Teatro Ariston Sanremo

Chi è il vero vincitore del Festival di Sanremo 2026? L’analisi delle classifiche a 10 giorni dalla finale firmata Stefano Brocks.

Chi è il vero vincitore del Festival di Sanremo? E la popolarità dell’evento consente anche quest’anno di imporre successi sul mercato discografico? Sono le domande che ci si pone ogni anno quando si spengono le luci dell’Ariston e tocca alle varie classifiche di vendita, di streaming, di popolarità, di programmazione testimoniare chi ha avuto successo e chi meno, chi ha meglio capitalizzato il passaggio sanremese e se questi coincide con i premiati dalle giurie o meno. 

Ed è anche un metro di misurazione della salute dello stesso Festival come spettacolo, al di là degli ascolti televisivi, proprio perchè, non essendo un normale varietà, include al suo interno molti fattori che lo posizionano oltre il semplice dato di quanti spettatori lo abbiano seguito. 

A una settimana dalla chiusura della kermesse, cominciano ad essere attendibili i dati delle classifiche, prendendo come riferimento primario quelle della Fimi, che assommano vendite e streaming. Confrontando i dati della prima settimana successiva al Festival con quelli degli anni recenti, raccolti nel mio libro “Sanremo vs. Hit Parade“, in cui analizzo l’andamento di mercato dei brani festivalieri relativamente al rispettivo anno di uscita, con un capitolo per ciascuna edizione dal 1951 al 2025. 

La quantità di brani che entra in classifica a otto giorni dalla chiusura del Festival è un primo elemento di misurazione dell’impatto delle canzoni sul mercato. Quest’anno, su 30 proposte nei Big, se ne trovano 27 nei primi 31 posti: gli unici che non si piazzano in questo range sono Leo Gassmann, Francesco Renga e Patty Pravo, quest’ultima l’unica fuori dai top 50. Il primo brano non in gara si trova al numero 17, “Donne ricche” di Tony Pitony, al 21 c’è “Perdutamente” di Achille Lauro, al 23 “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci, al 29 “The lady is a tramp“, nella versione vincitrice della serata cover del Festival da Ditonellpiaga e Tony Pitony.

Quindi sono tutti “intrusi” in qualche modo collegati al Festival, o come ospiti, o come cover o come altri brani dei vincitori delle due gare. Nei top 40 si trovano anche i due finalisti della sezione Giovani, Nicolò Filippucci e Angelica Bove. Ed è significativo che per il primo anno siano state pubblicate anche le registrazioni di molti brani della serata cover, alcune delle quali si muovono in posizioni immediatamente sottostanti. Per quanto riguarda gli artisti piazzati fuori dai top 30, è una tendenza prevedibile poichè riferita ad artisti di lunga carriera ma non seguitissimi dai giovani, una costante degli ultimi anni. L’eccezione può essere Leo Gassman, che però finora non ha mai avuto grandi successi discografici. 

Per quanto riguarda le posizioni più alte, sono già due i brani che si sono alternati al primo posto: “Male necessario” del duo Fedez-Marco Masini, nella settimana a Festival in corso, ed “Ossessione” di Samurai Jay, entrato in vetta la settimana successiva. Proprio l’artista urban-latin rappresenta la rottura degli schemi rispetto alla graduatoria della gara, essendosi piazzato 17′ all’Ariston. Le posizioni di rincalzo dell’hit parade Fimi infatti vedono sfilare tutti i meglio piazzati in gara: al 2′ Sal Da Vinci, al 3′ Sayf, al 4′ Ditonellapiaga, al 5′ Fedez-Masini, tutti nello stesso ordine della cinquina finale al Festival. Manca Arisa, 9′ per la Fimi, sopravanzata da Fulminacci, Lda-Aka7even, Luchè. Completa la top 10 Nayt. E sono peraltro dati molto divergenti dall’esito festivaliero, poichè a parte Fulminacci 7′ in gara e Nayt 6′, tutti gli altri erano fuori dai primi 10 della gara, di cui invece facevano parte Ermal Meta, Serena Brancale e Tommaso Paradiso. Due di questi tre però si sono rifatti nella classifica degli album più venduti, peraltro poco indicativa perchè non tutti i cantanti in gara hanno pubblicato un album: Meta è 7′, Paradiso 23′ con l’album aggiornato, così come ha aggiornato Luchè, 5′ e meglio piazzato di tutti i sanremesi, bene anche Tredici Pietro, 10′, Mara Sattei 19′, Sayf 26′, in una classifica in cui risultano però i ritorni in alto degli album dello scorso anno di Olly (3′) e Achille Lauro (8′), entrambi ospiti al Festival e quindi beneficiari di un rilancio. Entra anche Tony Pitony al 14′.

Ma le canzoni oggi occupano funzioni e nicchie diverse, per cui la classifica generalista conta ma è opportuno anche analizzare l’andamento dello streaming, in cui predomina il pubblico giovane e il gusto rap/urban, ma l’esito delle prime posizioni non muta, se non nell’ordine. 1′ Samurai Jay, 2′ Sayf, 3′ Sal Da Vinci, 4′ Ditonellapiaga, 5′ Lda-Aka7even 6′ Fulminacci, 7′ Luchè, 8′ Fedez-Masini, 9′ J-Ax, primo “intruso” Tony Pitony al 10. 

Su Youtube, consultata da un pubblico più agée e generalista, più legato al televisivo che al musicale, invece domina Sal Da Vinci, primo anche per l’estero tra i sanremesi nelle visualizzazioni Youtube e negli ascolti Spotify, segno di un pubblico più tradizionale, magari emigrato, o anche di un interesse, come fatto trapelare dalla stampa internazionale presente al Festival, del pubblico estero per la musica italiana più tipicamente melodica, che si distinguerebbe in questo modo dalle tendenze in essere a livello anglosassone ed europeo. 

Per le radio, il ciclone Sanremo non totalizza la programmazione: 1′ Ditonellapiaga, 3′ Fedez-Masini, 4′ Paradiso, 5′ Sayf, 7′ Fulminacci, 8′ Sal Da Vinci, 11′ J.Ax, solo 13′ Samurai Jay, 20′ Malika Ayane: dati un po’ diversi con qualche prodotto più interessante, ma sostanzialmente, Arisa a parte, anche qui i meglio piazzati in gara sono in rotazione, sia pure senza riuscire a scavalcare in massa le superstar internazionali: Bruno Mars è 2′, Meek 6′, Taylor Swift 9′, Raye 10′: in top 20 anche Harry Styles, Sombr, Sienna Spyro, Nico Santos, Olivia Dean. Tutti brani di grande qualità e profondamente diversi stilisticamente da tutto quanto ascoltato al Festival. Unico italiano a resistere, Blanco con “Anche a vent’anni si muore“, protagonista mancato per un Festival che lo ha corteggiato fino all’ultimo. 

Ora il confronto con gli anni passati, partendo dal fatto che per il quarto anno consecutivo la playlist di Sanremo su Spotify è la più ascoltata nel mondo, non tanto per diffusione globale quanto perchè non esiste un altro evento così totalizzante per un singolo paese, e sottolineando l’ingresso dell’lp/cd della compilation del Festival al 6′ posto per la Fimi.

Nel 2025, solo un singolo andò in vetta per la Fimi, “Balorda nostalgia” di Olly, per 10 settimane e risultò il singolo più venduto dell’anno così come l’album “Tutta vita“, prima volta nella storia del Festival che un artista abbia realizzato tale doppietta, anzi tripletta perchè si tratta del vincitore anche della gara. Dopo 8 giorni dalla chiusura del Festival 2025 erano 5 gli album di artisti in gara nei primi 6 posti, inframmezzati dalla compilation al 3′. Tra i singoli, su 29 in gara, nelle prime 32 posizioni se ne contavano 27, tanti quanti quest’anno, e gli esclusi erano gli “over” Massimo Ranieri e Marcella Bella, il cui pubblico non è quello delle piattaforme: il primo “intruso” era però al numero 22, “Per due come noi” del vincitore Olly, che piazzava altre due sue canzoni in top 30, e poi “Bella stronza” dalla serata cover di Fedez con Marco Masini, anticipatore dell’inedito 2026. Per cui anche in questo caso sono tutte canzoni legate al Festival, prevalentemente al vincitore e non ad ospiti. Della Sezione Giovani, il vincitore Settembre era al 31′ posto. I meglio piazzati erano tre della cinquina, Olly, Fedez, Lucio Corsi, inframmezzati però da Giorgia e Achille Lauro, 6′ e 7′ in gara e nel totale annuo poi 2′ e 3′ più venduti tra tutti i sanremesi. Nelle radio, per primo si impone Achille Lauro, a seguire Giorgia, Olly, Coma_Cose, Kolors, tutti nei primi 5, anche Elodie nei primi 10, altri 5 nei top 20. 

Nel 2024, ultimo dell’era Amadeus e massimo successo in termini di ascolti e certificazioni, durante il Festival schizza al primo posto nei singoli Geolier, poi scavalcato da “Tuta gold” di Mahmood, che risulterà a sua volta il singolo più venduto dell’anno. La compilation era l’album più venduto nella prima settimana successiva al Festival, gli album di Annalisa e Geolier 2′ e 3′, Emma 6′, Bertè 8′, Dargen 9′. Nei singoli, i 27 Big sono tutti nei primi 30, tranne Renga/Nek e Maninni. Nei top 30 entrano tutti e tre i Giovani in gara, Clara, Bnkr 44 e Santi Francesi, oltre ad altri due brani della vincitrice Angelina Mango, ovvero la cover “La rondine” e il precedente successo “Che t’o dico a ‘ffa“, rispettivamente al 26′ e 30′ posto. A parte il salto di Mahmood, che in gara arrivò 6′, la cinquina finale si trova tutta dal 2′ al 6′ posto sia pure in ordine diverso rispetto alla gara, ovvero, di seguito: Geolier, Annalisa, Mango, Ghali, Irama. Soprattutto è il primo anno nella storia in cui il Festival riempie tutta la top 20. In passato, la top 10 fu costituita esclusivamente da brani sanremesi soltanto nel 1966 (ma molti erano in doppia versione), nel 2021 e 2022. Nelle radio, top 7 tutta sanremese (Mango, Mahmood, Annalisa, Kolors, Geolier, Ghali, Emma), anche Irama, Alfa, Rose Villain nei top 20. 

Nel 2023, infine, storia simile. Il vincitore Mengoni subito in vetta nella settimana di svolgimento, superato poi da Lazza, 2′ disco più venduto dell’anno e 8 settimane al numero 1, record di certificazioni per un singolo sanremese. Lazza rilancia anche il suo album al primo posto, seguito da Mengoni, dalla compilation, poi Elodie, Tananai, unici tra i primi 10, ma non tutti i cantanti in gara hanno ovviamente pubblicato l’album a immediata ruota del Festival. Nei singoli, la settimana successiva alla kermesse, su 22 Big se ne trovano 18 in top 20: unici intrusi al numero 15′ Blanco con “L’isola delle rose“, comunque ospite al Festival con una performance che fece discutere ben più dei brani in gara, e “Cookies and cream” di Guè, del tutto estranea al Festival. I quattro Big che non entrano in top 10 sono comunque entro il 31′ posto, tra i Giovani si piazzano in top 30 Gianmaria, Olly e Colla Zio. Nelle radio, vince Lazza, poi Mengoni, Elodie nei top 3, Mr. Rain, Cola-Dima, Madame, Tananai in top 10, Coma_Cose e Rosa Chemical in top 20. 

Quindi il confronto: in sostanza il Festival 2026 non è statoinferiore come numero di canzoni lanciate (poi solo il lungo periodo dirà il peso di tali brani a livello annuo) agli anni recenti, ma occorre verificare il numero di streaming complessivi, 17 milioni contro i 23 dell’anno scorso. Per il resto, a livello quantitativo al momento i numeri degli ultimi anni sono abbastanza in linea con il presente. 

Forse l’impatto complessivo però risulta minore per la composizione stessa del cast: solo 5-6 artisti su 30 erano reduci da un precedente disco di successo. Gli altri ne avevano avuti in passato ma non recentemente oppure non erano mai stati alti in classifica. Nel 2024, per esempio, gli artisti che sono arrivati o sulla cresta dell’onda o con recenti successi precedenti erano almeno una dozzina in più del 2025. 

Così si spiega anche il minore impatto televisivo: il leggero calo di ascolti, per un’edizione che ha totalizzato comunque il 3′ dato tv di sempre per un Festival, non va secondo questa analisi ascritto alla formula da cambiare. Era in fondo la medesima che ha funzionato negli ultimi anni, da Amadeus a Conti e che con lo stesso presentatore e direttore artistico aveva fatto il record l’anno prima. Era il cast musicale ad avere artisti buoni e canzoni interessanti ma non quel numero di Big particolarmente attesi. Ciò dimostra che il successo del Festival può aiutare ad imporre successi sul mercato discografico, facendo conoscere personaggi meno noti al pubblico tv e anche meno adusi alle classifiche. Ma senza il traino dei più amati dal pubblico, vale meno. La dirigenza Rai ha scelto di cambiare formula, pensando che serva più spettacolo e, come inopinatamente arguito dal dirigente Rai Di Liberatore, che “la musica oggi sia solo uno degli ingredienti del Festival”. Mentre invece il grande rilancio arrivato negli ultimi dieci anni dimostra la stretta correlazione tra attenzione alla musica e crescita del Festival, proprio dopo avere tolto troppi orpelli di spettacolo (Qualcuno forse osa rimpiangere, sia come esito discografico che come ascolti tv, le edizioni degli anni Zero e Dieci con appena 14 artisti in gara mandati in scena alle 23,30 e ore di marchette a fiction Rai e interviste a Tyson o regine di Giordania in nome dello spettacolo?).

Ancora una volta, sia l’esito dei brani lanciati dal Festival che degli ascolti Rai non dipende da chi conduce o dirige, ma dalle scelte dei discografici. Solo quando aprono i forzieri e mandano i migliori artisti sulla cresta dell’onda, insieme ad emergenti interessanti e a nomi storici, il Festival assolve al meglio ogni sua funzione. Occorre convincere la discografia e mettere se possibile ancora più attenzione sulle scelte musicali. 

P. S. La divergenza di gusti tra il pubblico giovane e quello più tradizionale emerge dalla differenza tra il brano vincitore in gara, il neomeldico “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, che ad oggi non risulta in testa alle classifiche, e l’attualmente più venduto, il latineggiante “Ossessione” di Samurai Jay, piazzatosi in gara solo 17′. Questa discrepanza ricorda quanto accadde nelle hit parade ai dischi del Festival 1988, quando vinse un brano melodico tradizionale, “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, che andò anche per qualche settimana al numero uno in classifica, ma il più venduto fu il brano più ritmato tra quelli in gara, “Andamento lento“, del batterista e cantante Tullio De Piscopo, che esplorava ritmi latini quasi reggaeton che all’epoca non erano certamente ancora all’orizzonte. Guarda caso, il brano di De Piscopo si piazzò 18′ in gara. E guarda caso anche allora si trattò di due artisti napoletani, di attitudine opposta. Come, fatte salve valutazioni di proporzione artistica, gli attuali vincitore e più venduto. il pregiudizio antinapoletano di cui discutono a vanvera tanti personaggi, anche giornalisti, che non accettano le critiche al risultato della gara, quindi, è solo una finzione vittimistica. Il Festival è già stato vinto 5 volte prima di Sal Da Vinci da artisti napoletani o campani, alcuni apprezzati anche dalla critica, altri meno, alcuni di successo tra il pubblico, altri ignorati: Tullio Pane, Peppino Di Capri due volte, Massimo Ranieri, Avion Travel. La critica non è pregiudiziale: si chiama invece libertà di giudizio, in particolare su un mondo tanto variegato come la canzone napoletana (peraltro alcuni dei brani citati non erano di autori napoletani).  Peraltro, l’unico brano contenente un numero significativo di versi in napoletano ad avere finora vinto in una delle sezioni del Festival rimane “‘Nu juorno bbuono” di Rocco Hunt nelle Nuove Proposte 2014: peraltro ad oggi anche l’unico brano rap ad essersi aggiudicato un premio a Sanremo. Forse occorre più svecchiare i pregiudizi di genere che quelli geografici e dare maggiore corso all’attualità musicale…..

P.P.S. Questa ed altre curiosità storiche sull’esito di vendita delle canzoni del Festival sono contenute nel volume “Sanremo vs. Hit Parade”, di Stefano Brocks, edito da D’Idee, acquistabile a questo link

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