Il Tre Fragili

Intervista a Il Tre, giovane artista romano classe 1997, che farà il suo esordio al Festival di Sanremo 2024 con il brano “Fragili“. Il brano è già in presave: https://wct.live/app/39695/il-tre-fragili.

Fragili sarà contenuto nella nuova versione dell’album “Invisibili” in uscita il 9 febbraio. L’album originale è stato pubblicato a settembre e, come il precedente lavoro de Il TreALI“, ha esordito al n. 1 della classifica ufficiale Fimi/Gfk.

Sanremo 2024, intervista a Il Tre

Con quale spirito stai affrontando la preparazione al Festival?

Mi sto preparando al Festival rendendomi conto che è un’esperienza meravigliosa che andrò ad affrontare con l’obiettivo di godermela al 100%. Sono contento che le persone sentiranno la mia canzone e quello che porterò sul palco. Non vedo l’ora.

Fragili” è una conseguenza logica del tuo percorso. Quando hai pubblicato “Invisibili” hai scritto anche sui social “le mie paure sono scomparse, non sono più invisibile e il prezzo da pagare è altissimo.” “Fragili” credo che sia proprio la degna chiusura di un cerchio.

Fragili è il pezzo più giusto per salire su quel palco. Per me è importante mantenere le mie origini, spiegare da dove provengo. Ho alle spalle una gavetta rap molto importante e sono contento che questo cerchio si chiuda e si apra su quel palco proprio con questo pezzo, con queste sonorità e con quella seconda strofa che non vedo l’ora di rappare.

La seconda strofa mette in risalto la tua attitudine. Se da una parte c’è la melodia, dall’altra c’è proprio un rap molto personale. Nei due album abbiamo avuto modo proprio di apprezzare la tua evoluzione in questo senso.

Quella è una strofa di cui vado molto fiero perché rappresenta quello che sono al 100%. Anche la canzone mi rappresenta al 100% perché c’è il pop, la melodia, il rap, c’è tutto quello che mi contraddistingue e che mi rappresenta. Spero che le persone la possano capire soprattutto e apprezzare.

Tante volte hai parlato del caos che c’è dentro di noi. Un’idea che funge da filo conduttore del tuo percorso. “Fragili” si inserisce in questo percorso di ricerca della stabilità.

Il caos è quello che ho sempre portato dentro, è quello che ho descritto nei pezzi sia nel primo che nel secondo disco dandogli uno spazio tutto suo. Cerco di snodare quello che è questo caos interiore raccontandolo. Lo farò con “Fragili”, ma anche con quello che verrà dopo il Festival.

Sui social hai spesso parlato del fatto di non sentirti all’altezza. Come mai?

La paura di non essere all’altezza è all’ordine del giorno più che altro perché credo che sia quello che mi sprona a dare sempre di più.

Qual è il valore aggiunto dell’orchestra in un brano come ‘Fragili’?

L’orchestra rende il brano molto più speciale. Non sto avendo particolari difficoltà nella preparazione, ma sono più che altro entusiasta e non vedo l’ora di sentire come sarà l’arrangiamento finale, quello che il pubblico sentirà in televisione.

Quello che mi ha sempre colpito del tuo percorso è l’approccio live. Dal vivo prendi letteralmente per mano il pubblico. All’Ariston sarà diverso. Hai già pensato a come affronterai l’esibizione?

Il pubblico di Sanremo non è così empatico, ma è la normalità. Non è un mio concerto, lo so, ma è il festival più importante della musica italiana. Sono tutti lì per ascoltare i 30 artisti e valutarli, com’è giusto che sia. Penso che la vivrò serenamente proprio perché non è un mio concerto. Cercherò di fare il massimo e di godermela.

Prima dell’uscita di “Invisibili” quest’estate hai pubblicato una foto molto bella in Islanda con una chiesa in mezzo al nulla. Nel post hai fatto riferimento alla volontà di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Seguendo l’idea che evochi con questa immagine, cosa rappresenta per te oggi Sanremo?

Fare bene Sanremo significherebbe proprio mettere la chiesa al centro del villaggio. Sicuramente sarà un’esperienza meravigliosa che mette a dura prova anche i più grandi artisti. E’ una prova del nove, ma allo stesso tempo non deve essere un’ansia, ma una bellissima emozione. Così sarà, sono sicuro.

L’ultima domanda è legata proprio alla storia di Sanremo. C’è una canzone alla quale ti senti particolarmente affezionato?

Una canzone che mi piace molto e che ho cantato con molto piacere è “Terra Promessa” di Eros Ramazzotti. Un brano con cui sono cresciuto. Mi ha sempre affascinato e l’ho sempre cantato con grande entusiasmo.

Videointervista Il Tre Sanremo 2024

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