al successo da Dionne Warwick nel 1962, scritto da Burt Bacharach e Hal David. Una scelta che racconta molto del mondo musicale di Renato Zero: quello di un artista che, anche quando guarda al passato, riesce a trasformarlo in qualcosa di profondamente personale.

Renato Zero e le sue cover: quando una canzone diventa un’altra cosa

La curiosità più interessante legata a “Irriducibili Miti” è proprio il metodo scelto da Zero.

Non si tratta, infatti, di semplici traduzioni. Il cantautore romano conserva le musiche originali e costruisce testi completamente nuovi in italiano, adattando quelle melodie alla propria sensibilità, al proprio immaginario e alla propria storia.

In altre parole, Renato Zero non canta semplicemente le canzoni dei suoi miti: le riscrive.

Lo aveva anticipato già all’inizio di questo percorso, lasciando intendere di voler lavorare senza fretta, seguendo il rapporto personale con ciascun brano. E il risultato è una sorta di autobiografia musicale indiretta, costruita attraverso canzoni che hanno accompagnato la sua formazione artistica.

Non è un caso che, presentando il progetto sui social, abbia scritto: “Il mio genio non riposa mai. E i miei miti non vogliono essere dimenticati. Quindi, apri il cuore”.

Pochi giorni dopo, un nuovo messaggio ha alimentato la curiosità: “Le mie radici stanno prendendo forma. Vuoi saperne di più? Azzarda!”.

La risposta era proprio “Irriducibili Miti”.

Da Elton John a Dionne Warwick: la playlist dei miti di Renato Zero

Il progetto ha preso forma nel novembre 2024, quando alcune di queste reinterpretazioni furono presentate anche dal vivo durante le ultime date romane di “Autoritratto – I concerti evento”.

Le prime due furono “Silenzio che lo sguardo tuo parla per te”, costruita sulla melodia di “Sorry Seems to Be the Hardest Word” di Elton John, e “Resta accanto a me”, ispirata a “Redemption Song” di Bob Marley & The Wailers.

Nel gennaio 2025 arrivarono “Che miracolo sei”, dalla celeberrima “What a Wonderful World”, e “Suoni”, rilettura di “Sunny”.

A marzo fu la volta di “Per sempre noi”, ispirata a “I Have Nothing” di Whitney Houston, e “Sarai”, costruita sulle note di “At Last” di Etta James.

Infine, nel giugno 2025, Zero pubblicò “Un’avvincente scommessa”, da “Eloise” di Barry Ryan, e “E meno male che non siamo dèi”, ispirata a “Can’t Help Falling in Love”, resa immortale da Elvis Presley.

Con “Si può impazzire” il progetto arriva quindi a nove reinterpretazioni.

La vera sorpresa è il titolo

Per mesi Renato Zero aveva disseminato indizi senza rivelare completamente le carte. Il titolo “Irriducibili Miti” aggiunge così un elemento importante alla lettura dell’intero progetto.

Non è semplicemente una raccolta di cover.

È una dichiarazione d’amore verso gli artisti e le canzoni che hanno contribuito a costruire l’immaginario musicale di Zero.

E forse proprio qui sta la parte più interessante dell’operazione. In una carriera lunga oltre cinquant’anni, Renato Zero non ha mai avuto paura di confrontarsi con linguaggi diversi, di trasformarsi e di reinventarsi.

“Irriducibili Miti” sembra dunque rappresentare una sorta di ritorno alle radici, ma senza alcuna nostalgia passiva.

Da “Hair” a Umberto Bindi: le cover nella storia di Renato Zero

Il rapporto di Renato Zero con le canzoni altrui, del resto, non nasce oggi.

Già nel 1970, giovanissimo, partecipò alla versione italiana del musical “Hair”, esperienza fondamentale per la sua formazione artistica e teatrale.

Anche la musica italiana ha avuto un ruolo importante nel suo percorso. Nel progetto “Tutti gli Zero del mondo”, del 2000, Zero si confrontò con alcuni grandi classici della canzone d’autore, tra cui “Il mio mondo”, “Il nostro concerto” di Umberto Bindi e “La musica è finita”, oltre a reinterpretare “La gatta” di Gino Paoli.

Ma “Irriducibili Miti” ha una caratteristica diversa: la sistematicità.

Renato Zero sta costruendo una vera e propria galleria personale di canzoni internazionali, trasformandole in brani italiani senza cancellarne l’identità musicale.

Il mistero sulla raccolta completa

Al momento, “Irriducibili Miti” non ha ancora una data ufficiale di pubblicazione come album. Il progetto, però, è ormai chiaramente delineato e comprende nove reinterpretazioni già pubblicate.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende l’operazione particolarmente curiosa: Renato Zero sta costruendo il disco sotto gli occhi del pubblico, un brano alla volta.

Una strategia quasi antica nell’epoca delle uscite a sorpresa e degli album consumati velocemente.

Per un artista abituato a trasformare ogni progetto in un grande racconto, del resto, sembra quasi naturale.

E chissà che la vera domanda, a questo punto, non sia soltanto quando uscirà “Irriducibili Miti”, ma quale sarà il prossimo “mito irriducibile” che Renato Zero deciderà di riportare in vita.

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