Ermal Meta torna a Sanremo 2026 con “Stella stellina”, un brano potente, con un messaggio universale, ispirato ai bambini di Gaza. Un racconto intimo e civile che anticipa l’album Funzioni Vitali e un nuovo tour nei club.
Ermal Meta torna sul palco del Festival di Sanremo con Stella stellina, un brano destinato a lasciare un segno profondo non solo nel suo percorso artistico, ma anche nel racconto collettivo del nostro tempo. A cinque anni dall’ultima partecipazione, il cantautore rientra all’Ariston in una fase completamente nuova della sua vita: è il suo primo Sanremo da papà, un dettaglio che pesa, emoziona e cambia radicalmente lo sguardo con cui affronta palco, parole e responsabilità.
«Sono molto contento di partecipare a Sanremo. L’ultima volta è stata cinque anni fa. Tornare dopo cinque anni è emozionante», racconta Meta. «La canzone che porto in gara contribuisce ad aumentare il peso emotivo che porto con me. È il mio primo Sanremo da papà e questo cambia qualcosa: c’è una responsabilità in più nel modo di sostenere il palco».
“Stella stellina”: una filastrocca che diventa testimonianza
Stella stellina nasce in un contesto domestico, intimo, quasi fragile. «Ero con la chitarra accanto alla mia piccolina, Fortuna, e con lei ogni volta mi invento filastrocche che le canto», spiega Ermal Meta. Ma quella che all’inizio è una melodia circolare, una ninna nanna, si trasforma presto in qualcos’altro.
«Una sera ho visto immagini piuttosto pesanti. Mi ricordo lo sguardo di una bambina di Gaza che mi ha trafitto», confida. «Dopo che mia figlia si è addormentata sono sceso in studio e ho cantato quella melodia che avevo inventato. È diventata una canzone che parla di un popolo».
La protagonista del brano è una bambina senza nome. Una scelta precisa. «Stella stellina parla di una bambina di Gaza, senza nome, che appartiene a un popolo senza voce. Il popolo palestinese è un popolo dimenticato, nonostante sia sulla bocca di tutti». L’assenza del nome rende quella figura universale: non una storia individuale, ma la rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza.
Ermal è molto chiaro nel definire il perimetro del brano. «Non vuole essere una canzone che parla di guerra. Questa non è una guerra. Ha un altro nome». Stella stellina non è un manifesto politico, ma una presa di posizione etica, umana. «Mi sono messo nei panni di un uomo che guarda. Forse un padre, forse un vicino di casa. È uno sguardo intimo su una tragedia collettiva».
Anche la scelta di non citare esplicitamente Gaza nel testo è tutt’altro che casuale. «Non ho utilizzato il termine Gaza perché non volevo circoscrivere. L’ispirazione è un luogo tra muri e mare, quindi è abbastanza chiaro. Ma è una canzone che può raccontare tragedie ovunque ce ne siano». Nel finale, poi, arriva «anche un omaggio a De André», punto di riferimento imprescindibile quando si parla di narrazione civile in musica.
Raccontare il bene per capire il male
Al centro del brano c’è una domanda che Ermal Meta si pone da tempo: come si racconta il male senza alimentarlo? «Non è facile capire la chiave con cui raccontare il male», riflette. «Dobbiamo raccontare cos’è il bene. È l’unico modo per capire cosa è giusto».
Secondo l’artista, la vera frattura non è ideologica, ma strutturale: «Non ci hanno fatto capire che la vera divisione è tra chi ha il potere e chi non ce l’ha». In questo senso, la musica diventa uno strumento di consapevolezza. «Durante le epoche dittatoriali venivano bruciati i libri. Le canzoni aiutano a prendere coscienza».
La paternità e il tempo che cambia
Diventare padre ha modificato profondamente lo sguardo di Ermal Meta sul mondo. «È aumentata la mia sensibilità», ammette. «Provo un senso di impotenza, soprattutto quando mi chiedo: come si può spiegare a un bambino la tragedia che sta accadendo?».
Il tema del tempo attraversa tutto il suo nuovo percorso artistico. «Il tempo è un inganno. Il futuro non è più quello di una volta, bisogna navigare a vista», dice. «Ci sono preoccupazioni, ma bisogna decidere che tipo di preoccupazioni avere». E sul suo ruolo di padre aggiunge: «Non so che padre voglio essere, ma voglio solo esserci».
Sanremo, le polemiche e il diritto di parola
Ermal Meta affronta Sanremo 2026 con la consapevolezza di chi ha già vissuto tutto: applausi, premi, polemiche. «Io sono cintura nera di assorbimento di polemiche», ironizza. «Nel 2017 mi sono sentito dare del ruffiano. Nel 2018 ho capito che sempre e comunque ci sarà chi ti critica. Non mi interessano le critiche. La mia missione è un’altra».
E quella missione passa anche dalla difesa della parola. «Il cantautore ha il compito di cantare quello che sente e di difendere le sue parole», afferma. «La Costituzione mi dà diritto di parola e io voglio prendermelo, dire quello che sento. So di essere pronto a qualunque cosa per custodire quello che vedo».
Stella stellina arriva a Sanremo anche grazie alla sensibilità di Carlo Conti. «Mi è sembrato subito che questo brano avesse un peso specifico importante», racconta Ermal Meta. «Carlo Conti si è reso conto che questa poteva essere la canzone giusta». Una scelta che conferma la volontà del Festival di tornare a essere uno spazio di racconto, oltre che di intrattenimento.
Dardust e un arrangiamento “da brividi”
Fondamentale nel percorso del brano è l’incontro (o meglio, il ritorno) con Dardust. «Abbiamo iniziato insieme come autori, poi le strade si sono divise», spiega Ermal. «Avevo vestito la canzone in un modo che per me era giusto, ma risultava un po’ stantia, alla Goran Bregović».
La svolta arriva con una telefonata. «Ho chiamato Dardust e lui ha fatto un lavoro pazzesco. Sono cascato dalla sedia per quanto era bella. Un arrangiamento profondamente diverso». Da lì nasce anche l’idea della serata cover: «Gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto salire sul palco con me. Abbiamo scovato un pezzo moderno e lui ne ha fatta una versione alla Dardust. Non vedo l’ora di sentire la reazione del pubblico».
“Funzioni Vitali”: un album come dialogo con il passato
Stella stellina è il cuore pulsante di Funzioni Vitali, il nuovo album di Ermal Meta in uscita il 27 febbraio 2026. «È una sorta di dialogo con il me stesso del passato», racconta. «Negli ultimi due anni ho reciso un po’ di lacci che mi legavano a prima. Ho lasciato spazio a cose nuove».
Il tema del tempo ritorna anche in Droni, uno dei brani del disco. «È una canzone dal futuro», spiega. «Dentro c’è una domanda che non ha risposta. In realtà tutto il disco è attraversato da questa riflessione sul tempo».
Anche la copertina è carica di simboli. «Ci sono tanti elementi che hanno significati profondi e che trovano nelle canzoni il proprio senso. Sono le mie funzioni vitali».
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Eurovision, coscienza e coerenza
Il tema Eurovision torna inevitabilmente. Ermal Meta non si tira indietro, ma chiarisce la sua posizione. «Ci sono tanti modi per protestare. Si può anche andare lì e cantare una canzone mettendo sotto la lente un tema».
E aggiunge: «Con un brano così sarebbe un errore non urlare al mondo il mio punto di vista. Non accetterei mai di cambiare il testo. Devo essere fedele a me stesso». Una presa di posizione netta, che conferma la sua coerenza artistica.
Dal palco dell’Ariston ai club
Dopo Sanremo 2026, Ermal Meta tornerà dove tutto è iniziato: nei club. «Io adoro i club, sono il mio primo amore», confessa. «Mi ricordano La Fame di Camilla. Lì mi sento a mio agio». Il tour partirà a maggio 2026, proseguirà in estate e avrà ulteriori sviluppi in autunno. Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
La dimensione live resta centrale, così come la condivisione. «Mi piace collaborare con altri artisti, che sono amici. La musica si fa insieme», dice. «Nei miei tour mi piace dare spazio a giovani artisti. Quando Caparezza fece aprire una data alla Fame di Camilla fu incredibile. Oggi i palchi per i giovani sono sempre meno».
Fiducia nell’uomo, nonostante tutto
Nonostante lo scenario globale, Ermal Meta non rinuncia alla speranza. «Io ho ancora fiducia nell’uomo, nella sua capacità di cambiare, rigenerarsi, redimersi», afferma. «Il mondo è in mano a dei pazzi perché viviamo dentro sistemi, ma ho fiducia nella capacità delle persone di unirsi e fare fronte comune».
Stella stellina nasce esattamente da qui: dalla necessità di non voltarsi dall’altra parte, di restare umani. «Ho scritto anche un pezzo che parlava di mia figlia», conclude Meta. «Ma questo è il momento di parlare anche ai figli degli altri».
E forse è proprio questa la forza della sua nuova canzone: trasformare una ninna nanna in un atto di coscienza collettiva.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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